JOHN GALSWORTHY.
...
.
...
LA SAGA DEI FORSYTE. 1.
IL POSSIDENTE.
...
.
...
Parte 1.
...
.
...
Titolo originale: The Man of Property. 1906.
Traduzione di: Elio Vittorini.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Il grande affresco dei Forsyte, cos come ce lo presenta stupendamente lo scrittore in questa prima parte della Saga, prende l'avvio dalla tesa e complessa vicenda di Jolyon e di James, padri rispettivamente di Jo il giovane e di Soames, il terribile "Possidente". Accanto a loro, la graziosa June e la sfortunata Irene sono il simbolo della difficile parte riservata alle donne del clan dei Forsyte, un clan dai principi rigidissimi che nemmeno i tempi e l'evolversi della societ sembrano scalfire; a capirlo, pi degli altri,  l'architetto Philip Bosinney, uomo d'ingegno ma classico squattrinato.
.
Puntualizzando la personalit di un eccezionale stuolo di figure centrali e periferiche, cogliendo di ciascun personaggio i
tratti pi significativi anche se meno appariscenti, inserendoli in un'atmosfera, in un ambiente che del resto gli erano familiari, Galsworthy ha analizzato con sorprendente efficacia la condizione storica dell'alta borghesia inglese del periodo vittoriano.
...
.
...
L'AUTORE.
...
.
...
John Galsworthy  nato a Londra nel 1867. Originario del Devon, studi prima a Harrow, poi al New College di Oxford. Nel 1897 pubblic un volume di racconti, raggiungendo per la notoriet soltanto alcuni anni dopo, nel 1904, con il romanzo The Island Pharisees (I farisei dell'isola). Questo romanzo fu il primo di una produzione a sfondo sociale che doveva sfociare nella famosissima The Forsyte Saga (La saga dei Forsyte). Alcune sue opere di saggistica e di drammaturgia hanno avuto larghi consensi di critica e di pubblico. Nel 1932 gli fu concesso il Premio Nobel per la letteratura. E' morto a Londra nel 1933.
...
.
...
Indice di questa parte.
...
.
...
Volume 1. Il possidente.
...
Parte prima.
...
1. In casa del vecchio Jolyon.
2. Il vecchio Jolyon va all'Opera.
3. A pranzo da Swithin.
4. Soames vuol fabbricarsi una casa.
5. Vita familiare di un Forsyte.
6. Angustie di James.
7. Il debole del vecchio Jolyon.
8. Il progetto della casa.
9. Morte della zia Ann.
....
.
...
Parte seconda.
...
1. Lavori in corso.
2. June si diverte.
3. La passeggiata con Swithin.
4. James fa un'ispezione.
5. Soames e Bosinney si scrivono.
6. Il vecchio Jolyon va al Giardino Zoologico.
...
.
...
Fine Indice.
...
.
...
La saga dei Forsyte.
...
.
...
Volume 1. Il possidente.
...
.
...
Parte prima.
...
.
...
1. In casa del vecchio Jolyon.
...
.
...
Quanti hanno avuto il privilegio di assistere a una festa familiare in casa Forsyte possono ben dire di essersi goduto uno spettacolo piacevole e istruttivo insieme: quello di una famiglia dell'alta borghesia in grande parata. Ma per chiunque di codesti privilegiati si fosse trovato a possedere il dono dell'analisi psicologica (dono privo di valore monetario e come tale ignorato dai Forsyte) lo spettacolo, oltrech divertente per se stesso, sarebbe valso ad illuminare uno dei pi oscuri problemi umani. In parole povere, nella riunione di quella famiglia, di cui nessun ramo vedeva di buon occhio l'altro, e fra
i membri della quale non ne esistevano tre che fossero stretti da un sentimento degno d'esser chiamato simpatia, egli avrebbe potuto riscontrare quella misteriosa, concreta coesione che fa di una famiglia una cos formidabile unit sociale, una cos esatta riproduzione della societ in miniatura.
.
Egli avrebbe potuto individuare le confuse strade del progresso sociale, capire la vita patriarcale, il brulicho delle
orde selvagge, l'ascesa e il decadere delle nazioni. Si sarebbe trovato nelle condizioni di uno che, avendo seguito, fin dal nascere, lo sviluppo di un albero, magnifico per tenacia vitale e rigogliosit, tra il rovino di cento altri meno forti di fibra, meno ricchi di linfa e insomma meno resistenti, lo vedesse un giorno sfoggiare tutta la gloria del suo quieto, folto fogliame in una sconcertante ricchezza di fioritura.
.
Il 15 giugno del 1886 l'osservatore che verso le quattro del pomeriggio si fosse trovato in casa del vecchio Jolyon Forsyte, a Stanhope Gate, avrebbe, per l'appunto, potuto ammirare la fioritura suprema dei Forsyte. Era per celebrare il fidanzamento di miss June Forsyte, nipote del vecchio Jolyon, con mister Philip Bosinney, che si teneva quella festa in casa. Con grande sfoggio di guanti gialli, panciotti in pelle scamosciata, piume e via di seguito, la famiglia era tutta l, compresa la zia Ann, che assai di rado lasciava ormai il suo angolo nel salottino verde del fratello Timothy, dove, sotto un pennacchio d'erba colorata delle pampas che usciva da uno smagliante vaso azzurro, se ne stava seduta l'intero giorno a leggere e a lavorar di maglia, circondata dalle effigi di tre generazioni di Forsyte.
.
Anche la zia Ann era l; e la sua schiena rigida, la dignit della sua placida faccia di vecchia, incarnavano il severo spirito proprietario della famiglia. Quando qualche Forsyte si fidanzava, si sposava, nasceva, i Forsyte tutti erano presenti; quando qualche Forsyte moriva... ma nessun Forsyte era ancora morto; i Forsyte non morivano; la morte non era contemplata nei loro principii, e contro di essa si avevano, nella famiglia, le mille precauzioni istintive di chiunque, dotato di potente vitalit, non ammette usurpazioni di sorta su quello che gli appartiene.
.
I molti Forsyte che si mescolavano quel giorno alla folla degli invitati, avevano un'aria pi gloriosa del solito, di pi viva, pi petulante sicurezza di s, di pi brillante dignit, come se fossero accorsi a sfidare qualcosa. Tutti i nasi della famiglia avevano assunto la smorfia particolare a quello di Soames Forsyte; e fiutavano, guardinghi, odor di nemico.
.
L'inconscia aggressivit della loro attitudine faceva di quella festa in casa del vecchio Jolyon il momento critico della storia familiare, il preludio del dramma. I Forsyte, e non gi come individui, ma come famiglia, e soltanto come famiglia, ce l'avevano con qualcosa; e questa loro ostilit esprimevano con l'accresciuta perfezione dell'abbigliamento, con uno sfoggio di cordialit parentale, con un'esagerazione dell'importanza della famiglia, e col naso arricciato. Il pericolo, questa cosa cos indispensabile a suscitare la fondamentale qualit di ogni gruppo sociale e di ogni individuo: ecco ci che sentivano i Forsyte; ecco ci che li aveva messi sul piede di guerra. Per la prima volta, almeno in quanto famiglia, sembravano intuire di essere venuti a contatto con qualcosa di estraneo e di infido.
.
Appoggiato al pianoforte c'era un uomo di alta e massiccia corporatura con due panciotti
sull'ampio petto, due panciotti e un rubino infilato nella cravatta, invece dell'unico, solito panciotto di
raso e del diamante di tutti i giorni, e la sua quadrata, vecchia faccia rasa, color di cuoio chiaro, dagli
occhi quasi bianchi, aveva assunto di sopra al colletto, la sua pi dignitosa espressione. Era Swithin
Forsyte. Vicino alla finestra, dove poteva godersi pi aria fresca di quanto gli spettasse, l'altro gemello,
James, il grasso e il magro della stessa costola, diceva di loro il vecchio Jolyon, alto, al pari del
massiccio Swithin, pi di un metro e ottanta, ma, quasi destinato fin dalla nascita a ristabilire
l'equilibrio, magro come uno stecco, fantasticava sopra la scena nella sua curva positura di sempre; i
suoi occhi grigi parevano assorti in qualche segreto lavoro, pur saltando su di tratto in tratto a dare
intorno un rapido e furtivo sguardo scrutatore; le sue guance, incavate da due rughe parallele, e il lungo
labbro superiore perfettamente raso erano inquadrati da un paio di fedine alla Dundreary. Egli girava e
rigirava tra le mani una tazza di porcellana. Intento ad ascoltare una lady in abito marrone, il suo unico
figlio Soames, non molto lontano di l, pallido e sbarbato, scuro di capelli ma piuttosto calvo, teneva il
mento sollevato un po' di sbieco, e cos il naso gli prendeva quell'aspetto arricciato di cui si  discorso
dianzi, come per la vicinanza di un uovo andato a male. Dietro a lui, suo cugino, il corpulento George,
figlio del quinto Forsyte, Roger, a giudicare dalla espressione di malevola ironia che gli illuminava la
faccia carnosa, stava rimuginando qualcuna delle sue sardoniche uscite.
Tutti erano internamente interessati a qualcosa di implicito nella circostanza.
Sedute in fila l'una accanto all'altra stavano tre dame: la zia Ann, la zia Hester, ossia le due zitelle di
casa Forsyte, e Juley, vezzeggiativo di Julia, che nei lontani tempi, in non troppo fresca et, si era
lasciata andare al punto di sposare Septimus Small, un uomo di debole costituzione. Erano anni e anni
ch'essa gli sopravviveva, e abitava con le due sorelle, l'una pi vecchia, l'altra pi giovane di lei, nella
casa di Timothy, il sesto e minore dei fratelli, sulla Bayswater Road. Ognuna di codeste dame aveva un
ventaglio in mano, e con qualche speciale nota di colore nell'abbigliamento, qualche piuma e qualche
fermaglio, tutte e tre testimoniavano la solennit della circostanza.
Al centro della sala, proprio sotto il lampadario, stava, come si conviene a un padrone di casa, il
capo della famiglia, il vecchio Jolyon in persona. Ottantenne, coi bei capelli candidi, la fronte
prominente, gli occhietti grigiofumo, e gli enormi baffi bianchi che gli ricascavano fin sotto il livello
della forte mandibola, egli aveva l'aspetto di un patriarca, e malgrado le guance scarne e incavate verso
le tempie, sembrava godere di una giovinezza eterna. Si teneva eretto anche troppo, e i suoi occhi fermi
ed astuti non avevano perduto nulla del loro splendore. Dava cos l'impressione di essere superiore ai
dubbi e alle antipatie degli uomini pi piccoli. Essendo sempre riuscito ad affermare la propria volont
per anni e anni, continuava ormai a farlo come per imprescrittibile diritto. N avrebbe mai creduto
necessario assumere un atteggiamento di dubbio o di sfida.
Fra lui e gli altri quattro fratelli presenti alla festa, James, Swithin, Nicholas e Roger, c'era
molta differenza ma anche molta analogia. Ognuno dei quattro era a sua volta molto diverso dagli altri,
eppure tutti avevano qualcosa di simile, di affine.
Attraverso la variet di espressioni e di lineamenti di quei cinque volti si notava, difatti, una
certa durezza del mento che, di sotto alle dissimiglianze superficiali, costituiva una caratteristica di
razza, troppo preistorica per poterne rintracciare l'origine, troppo remota e costante per discuterla,
marchio e garanzia insieme delle fortune della famiglia.
Tra i Forsyte della generazione giovane, nel taurino George, nel pallido e strenuo Archibald, in
Nicholas junior, cos, dolce, circospetto, eppur ostinato, nell'austero e risoluto, ma vanitoso, Eustace,
quella caratteristica si ritrovava, meno accentuata forse e per inequivocabile, a denotare qualcosa che
non era sradicabile dall'animo della famiglia.
In pi di un momento durante il pomeriggio tutti quei volti cos diversi e insieme somiglianti
avevano preso una espressione di diffidenza, oggetto della quale si trovava ad essere senza dubbio
l'uomo che erano venuti a conoscere.
Si sapeva che Philip Bosinney era un giovanotto privo di fortuna, ma esistevano parecchi
precedenti di ragazze Forsyte fidanzatesi, e anche andate spose, ad uomini del genere. Non era del tutto
per questa ragione, dunque, che i Forsyte stavano in apprensione. Essi stessi non avrebbero potuto
spiegare l'origine di una diffidenza che i pettegolezzi familiari avevano reso molto oscura. Ad ogni
modo, si raccontava come cosa fuori dubbio ch'egli si era recato a visitare le zie Ann, Juley e Hester,
con un cappello grigio floscio, un cappello grigio floscio e nemmeno nuovo, tutto polveroso ed
informe. "Straordinario, vi dico, nulla di pi buffo!" Zia Hester, passando per il piccolo atrio buio (ed
era un po' corta di vista, povera zia, a dire la verit), aveva cercato, prendendolo per qualche strano
gatto randagio, "vergogna: che amici, quel Tommy!" di cacciarlo via dalla seggiola. Ed era rimasta
sconcertata nel vedere che la cosa non si muoveva.
Come un artista si sforza di riassumere in qualche significativo nonnulla il carattere di tutta una
scena, di un luogo, di un personaggio, cos i Forsyte, artisti senza saperlo, si erano fissati su quel
copricapo; e in esso vedevano il significativo nonnulla, il piccolo particolare rivelatore di tutta la
situazione; giacch ognuno di loro si era chiesto: "Forse che io avrei fatto una visita del genere con un
simile cappello?" e ognuno si era risposto "No!", e quelli che pi degli altri erano dotati di
immaginazione avevano anche soggiunto: "Mai mi sarebbe venuto in mente!".
George, sentendo raccontare la storia, diede in un sogghigno. Certo Bosinney aveva voluto fare
uno scherzo, a mettere quel cappello! Oh, sicuro, lui se ne intendeva!
E disse: "Che alterigia il selvaggio bucaniere!"
La parola "bucaniere" pass di bocca in bocca e serv d'allora in poi a designare Bosinney.
Le zie mossero in seguito dei rimproveri a June a proposito del cappello.
"Questa non dovresti perdonargliela, cara!" le dissero.
Ma June aveva risposto loro con imperiosa vivacit, da quella piccola impertinente che era:
"Oh! che volete che conti una cosa simile? Phil non s'accorge neanche di quello che porta!"
Nessuno aveva prestato fede a una risposta cos sconcertante. Come pu un uomo non
accorgersi di quello che porta? Assurdo!
Che sorta d'uomo era dunque codesto giovanotto che, divenendo il fidanzato di June, erede
riconosciuta del vecchio Jolyon, aveva fatto un cos buon affare? L'essere architetto non bastava a
giustificare l'episodio del cappello. Si dava il caso che nessuno dei Forsyte fosse architetto, per uno di
loro ne conosceva due, di architetti, che non avrebbero mai portato un cappello di quella specie per una
visita di cerimonia nel corso della stagione londinese. Ah, c'era un pericolo, sotto: sicuro, un pericolo!
Naturalmente June non lo vedeva, ma lei, malgrado non avesse neanche diciannove anni, era
una testa famosa. Per esempio, non aveva detto a mistress Soames, la quale vestiva cos bene, che le
piume erano volgari? E mistress Soames aveva dovuto rinunciare alle piume, tanto terribile era, quando
diceva la sua, la cara June.
Queste apprensioni, questo scontento, e insomma questa pi che spontanea diffidenza, non
impedirono ai Forsyte di accettare l'invito del vecchio Jolyon. Un ricevimento a Stanhope Gate era
cosa molto rara; non ce n'erano pi stati da otto anni, da quando, vale a dire, la vecchia mistress Jolyon era morta.
Mai si era vista un'adunanza dei Forsyte pi completa. Misteriosamente solidali malgrado tutte
le loro divergenze, essi avevano preso, quel giorno, le armi contro un comune pericolo. Come un
armento quando un cane entra nel chiuso, essi si tenevano testa a testa e spalla a spalla, pronti a
caricare l'intruso e calpestarlo sino alla morte. Erano venuti anche, senza dubbio, per farsi un'idea dei
regali che avrebbero infine dovuto offrire agli sposi, poich la questione dei regali di nozze, se veniva
di solito risolta con una serie di domande sul genere "voialtri che cosa regalate? Nicholas dar dei
cucchiai!", dipendeva un poco dal fidanzato. Era questi un tipo florido, curato, dall'aria benestante?
Bisognava fare allora dei bei regali; egli ci contava di certo. Alla fine ognuno dava quello che si
riteneva adatto e giusto, e ci grazie a una specie di accordo familiare al quale si arricchiva, cos come
si stabiliscono i prezzi dello Stock Exchange, dopo laboriose sedute nella comoda dimora dai mattoni
rossi di Timothy, nella Bayswater, di faccia al Parco, dove abitavano le zie Ann, Juley e Hester.
Il disagio in cui adesso versavano i Forsyte tutti era pi che giustificato dall'episodio del
cappello. E sarebbe stato indegno, se non proprio impossibile, da parte di una famiglia che ha quel
culto delle apparenze di cui l'alta borghesia fa la sua massima caratteristica, non provare un simile disagio.
Il suscitatore di questo disagio se la chiacchierava adesso con June vicino alla porta di fondo; e
la sua chioma ondulata appariva in un certo disordine, come s'egli si sentisse un po' un pesce fuor
d'acqua. Aveva tuttavia un'aria di persona che si diverta per conto suo.
George, facendosi all'orecchio di suo fratello Eustace, disse:
"Ha l'aria di uno che se ne infischia, l'intrepido bucaniere, non ti pare?"
Quell'uomo "di molto singolare aspetto" come ebbe in seguito a definirlo mistress Small, era di
media statura ma ben piantato, pallido nel volto bruno, con baffi scuri, gli zigomi prominenti e le
guance incavate. La sua fronte saliva, un po' sfuggente, verso il sommo della testa formando per sopra
gli occhi una protuberanza che faceva venire in mente quelle di cui si pu avere spettacolo dinanzi alla
gabbia dei leoni nel giardino zoologico. Aveva gli occhi di un colore vinoso, e a volte cos distratti da
sconcertare. Il cocchiere del vecchio Jolyon, dopo aver condotto a teatro June e Bosinney, aveva detto al maggiordomo:
"Non so proprio che cosa pensarne. Mi sembra una specie di leopardo non ancora del tutto addomesticato."
Di quando in quando un Forsyte si avvicinava ai fidanzati, e ronzando un po' loro intorno, dava un'occhiata esaminatrice al bucaniere.
June si parava allora dinanzi a lui, come a respingere quell'oziosa curiosit, ed era una piccola
cosa "tutta capelli ed energia", ne avevano detto una volta, con un paio di impavidi occhi azzurri, una
ferma mascella, e un luminoso colore, troppo di volto e di corpo minuscola per la rossa vampa della chioma.
Una lady d'alta statura e di magnifiche fattezze, che qualcuno della famiglia aveva paragonato
un giorno a una dea pagana, stava osservando i fidanzati con un sorriso carico d'ombra.
Le sue mani, in grigi guanti francesi, stavano l'una incrociata sull'altra, e il suo bel volto
austero si teneva piegato un po' da parte attirando su di s gli sguardi di tutti gli uomini vicini. Il suo
corpo si dondolava in cos molle equilibrio che l'aria stessa pareva potesse muoverlo. Lieve e per
caldo era il colore delle sue guance, e dolcissimi i suoi grandi occhi scuri. Ma erano soprattutto le sue
labbra, quelle sue labbra che ora chiedevano, ora rispondevano sempre con un velato sorriso, a
trattenere gli sguardi degli uomini; sensibili, sensuali labbra soavi dalle quali sembrava sprigionarsi un
calore, un profumo, come da un fiore.
I fidanzati non si accorgevano che la passiva dea stava osservandoli, non le badavano neanche.
E fu Bosinney che per primo la not e ne chiese il nome.
June condusse allora l'amato dinanzi alla bella donna.
"Irene  la mia pi cara compagna" disse. "Voglio che diventiate buoni amici, voi due."
Al comando della minuscola dama sorrisero tutti e tre; e mentre sorridevano ecco tacitamente
apparire Soames Forsyte dietro alla bella donna, di cui era il marito.
"Oh, presenta anche me!" diss'egli.
Di rado Soames si muoveva dal fianco della moglie quando essi si trovavano a qualche
ricevimento, e, anche se le esigenze mondane lo portavano per qualche momento lontano da lei, si
poteva vedere come la seguiva con gli occhi che esprimevano insieme vigilanza e desiderio.
Suo padre James, vicino alla finestra, esaminava ancora la marca della tazza di porcellana che aveva tra le mani.
"Mi domando come Jolyon abbia potuto permettere un simile fidanzamento" diss'egli alla zia
Ann. "Sembra che debbano aspettare parecchi anni prima di sposarsi. Questo Bosinney" e pronunciava
il nome con l'o molto lunga mentre bisognava dirlo con l'o breve "non possiede nulla. Quando
Winifred spos Dartie io gli feci impiegare fino all'ultimo soldo in immobili, e fu una fortuna, perch a
quest'ora si sarebbero ridotti senza camicia."
Zia Ann alz gli occhi a guardarlo dalla sua poltrona di velluto. Grigi riccioli le incorniciavano
la fronte, ed erano decenni che non venivano mai cambiati di posto n rifatti, tanto che la famiglia
aveva perduto in proposito ogni sensazione del tempo. Nulla rispose al fratello, poich apriva la bocca
assai di rado ad economizzare la sua vecchia voce; ma per James, che non aveva la coscienza a posto, il
suo sguardo fu pi che una risposta.
"Vero" egli prosegu "che Irene non aveva soldi, ma io non potevo proprio farci nulla. Aveva
una tale furia, Soames, di sposarla! Era diventato magro da far paura..."
E posata stizzosamente la chicchera sul pianoforte lanci una vagabonda occhiata sul gruppo vicino alla porta.
"Del resto ho idea" disse all'improvviso "che non sia stato poi un gran male."
La zia Ann non gli chiese conto di quella strana uscita. Essa sapeva che cosa voleva dire. Se
Irene non aveva soldi non sarebbe stata tanto sciocca da commettere imprudenze; giacch si diceva che
voleva la camera separata. Ma naturalmente, Soames non...
James interruppe le riflessioni della vecchia.
"E dove s' cacciato Timothy?" chiese. "Non  venuto con voialtre?"
Le serrate labbra della zia Ann si dischiusero a un sorriso delicato.
"No, non ha creduto prudente venire, con questa difterite che c' in giro; gli  cos facile, a lui, buscarsi dei malanni!"
James rispose:
"O bravo, lui s che ci sa pensare alla sua salute. Io invece non posso mai permettermi il lusso di riguardarmi un po'."
Non sarebbe stato facile dire s'era l'ammirazione, l'invidia oppure il disprezzo ad avere il
sopravvento in quella sua osservazione.
Timothy, a dire il vero, si faceva vedere assai di rado. Il beniamino della famiglia, editore di
professione, aveva alcuni anni prima, in piena fioritura d'affari, subodorato la crisi che adesso, se non
si era ancora dichiarata, tutti ritenevano per inevitabile; e, ceduta la sua parte della societ editrice, la
quale pubblicava per lo pi dei libri religiosi, ne aveva investito il cospicuo ricavato tutto in titoli
stabili. Per questo gesto aveva assunto nella famiglia una posizione isolata, visto che nessun altro
Forsyte si sarebbe contentato di impiegare il proprio denaro a meno del quattro per cento, e cos isolato,
 naturale, aveva fatalmente, seppure gradualmente, finito, lui forse un po' pi del necessario dotato di
prudenza, col perdere ogni impulso d'iniziativa. Ed era divenuto quasi un mito, una specie di
incarnazione dello spirito di sicurezza sullo sfondo dell'universo dei Forsyte. Egli, peraltro, non aveva
commesso la minchioneria di ammogliarsi, o di caricarsi, comunque, le spalle del peso dei figli.
Battendo le nocche delle dita sulla tazza di porcellana James riattacc:
"Non  mica Worcester autentica... Scommetto che Jolyon ti ha parlato del giovanotto. A
quanto ho potuto saperne io, pare che non abbia lavoro, n rendita, e tanto meno parenti da prendere in
considerazione; ma poi, sono all'oscuro di tutto, io, nessuno mi dice mai niente."
Zia Ann scosse la testa. Sulla sua vecchia faccia aquilina dal mento quadrato pass un tremito;
ma le sue dita di ragno si intrecciarono in una stretta come se essa volesse in qualche subdolo modo
ricaricare la sua volont.
Di molti anni pi vecchia d'ogni altro Forsyte, godeva tra tutti di una sua posizione particolare.
Opportunisti ed egoisti tutti quanti, non pi, ad ogni modo, dei loro vicini, essi esitavano dinanzi
all'incorruttibile vegliarda, e quando le tentazioni erano troppo forti le soddisfacevano s, ma di
nascosto a lei.
Storcendo le sue lunghe gambe magre, James prosegu:
"Jolyon fa quello che gli piace. Non ha figli, lui..." ma si ferm ricordandosi come ancora
vivesse, dopotutto, il figlio del vecchio Jolyon, ossia il padre di June, quel Jolyon junior che l'aveva
fatta grossa, abbandonando moglie e figliola per correre dietro a una governante straniera.
"Ad ogni modo" ripigli in tutta fretta "se gli piace agire come agisce voglio credere che possa
permetterselo. Quanto potr darle? Mille sterline l'anno potr dargliele s, non ha mica altri a cui
lasciare il suo denaro".
Tese la mano a prendere quella di uno svelto e perfettamente raso personaggio, senza un pelo in
testa, con un lungo naso ciondoloni e grosse labbra, che mandava freddi sguardi grigi di sotto a due dita
di sopracciglia.
"Be', Nick" mormor James "come stai?"
Nicholas Forsyte, col suo fare rapido da uccello e la sua aria di "primo della classe", aveva
trovato il modo di fabbricarsi, pur senza rubare, una grande fortuna unicamente sulle societ delle quali
era amministratore. Egli mise nella gelida mano di James la punta delle sue ancor pi gelide dita, e
subito le ritir.
"Sto piuttosto male" fece, sporgendo il muso. "E' tutta la settimana che sto male, non dormo, e
il dottore non sa dirmi che diavolo ho. E' uno che conosce il fatto suo, altrimenti non l'avrei preso, ma,
a parte la cifra degli onorari, non gli si cava nulla di bocca."
"I dottori!" esclam James, gravando con foga la voce sulle parole. "Ho avuto da fare con tutti i
dottori di Londra, io, ora per uno ora per un altro della famiglia, e nessuno mi ha mai soddisfatto. Non
sanno dirti nulla... Prendi Swithin, per esempio. Che bene ne ha avuto dai dottori? Eccolo l, pi
grosso che mai, enorme addirittura; mai un dottore  riuscito a farlo diminuire di peso. Guardalo se non
 vero!"
Alto, largo, quadrato, con un gran petto da piccione nelle penne dei suoi smaglianti panciotti,
Swithin Forsyte si stava pomposamente avvicinando a loro.
"Uh... come va?" disse nel suo tono da vecchio dandy, poggiando forte sulla c. "Come va?"
Ciascuno dei tre prese un'aria piuttosto urtata nel guardare gli altri due, poich sapeva per
esperienza che essi avrebbero cercato di sminuire le sue indisposizioni.
"Si stava dicendo" fece James "che tu non riesci a dimagrire."
Swithin protese i suoi tondi occhi chiari nello sforzo di afferrare le parole del fratello.
"Dimagrare? Ho una buona costituzione io" disse quindi, piegandosi un poco. "Mica sono uno
stecco come te!"
Ma nel timore di perdere la prominente linea del petto si raddrizz a riassumere la primitiva
positura d'immobilit. Non per nulla egli apprezzava sopra ogni cosa la distinzione del portamento.
Zia Ann andava volgendo i suoi occhi antichi dall'uno all'altro dei tre fratelli. Severo e
indulgente insieme era il suo sguardo, ed essi lo contraccambiavano. Si faceva debole, la cara
vecchietta. Ma che meravigliosa donna! A ottantasei anni sonati, pur senza aver mai goduto di ottima
salute, dimostrava di poterne vivere almeno dieci ancora. Swithin e James, i gemelli, non avevano che
settantacinque anni, loro! E settanta appena Nicholas, un lattante addirittura! Erano tutti di forte
costituzione, e l'esempio di zia Ann era tale da confortarli. Di tutte le forme di propriet, quella che pi
li interessava era naturalmente la loro rispettiva salute.
"Per me, non posso lamentarmi" rispose James "ma non ho i nervi a posto. Un nonnulla basta a
tenermi in angustie mortali. Bisogner che vada a Bath."
"Bath!" fece Nicholas. "Io ho provato coi bagni di Harrogate. Ma non serve. Mi ci vuol l'aria di
mare, a me. Non c' nulla che valga Yarmouth. Quando sono a Yarmouth, se non altro dormo."
"Io ho il fegato che non va bene" interruppe Swithin con la sua lentezza. "Mi fa un male
terribile qui, se sapeste!" e con la mano si tocc il fianco destro.
"E' questione che non fai del moto" mormor James, riportando gli occhi sul servizio di
porcellana. E si affrett a soggiungere: "Anche a me fa male, l".
Swithin si fece rosso, e la sua vecchia faccia ricord per un momento la testa di un tacchino.
"Del moto!" esclam. "Ne faccio fin troppo: per esempio quando vado al club non salgo mai
con l'ascensore."
"Non sapevo" sput fuori James. "Non so niente di nessuno, io. Nessuno mi dice mai niente."
Swithin lo fiss con gli occhi bene aperti, e chiese:
"Che fai tu quando ti viene quel dolore l?"
James si illumin.
"Prendo un'infusione..."
"Oh zio, come va?"
June gli si era parata dinanzi, con la mano tesa, il visetto risoluto sollevato verso l'alta statura di
lui.
La luce si spense sul viso di James.
"Come stai tu?" disse, gi divagando, chino su di lei.
"E cos, parti per il Galles domani a vedere le zie del tuo giovanotto, eh? Avrai un sacco di
pioggia, laggi." E si mise a battere le nocche delle dita sulla tazza. "Mica  vero Worcester questo qui.
Il servizio che regalai io a tua madre quando prese marito era autentico, quello."
June strinse la mano ad ognuno dei tre prozii, e si avvicin alla zia Ann; la vecchia faccia della
quale si illumin del pi dolce degli sguardi. E fu con trepido fervore ch'essa baci la fanciulla sulla
gota.
"Ebbene, cara" disse "starai via tutto un mese a quel che ho sentito, eh?"
Poi la fanciulla and oltre, e zia Ann segu con lo sguardo la sua esile figurina. La seguirono i
tondi occhi grigio acciaio, sui quali cominciava a stendersi una membrana come quella degli occhi
degli uccelli, in mezzo al trambusto della folla che gi si preparava a sgombrare; e di nuovo le punte
delle dita, intrecciandosi in una stretta, s'adoprarono a ricaricare la volont della vecchia lady contro
l'inevitabile distacco finale.
"Sicuro" essa pens "sono stati tutti molto buoni; n' venuta di gente a congratularsi con lei.
Chiss come dev'essere felice!"
A comporre la folla che faceva ormai ressa davanti alla porta, ben vestite le famiglie di
avvocati, di medici, di banchieri, e insomma di tutte le innumerevoli categorie di professionisti che
costituiscono l'alta borghesia, i Forsyte contribuivano solo in misura del venti per cento; ma alla zia
Ann sembrava tutta una folla di Forsyte. Vero che non c'era molta differenza tra Forsyte e non Forsyte,
ma la vecchia non vedeva che la gente della sua carne e del suo sangue. Era il suo universo, quella
famiglia, il suo solo universo, n mai essa ne aveva conosciuto altro. I Forsyte e i loro piccoli segreti, i
loro guai, i loro fidanzamenti, i loro matrimoni, i loro successi, i loro guadagni: tutto questo era
propriet di lei, sua delizia e sua vita; e al di l non c'era che una vaga, oscura nebbia di fatti e di
persone senza consistenza reale. Tutto questo essa avrebbe dovuto abbandonarlo quando fosse arrivato
il suo turno di scomparire: tutto questo che le dava quel segreto, interiore senso di importanza del quale
nessuno pu fare a meno sulla terra, e al quale ella si aggrappava con un ardore, una tenacia, una
ingordigia che crescevano di giorno in giorno. E a poco a poco la vita scivolava via da lei, ma questo
universo essa non lo avrebbe perduto, lo avrebbe stretto a s fino all'ultimo.
E ora pensava al padre di June, quel Jolyon junior ch'era fuggito con una ragazza straniera. Ah
che colpo mancino era stato per il vecchio Jolyon e per tutti! Un giovane che prometteva tanto! Un
colpo mancino, davvero, sebbene non ci fosse stato scandalo, per fortuna, e la moglie di Jolyon non
avesse domandato il divorzio. N'era passato di tempo da allora! Quando poi la mamma di June era
morta, otto anni fa, Jo aveva sposato la donna e adesso avevano due figli, cos si diceva. Ad ogni modo
il diritto di essere tra loro lo aveva perduto per sempre, e cos a lei veniva a mancare la perfetta
pienezza dell'orgoglio di famiglia, sicuro, cos lei non poteva avere il piacere di vederlo e di baciarlo,
un giovane che prometteva tanto, un giovane di cui era stata cos fiera! L'amarezza dell'offesa inflitta
per anni e anni al suo vecchio cuore tenace rendeva tale pensiero ancora pi aspro. Le si inumidirono
gli occhi. Ma con un fazzoletto di finissima tela essa fu pronta, furtivamente, ad asciugarseli.
"Be', zia Ann?" disse qualcuno alle sue spalle.
Soames Forsyte, perfettamente raso, piatto di spalle, di guance, di vita, e tuttavia con qualcosa
di rotondo e di segreto nel complesso della persona, stava l e teneva abbassato sulla zia Ann uno
sguardo obliquo come se cercasse di vedere di fianco al proprio naso.
"Che ne pensi di questo fidanzamento?" chiese.
Gli occhi di zia Ann si posarono su di lui colmi di fierezza. Dacch Jolyon il giovane s'era
involato dal nido familiare, era divenuto lui, il pi anziano dei nipoti, il suo favorito. In lui riconosceva
un depositario sicuro dello spirito familiare del quale essa avrebbe ben presto dovuto abbandonare la
tutela.
"Ha avuto fortuna il giovanotto" rispose "ed ha un bell'aspetto, mi sembra; ma non sono certa
che sia proprio quello che ci voleva per June."
Soames accarezzava il sommo di un candeliere dorato.
"Lo domer lei, vedrai" egli fece; e si inumid furtivamente un dito per poi passarlo sul gonfio
calice del candeliere. "E' una doratura antica questa qui, oggigiorno non si lavora pi a questo modo.
Lo si venderebbe bene da Jobson." Parlava con gusto come se sapesse di dire cose che facevano piacere
alla vecchia zia. Era raro ch'egli fosse tanto tenero. "Non mi dispiacerebbe di esserne io il padrone"
soggiunse. "Si pu chiedere tutto quello che si vuole, per un oggetto di doratura antica."
"Eh, tu te ne intendi di queste cose" disse zia Ann. "E come sta la cara Irene?"
Il sorriso si spense sulle labbra di Soames.
"Abbastanza bene" rispose. "Si lamenta di non poter dormire; eppure dorme molto pi di me."
E gett un'occhiata dalla parte della moglie che chiacchierava sempre con Bosinney vicino alla porta.
Zia Ann sospir.
"Forse" disse "non sar male che si trovi un po' meno spesso con June. Ha un carattere troppo
indipendente, la cara June!"
Soames si fece rosso; e il rossore sempre gli saliva rapidamente lungo le guance piatte per
concentrarsi al sommo del naso tra gli occhi, dove si fermava quasi ad indizio di tormentosi pensieri.
"Non so che cosa ci veda in quella piccola sventata" butt fuori; ma accorgendosi di non essere
pi solo con la zia, si volt a riprendere l'esame del candeliere.
"Ho sentito dire che Jolyon si  comprata un'altra casa" disse la voce di suo padre. "Bisogna
bene che abbia del denaro, del denaro da non sapere che cosa farsene... In Montpellier Square, a quel
che ho sentito, vicino a Soames! E a me non hanno detto niente; mai Irene mi dice niente!"
"E' una posizione di prim'ordine, a due minuti da casa mia" disse in quel punto la voce di
Swithin "e in otto minuti si va al club da casa mia."
La posizione delle loro case era di capitale importanza per i Forsyte, e non c'era da stupirsene,
dacch incarnava lo spirito del successo familiare.
Il padre loro, nato da fittavoli, era venuto dal Dorsetshire sul principio del secolo.
"Superior Dosset Forsyte" come i suoi intimi lo chiamavano, si era innalzato, da muratore
semplice, alla posizione di maestro costruttore. In sul tramonto della sua vita era venuto a Londra; e
morto, dopo aver fabbricato fino all'ultimo, era stato sepolto a Highgate. Aveva lasciato una sostanza
di trentamila sterline da dividersi tra i dieci figli. Il vecchio Jolyon diceva di lui: "Un uomo di pelle
dura, piuttosto rude, mica troppo raffinato". La seconda generazione dei Forsyte sentiva difatti ch'egli
non tornava a loro onore. L'unico tratto aristocratico che si riusciva a trovare nel suo carattere era
l'abitudine di bere Madera.
Zia Hester, un'autorit in fatto di storia familiare, lo descriveva cos:
"Non mi ricordo di avergli visto fare qualcosa; al tempo mio almeno non faceva nulla. Era,
ehm, era un proprietario di case. Aveva i capelli come il vostro zio Swithin, lo stesso colore, n pi n
meno; ed era piuttosto quadrato, un tipo solido, insomma. Alto? No, veramente, non molto alto..." (un
uomo di un metro e settantacinque era stato, con la faccia tutta macchiata) "aveva un sano colorito, e
beveva sempre Madera, domandatelo alla zia Ann. Che faceva suo padre? Ecco, ehm, si occupava di
terreni gi nel Dorsetshire, vicino al mare."
Una volta James aveva voluto vedere che sorta di posto fosse quello dal quale erano venuti.
Trov due vecchie fattorie, con una carreggiata nella terra rossa che portava a un mulino sulla spiaggia,
una piccola chiesa bigia dai muri tutti puntellati, e una pi bigia e ancor pi piccola cappella. Il fiume
nel quale girava la ruota del mulino si rompeva in una dozzina di ribollenti ruscelletti, e c'erano maiali
che frugavano col grugno nella melma di quell'estuario. L'insieme fumava di nebbia. E in un cosiffatto
buco, i Forsyte della preistoria avevano trascorso le loro domeniche a passeggiare su e gi nella melma,
guardando il mare, per centinaia e centinaia di anni.
Che James fosse andato laggi con la speranza di qualche eredit, o di trovarvi comunque
qualcosa di significativo, era difficile stabilirlo, ma che fosse ritornato con la coda tra le gambe e
piuttosto abbattuto, questo si sapeva.
"C' ben poco da tirar fuori di l" aveva detto. "Uno dei soliti piccoli posti di campagna,
vecchio come l'Inghilterra."
L'unica consolazione era in ci, nella vecchiezza del luogo. E il vecchio Jolyon, che non poteva
trattenere alle volte un disperato bisogno di sincerit, diceva dei suoi antenati: "Erano dei piccoli
proprietari di terra, molto, molto piccoli, suppongo". Epper pronunciava la parola proprietari come se
ci trovasse un conforto.
Ma i nuovi Forsyte avevano saputo barcamenarsi cos bene che adesso erano tutti persone "di
una certa agiatezza". Possedevano azioni in ogni sorta di affari che non fossero (poich nulla faceva
loro tanto orrore quanto un impiego di denaro al tre per cento) titoli di Stato. L'unica eccezione a
questa regola era quella di Timothy. Essi facevano inoltre collezioni di quadri e sovvenzionavano certi
istituti di beneficienza dai quali potevano ripromettersi soccorsi per le malattie dei loro domestici. Dal
padre muratore avevano ereditato una speciale inclinazione per mattoni e calcina. Se in origine avevano
magari appartenuto a qualche setta primitiva, adesso, secondo il naturale corso delle cose, erano
membri della Chiesa anglicana: per cui le loro mogli e i loro figli frequentavano regolarmente le
cappelle alla moda della metropoli. Chi avesse posto in dubbio la sincerit della loro fede li avrebbe
accorati e sorpresi. Qualcuno di loro pagava persino l'affitto di un banco riservato. Non era questa la
pi pratica testimonianza della loro simpatia per gli insegnamenti di Cristo?
Le loro dimore, distribuite a regolari intervalli tutto in giro al Parco, vigilavano come scolte
nella paura che lo splendido cuore di Londra, sul quale i loro desideri erano concentrati, non scivolasse
fuori dai loro artigli, diminuendoli cos nella stima ch'essi avevano di loro stessi.
Sulla Stanhope Place c'era il vecchio Jolyon; i James sulla Park Lane; Swithin, in solitario fasto
di camere arancione e camere azzurre, egli che non aveva voluto saperne di sposarsi, dinanzi alle Hyde
Park Mansions; i Soames in un nido di l dal Knightsbridge; i Roger nel Prince.s Gardens, e Roger era
quel Forsyte d'eccezione che aveva concepito e realizzato il proposito di innalzare i suoi quattro figli a
una nuova professione. "Non c' impiego migliore della propriet fondiaria" pareva avesse detto. "Io,
per me, non ho mai fatto altro."
C'erano gli Hayman, poi, era l'unica maritata delle sorelle Forsyte, mistress Hayman, che
avevano casa su in cima a Campden Hill, una casa che pareva una giraffa, cos alta che veniva il
torcicollo a volerla guardare fino al tetto: i Nicholas, in un gioiello, e spazioso anche, di appartamento,
sul Ladbroke Grove; e ultimo, ma non minore, Timothy sulla Bayswater Road, dove Ann, Juley e
Hester vivevano sotto la sua protezione.
Avendo, per tutto questo tempo, cos riflettuto, James si rivolse ora al fratello ed ospite per
domandargli quanto avesse pagato la nuova casa di Montpellier Square. Erano due anni ch'egli teneva
d'occhio una casa proprio da quelle parti, ma gliene domandavano un prezzo talmente esagerato!
Il vecchio Jolyon rifer i particolari del suo acquisto.
"Con un inquilino impegnato per venticinque anni?" ripet James. "Allora  la casa che volevo
prendere io. L'hai pagata troppo!"
Il vecchio Jolyon aggrott le sopracciglia.
"Non te la invidio" si affrett a soggiungere James. "Capirai che a quel prezzo non ci avrei
avuto convenienza. Soames l'ha vista; pu dirtelo lui che l'hai pagata troppo. La sua opinione vale
bene qualcosa."
"Non me ne importa un fico secco della sua opinione" disse il vecchio Jolyon.
"Va bene" mormor James "tu vuoi sempre fare a tuo modo, ma l'opinione di Soames non 
affatto da disprezzare. Ciao dunque! Andiamo gi a Hurlingham, con la carrozza. Ho saputo che June
va nel Galles, sarai solo domani... Perch non vieni a pranzo da noi? Come vuoi passare il tempo?"
Il vecchio Jolyon rifiut l'invito, e scese sul portone a guardare James e tutti i suoi sistemarsi
nella sua vettura. Aveva gi dimenticato ogni risentimento e ammicc loro, che se ne stavano seduti,
l'alta e maestosa mistress James dai capelli castani, con Irene al fianco, di faccia ai cavalli, e i due
mariti, padre e figlio, davanti ad esse, un po' sulla punta del sedile come se aspettassero qualcosa.
Ballando sugli elastici cuscini, oscillando ad ogni movimento della vettura, partirono in silenzio sotto il
sole, e il vecchio Jolyon li segu con lo sguardo sino a che non furono scomparsi.
Fu mistress James a interrompere il silenzio durante la corsa.
"Avete mai visto tanta gente rozza insieme?"
Soames, osservandola di sotto le palpebre, approv con un cenno del capo, e vide Irene
assestargli di sfuggita uno dei suoi insondabili sguardi. E' verosimile che ogni gruppo di Forsyte abbia
fatto la medesima considerazione tornando in vettura dal ricevimento del vecchio Jolyon.
Fra gli ultimi ad andarsene, Nicholas e Roger, il quarto e il quinto dei fratelli, uscirono insieme
e diressero i loro passi, tutto lungo Hyde Park, alla volta dei Praed Street Station della ferrovia
sotterranea. Come gli altri Forsyte di una certa et possedevano anch'essi la loro brava carrozza
padronale, e mai prendevano un cab fintanto che potevano evitare di prenderlo.
La giornata era bella, gli alberi del Park nel pieno splendore del loro nuovo fogliame; ma i due
fratelli non prestarono la minima attenzione a questi fenomeni che pure contribuivano a rallegrare la
loro passeggiata, nonch la loro conversazione.
"Sicuro" diceva Roger " una bella donna, la moglie di Soames. Ma pare che non abbiano pace,
in quella casa."
Roger aveva una fronte spaziosa, e la carnagione pi fresca di tutta la famiglia; i suoi luminosi
occhi grigi misuravano il filo delle case lungo tutta la strada aiutandosi ogni tanto con l'ombrello a
confrontare le diverse altezze.
"Non aveva denaro, lei" rispose Nicholas.
Egli aveva sposato una donna con un mucchio di quattrini dei quali, all'epoca d'oro in cui non
esisteva ancora la legge sui beni delle donne maritate, aveva potuto fare a suo beneplacito un uso non
poco redditizio.
"Cos'era il padre di Irene?"
"Professore, mi hanno detto. Si chiamava Heron."
Roger scosse il capo.
"Non si fa denaro con la scienza."
"Per il padre della madre era nei cementi."
La faccia di Roger si rischiar.
"Ma fece bancarotta" prosegu Nicholas.
"Ah" esclam Roger. "Soames avr dei dispiaceri con lei; ricordati le mie parole, avr dei
dispiaceri... Ha un'aria che non mi piace, quella donna."
Nicholas si lecc le labbra.
"E' una bella donna" disse: e con la mano scost uno spazzino che attraversava loro la strada.
"Come si decise a sposarla?" fece Roger. "Deve costargli parecchio a mantenerle tutti quei
vestiti."
"Ann dice" rispose Nicholas "che Soames era proprio cotto. Lo rifiut cinque volte, lei. James
non pu soffrire di sentirne parlare, si vede benissimo."
"Ah!" esclam di nuovo Roger. "Mi dispiace per James; ha gi avuto tanti fastidi con Dartie." Il
suo colorito si era acceso ancor pi per via del moto, e sempre pi spesso egli portava l'ombrello
all'altezza dell'occhio per confrontare tra loro le altezze delle case. Anche la faccia di Nicholas
appariva ravvivata.
"Io la trovo troppo pallida" diss'egli. "Ma ha un corpo magnifico."
Roger non rispose subito.
"E' distinta, ecco" fece alla fine: ed era, nel frasario dei Forsyte, la pi alta lode. "Quel
Bosinney non far mai nulla di buono, non ti pare? Da Burkitt dicono che  un caposcarico, un artista;
vorrebbe rinnovare, figurati, l'architettura inglese. Non c' da guadagnare con idee simili. Vorrei
sapere che ne pensa Timothy."
Erano arrivati alla stazione, ed entrarono.
"Che classe prendi, tu? Io, per me, vado in seconda."
"Io no" disse Nicholas. "Non si sa mai quello che pu capitarti in seconda."
Egli prese un biglietto di prima per Notting Hill Gate, e Roger uno di seconda per South
Kensington. Un minuto dopo il treno era arrivato e i due fratelli salirono nei rispettivi scompartimenti.
Ognuno dei due ce l'aveva con l'altro per non aver saputo rinunciare alla propria abitudine onde restare
pi a lungo in compagnia del fratello. E mentre Roger espresse entro di s il suo risentimento con un:
"Sempre il solito caparbio, quel Nick!" Nicholas pens: "Che miserabile, quel Roger!"
Non peccavano certo di sentimentalismo i Forsyte. Londra, la citt ch'essi avevano conquistato,
con la quale si erano amalgamati, era grande, e non dava loro il tempo di badare ai sentimenti.
...
.
...
2. Il vecchio Jolyon va all'Opera.
...
.
...
Alle cinque dell'indomani il vecchio Jolyon se ne stava seduto, con un sigaro tra le labbra,
dinanzi a una tazza di t. Era solo, si sentiva stanco, e ancora prima di aver finito il sigaro si
addorment. Una mosca venne a posarglisi sui capelli, e il suo labbro superiore, di sotto ai bianchi
baffi, cominci a sollevarsi e abbassarsi nel pesante respiro che rompeva il silenzio della stanza. Di tra
le dita della sua mano intarsiata di rughe e di vene il sigaro era scivolato a consumarsi sul focolare
vuoto del caminetto.
Il piccolo studio buio, con le finestre dai vetri opachi che impedivano la vista, era zeppo di
velluti color verde cipresso e di massicci mogani scolpiti, sul conto dei quali il vecchio Jolyon soleva
dire: "Non mi stupirei che un giorno valessero dei bei quattrini!".
Gli piaceva pensare di poter in avvenire rivendere la roba pi cara di quanto era costata.
In quella calda atmosfera scura, caratteristica di tutte le stanze intime di ogni casa dove viveva
un Forsyte, il rembrandtesco effetto del suo bianco testone contro l'alta spalliera imbottita della
seggiola era sciupato dai grossi baffi che conferivano un'aria un po' militare alla sua faccia. Un
vecchio pendolo ch'egli aveva seco fin da prima del proprio matrimonio, e cio da quarant'anni, teneva
col suo ticchetto un esatto conto dei secondi che il venerando padrone si stava lasciando scappare per sempre.
Egli non aveva mai amato quella stanza; era tanto se ci entrava una volta all'anno, a parte il
continuo venirci a prendere sigari nel mobiletto giapponese dell'angolo: e cos adesso la stanza si prendeva la sua rivincita.
Le tempie, che sporgevano come tetti sul cavo delle gote, gli zigomi, il mento, tutto di lui era
reso acuto dal sonno, cosicch la sua faccia confessava la vecchiezza.
Infine egli si svegli. June era partita! James aveva detto che si sarebbe sentito solo. Ma era
sempre stato senza cervello, James. Con soddisfazione Jolyon si ricord di avergli dato lo sgambetto
nell'acquisto della casa. Bene, cos avrebbe imparato a non intestarsi sui prezzi; non sapeva pensare ad
altro che al denaro, che diamine! O davvero l'aveva pagata troppo, lui? Certo c'erano molte riparazioni
da fare... E poi, avrebbe avuto bisogno di tutto il suo denaro per condurre a fondo la faccenda di June.
Perch aveva permesso quel fidanzamento? Non doveva, non doveva permetterlo. Lo aveva incontrato
in casa dei Baynes, June, quel Bosinney, s, da Baynes e Bildeboy, gli architetti. Baynes, quel vecchio
pettegolo, lo conosceva bene lui, doveva essere zio del giovanotto per via di donne. Da quel giorno
June non aveva pi finito di correre dietro al giovanotto; e quando lei si metteva una cosa in testa non
c'era pi modo di levargliela. Del resto si era sempre incapricciata di gente storta ora per un verso ora
per un altro. Questo era uno spiantato, eppure il fidanzamento si era dovuto fare; un caposcarico, un
idealista, uno che mai sarebbe stato capace di trarsi fuori dalle difficolt.
June era venuta a dirglielo cos a bruciapelo, un bel giorno, e, come se si trattasse di una
consolazione, aveva aggiunto:
"E' un uomo straordinario! Pensa, a volte si  nutrito di sola cioccolata per una settimana di
seguito!"
"E vuol nutrire di cioccolata anche te?"
"Oh no! Ha cominciato a navigare, adesso."
Il vecchio Jolyon si era tolto il sigaro di sotto i suoi bianchi baffoni un po' gialli alle punte, e si
era messo a guardare quella piccola cosa che gli tiranneggiava il cuore. Egli ne sapeva assai pi di lei
circa il "navigare". Ma essa, prendendogli le ginocchia, gli si era strofinata col mento contro il petto e
faceva, come una gatta, le fusa. Scuotendo allora la cenere dal sigaro egli era esploso, con
esasperazione:
"Siete tutti uguali in questa famiglia; non siete contenti se non fate di testa vostra, che diamine!
Vuoi il tuo male anche tu? Ebbene, tanto peggio per te! Io me ne lavo le mani."
E se ne era lavate le mani, a patto per che il matrimonio avesse luogo solo quando Bosinney
fosse stato sicuro di guadagnare quattrocento sterline l'anno.
"Io, capirai, non potr darti molto" aveva detto, adoperando una formula cui June era abituata.
"Forse che lui, come si chiama, provveder alla cioccolata?"
Egli non vedeva pi che di rado la nipote da quando la storia era cominciata. Cattivo affare!
Mica aveva l'intenzione, lui, di darle una grossa dote cos da permettere al giovanotto di passarsela
nell'ozio. Ah no! Aveva gi provato che significa, e sapeva che non porta a nulla di buono. Purtroppo
non c'era da sperare di smuovere June dalla sua risoluzione. Testarda come un mulo, fin da piccola, era
stata. Chiss come sarebbe andata a finire! Ad ogni modo dovevano pensarci loro due. Egli non
avrebbe ceduto davvero se prima non avesse visto che il giovanotto guadagnava. Certo June avrebbe
avuto dei dispiaceri con lui, questo era chiaro come due e due fanno quattro. Un uomo che non aveva
miglior concetto del denaro di quello che pu averne un manzo! E poi, precipitarsi cos, nel Galles, a
conoscere le zie del giovanotto. Che vecchie gatte dovevano essere quelle zie!
Immobile nella sua seggiola, il vecchio Jolyon teneva gli occhi fissi sul muro. Si sarebbe potuto
credere che dormisse se non fosse stato per quegli occhi spalancati... Dunque James pensava che quel
suo orsacchiotto di figlio fosse in grado di dargli dei consigli. Dare a lui dei consigli! Che idea! Era
sempre stato un vero orsacchiotto, Soames, col suo naso per aria. E adesso si dava anche arie da
possidente, con villetta in campagna. Possidente, quello! Uhm! Gi, come il padre, sempre dietro a
fiutar buoni affari, eh, sempre con quelle manie da miserabili!
Si alz, e portatosi davanti al mobiletto giapponese, cominci a riempire con metodica
accuratezza il suo portasigari di una nuova provvista. Non era certo cattiva roba, per quello che
costava, ma al giorno d'oggi non si poteva pi avere un buon sigaro, un sigaro che valesse quanto i
"Sopraffini" di Hansen e Bridgen del buon tempo antico. Quelli erano sigari!
Il pensiero di quei sigari, come un profumo sorto dal nulla all'improvviso, lo ricondusse alle
notti meravigliose di Richmond, quando egli si metteva a sedere dopo il pranzo nella terrazza del
"Crown and Sceptre" e fumava in compagnia di Nicholas Treffry, di Traquair, Jack Herring e Anthony
Thornworthy. Che sigari fantastici quelli di allora! Nick, il povero vecchio Nick, era morto; e anche
Jack Herring era morto; e Traquair, anche lui era morto, per quell'accidente di moglie che aveva; e
Thornworthy era cos malandato ormai, e non c'era da stupirsene, col gran mangiare che aveva sempre
fatto.
Non restava che lui in tutta la banda. Restava anche Swithin,  vero, ma che si poteva fare con
Swithin? Cos mostruosamente grosso com'era diventato, non c'era neanche da tenerne conto!
Che tutto fosse ormai lontano, perduto nella notte dei tempi, Jolyon non riusciva a crederlo; si
sentiva ancora giovane lui, che diamine! E mentre disponeva i sigari nella scatola, di tutti i pensieri che
lo assalirono, era questo il pi doloroso e il pi amaro, poich malgrado i capelli bianchi e la solitudine
in cui viveva era rimasto giovane e verde nell'animo. Ah i pomeriggi domenicali a Hampstead Heath,
quando per sgranchirsi un po' le gambe se ne andava col suo ragazzo su per la Spaniard.s Road sino a
Highgate, a Child.s Hill, e di l se ne tornava alla Heath per pranzare allo Jack Straw.s Castle! Che
deliziosi sigari, a quei tempi! E che giornate magnifiche! Non ne facevano pi di giornate cos
stupende!
E quando June era un trappolino di cinque anni, e una domenica s una domenica no egli se la
portava allo Zoo, lungi dalla compagnia della mamma e della nonna, quelle due brave donne, e
allungava focacce agli orsi sulla punta del suo ombrello dall'alto della fossa, oh allora che sigari soavi!
Sigari! Non aveva perduto dunque la sua sensibilit di palato, lui, quella famosa sensibilit di
palato su cui la gente giurava nel #ej. Dicevano: "Forsyte? Il pi fine palato di Londra!". Era stata
questa sua qualit, in un certo senso, a fare la sua fortuna, la fortuna dei celebri importatori di t,
Forsyte e Treffry, il t dei quali aveva come nessun altro un romantico aroma, un profumo tutto suo
particolare. C'era un'aria speciale di mistero e di iniziativa nei loro uffici della City, un senso di
mercanzia venuta da speciali porti, su speciali navigli, con a bordo speciali equipaggi di orientali.
Eh, ne aveva dedicato di tempo a quel commercio lui! Si lavorava sul serio a quei tempi; mica
come al giorno d'oggi, che non si sapeva neanche tutto il significato della parola! Egli si informava dei
pi piccoli particolari, stava bene attento a non ignorare nulla della casa, e quando occorreva rimaneva
alzato anche tutta la notte. I suoi agenti li aveva scelti sempre da s, era stato il suo vanto principale
saperli scegliere. Aveva occhio per gli uomini, come usava dire. Su questo si era fondato il suo
successo. Del resto l'esercizio del privilegio padronale di selezione era stato l'unica sorgente di piacere
per lui in quel lavoro tanto inferiore alla sua abilit. Anche adesso che l'antica ditta era diventata una
Limited Liability Company, ed egli non ci aveva pi nessun interesse da un pezzo, provava non poca
pena a ricordarsi del tempo che ci aveva speso. Avrebbe potuto fare assai di meglio, lui! Anche nel
Foro sarebbe stato capace di cavarsela con onore, sicuro! O non aveva anche pensato di porre la sua
candidatura al Parlamento? Infinite volte Nicholas Treffry glielo aveva detto: "Tu avresti potuto fare
qualunque cosa, Jo, qualunque cosa, se non fosse stato per la tua maledetta prudenza!". Caro, vecchio
Nick! Che ragazzo era quello! Ma testa matta! Il famigerato Treffry! Eh, lui prudenza non ne aveva mai
avuta! E cos, adesso, era morto! Il vecchio Jolyon continuava a disporre i suoi sigari con mano ferma,
e ad un tratto gli venne fatto di chiedersi se non era stato forse un po' troppo prudente.
Si cacci il portasigari nella tasca interna della giacca, si riabbotton e si mise a salire le lunghe
rampe di scale che conducevano alla sua camera da letto, poggiando forte su ogni passo, e tenendosi
con la mano alla balaustra. La casa era troppo grande. Quando June si fosse sposata, se veramente,
com'era da supporre, sposava il suo giovanotto, egli l'avrebbe data in affitto per ritirarsi in qualche
appartamento mobiliato. Che sugo c'era a tenere una mezza dozzina di domestici che si sbafavano un
patrimonio?
Il maggiordomo entr come egli ebbe suonato il campanello, un uomo grande e grosso con
tanto di barba, dal passo felpato, che aveva una speciale attitudine al silenzio. Il vecchio Jolyon gli
disse di preparargli il vestito da sera; avrebbe pranzato al club.
A che ora era tornata la carrozza dall'accompagnare miss June alla stazione? Alle due? Che
fosse pronta per le sei e mezzo.
Il club nel quale il vecchio Jolyon fece il suo ingresso allo scoccare delle sette, era una di quelle
istituzioni politiche dell'alta borghesia che hanno conosciuto giorni migliori. Ma nonostante le
chiacchiere che correvano sul suo conto, e forse proprio in conseguenza di tali chiacchiere, esso
manifestava una vitalit sconcertante. La gente si era stancata di ripetere che il Disunion, come lo
chiamavano, aveva i giorni contati. Anche il vecchio Jolyon lo diceva, e per con un disinteresse tale
verso il fatto stesso che metteva fuori della grazia di Dio i soci ligi all'istituzione.
"Ma perch ci resti?" gli chiedeva spesso Swithin profondamente urtato. "Perch non ti associ
al Polyglot? Non lo trovi in tutta Londra, un vino come il nostro Heidsieck, a meno di venti scellini la
bottiglia." E smorzando la voce soggiungeva: "Non ne abbiamo pi che cinquemila dozzine di
bottiglie. Io ne bevo tutte le sante sere".
"Ci penser" rispondeva il vecchio Jolyon; ma quando poi ci pensava c'era sempre la questione
delle cinquanta sterline per iscriversi, e dei quattro o cinque anni di quarantena prima d'essere iscritti.
Sicch continuava a pensarci.
Troppo vecchio ormai per essere un liberale, egli aveva cessato da un pezzo di professare le
dottrine politiche del suo club, e si sapeva come le chiamasse "ubbie", ma appunto per questo, per
amore, diciamo cos, d'opposizione pigliava gusto a restarci. Sempre, d'altra parte, aveva nutrito un
certo disprezzo per il suo club, dacch vi era entrato in seguito al rifiuto oppostogli dallo Hotch Potch
data la sua condizione di "commerciante". Come se per questo egli valesse meno di uno qualunque di
loro! Eppure non poteva non disprezzare il club che lo aveva accolto. Erano tutte persone dappoco in
quel club, gente, per lo pi, della City, uomini di borsa, procuratori, periti e cos via. Come la maggior
parte degli uomini di carattere, ma poveri di spirito, il vecchio Jolyon non aveva una grande opinione
della classe alla quale apparteneva. Pur mantenendosi fedele ai costumi, sociali o meno, di essa, in
segreto la giudicava "volgare".
Gli anni e la filosofia, ch anche lui aveva la sua filosofia, avevano cancellato a poco a poco il
ricordo dello scorno inflittogli dallo Hotch Potch, e adesso egli lo teneva in conto del re dei Clubs. A
dire la verit avrebbe potuto essere accettato benissimo se il suo padrino Jack Herring non lo avesse
presentato con tanta negligenza da non lasciar capire ai signori della commissione di chi si trattava
precisamente. O non avevano preso suo figlio Jo alla prima istanza? E certo il ragazzo doveva farne
sempre parte: ancora otto anni fa egli aveva ricevuto una sua lettera scritta su carta intestata del club.
Erano mesi che Jolyon non metteva piede nel Disunion, e il palazzotto aveva subto una di
quelle rappezzature di decorazione che la gente usa infliggere alle vecchie case e alle vecchie navi
quando cerca di venderle.
"Che colore cane, nella sala da fumo!" si disse Jolyon. "La sala da pranzo, per, va bene."
L'oscuro tono cioccolata di questa, con qualche luminosa punta verde, gli era andato a genio.
Ordin il pranzo, e prese posto nello stesso angolo, fors'anche, siccome in quel club di principii
quasi radicali si era molto conservatori, alla stessa tavola dove sedeva col figlio venticinque anni prima
quando, nei giorni di vacanza, lo portava al teatro di Drury Lane.
Il ragazzo amava il teatro, e il vecchio Jolyon ricord com'egli usava sedersi di faccia a lui,
cercando di dissimulare l'eccitazione con una studiata, epper trasparente, posa di noncuranza.
Anche adesso egli ordin il pranzo che il suo ragazzo aveva scelto sempre: minestrone, fritto di
pesce, cotolette e torta. Ah, se anche adesso fosse stato l in faccia a lui!
Erano quindici anni che non lo vedeva. E non fu quella sera la prima volta che il vecchio Jolyon
si domand se per caso non aveva nulla da rimproverarsi nei riguardi della faccenda di suo figlio. Uno
sfortunato amore con quella incorreggibile civetta di Danae Thornworthy, la figlia di Anthony
Thornworthy, oggimai Danae Pellew, lo aveva gettato di rimbalzo nelle braccia di quella che era stata
la madre di June. Egli avrebbe forse dovuto mettere qualche bastone nelle ruote di un simile
matrimonio; dacch erano tutti e due troppo giovani; ma con l'esperienza che aveva fatto della
suscettibilit di Jo non vedeva l'ora di vederlo accasarsi. E cos, quattro anni dopo, era successa la
catastrofe. Impossibile, allora come allora, approvare la condotta di suo figlio; il buon senso e quelle
norme elementari che avevano sempre regolato la sua vita, glielo impedivano, eppure il cuore aveva
sanguinato. Lo scabroso carattere di tutta la faccenda non aveva permesso debolezze. Eppoi c'era la
piccola June, quella cosina dai fiammanti capelli, aggrappata, avviticchiata a lui e al suo cuore fatto
proprio per essere il balocco e il rifugio di tutte le cose senza difesa. Con la sua chiaroveggenza egli
aveva compreso che bisognava separarsi dall'uno o dall'altra; poich a nulla servono le vie di mezzo
nelle situazioni del genere. Era in questo la tragedia; e naturalmente la piccola cosa senza difesa
prevalse. Mica si pu correre con la lepre e cacciare insieme col cane. Insomma, aveva detto addio al
figlio.
E, da quell'addio, non lo aveva pi rivisto.
Jolyon aveva offerto di continuare a versargli una pensione, ridotta naturalmente, ma Jo l'aveva
rifiutata, e quel rifiuto lo aveva ferito forse pi di ogni altra cosa, perch ostruiva l'ultima via d'uscita
rimasta alla sua affezione repressa, e dava della rottura una prova talmente solida e tangibile quale
soltanto un'azione legata al denaro, un dono o un rifiuto, pu dare.
Il pranzo sapeva di poco. Lo champagne era troppo asciutto e amaro, mica come il Veuve
Clicquot di una volta.
Mentre beveva il caff gli venne l'idea di andare all'Opera. Cerc dunque nel Times, gli altri
giornali non gli ispiravano fiducia, gli annunci teatrali della serata, e trov che davano Fidelio.
Grazie a Dio non si trattava di una di quelle novit tedesche, le pantomime di quel tal Wagner!
Si mise in testa il suo antico cilindro che, largo com'era e con l'orlo un po' appiattito, sembrava
un emblema di giorni migliori, e tirando fuori un vecchio paio di guanti in finissima pelle di capretto
grigio-perla, che emanavano un forte odore di cuoio russo per l'abituale contatto col portasigari,
chiam una vettura pubblica.
Il cab si mise a scuotere allegramente le sue sonagliere per le strade, e il vecchio Jolyon
guardava impressionato l'insolita animazione di queste.
"Chiss come devono guadagnare gli alberghi!" si disse. Sino a qualche anno prima non c'era
ancora nessuno di quei grandi alberghi, a Londra. Il pensiero ch'egli possedeva un immobile proprio l
vicino lo riemp di soddisfazione: sarebbe certo aumentato di valore! Che movimento!
Ma da quest'ultima osservazione si lasci andare ad una di quelle speculazioni impersonali, cos
estranee alla natura dei Forsyte, che costituivano in gran parte il segreto della sua preminenza tra tutti
loro. Che molecolume d'uomini, che brulicho! Che cosa sarebbe successo di tanta gente?
Nello scendere dal cab barcoll un poco. Tese al vetturale l'esatto prezzo, non un soldo di pi,
della corsa, e si avvicin allo sportello dei biglietti col portamonete in mano. Egli aveva sempre
adoperato il portamonete. Non gli andava di tenere i soldi sciolti per le tasche come usavano i
giovanotti d'oggigiorno. Come un cane dal suo casotto, il bigliettaio sporse la testa dallo sportello a
fargli un inchino.
"Ma guarda!" disse sorpreso. "Mister Jolyon Forsyte! Proprio cos! Sono anni che non vi si
vede, sir! Eh, non  pi il tempo di una volta, quando voi e vostro fratello, e quel signore della vendita
all'incanto, mister Traquair, e mister Nicholas Treffry, prenotavate le vostre sei o sette poltrone per
tutta la stagione. Come state dunque, sir? Eh, non siamo pi tanto giovani!"
Gli occhi del vecchio Jolyon presero un colore pi intenso; egli pag la ghinea. Non si erano
dimenticati di lui, a quanto pareva. Ed entr nella sala, al suono dell'ouverture, come un vecchio
cavallo di guerra entrerebbe nella battaglia.
Chiuse il suo gibus e, messosi a sedere, si tolse i guanti come sempre aveva fatto e sfoder il
binocolo per dare intorno un'occhiata. Lasciato poi ricadere il binocolo sul cappello chiuso lev gli
occhi a fissare il sipario. Con pi acutezza che mai sent allora che per lui era proprio tutto finito.
Dov'erano le donne, le vezzose donne di cui la sala rigurgitava una volta? E l'emozione che provava
col suo vecchio cuore aspettando che il sipario si alzasse su qualche grande cantante? E l'ebbrezza di
vita e di vigore che gli dava il semplice fatto di trovarsi l?
Era stato il pi assiduo frequentatore del teatro d'Opera. Ma adesso non c'era pi Opera. Quel
Wagner aveva rovinata ogni cosa; aveva distrutto la melodia, e non si trovavano pi voci per cantare
una melodia. Ah, i meravigliosi cantanti di una volta! Non ce n'erano pi cantanti come quelli. E il
vecchio Jolyon guardava succedersi sul palco le antiche scene, con un freddo nel cuore.
Dal ricciolo d'argento sopra l'orecchio sino al dondolante piede della scarpetta di vernice a
elastico, nulla c'era di debole o inetto nel vecchio Jolyon. Era in gamba, quasi come ai tempi in cui
veniva l tutte le sere; anche la sua vista era buona, non meno buona di allora. Ma come stanco si
sentiva, e deluso!
Aveva saputo godersi le cose di questo mondo, lui, anche le cose imperfette, e di cose
imperfette ce ne sono tante! Si capisce, ne aveva goduto con moderazione: per mantenersi giovane. Ma
la sua capacit di godere l'aveva abbandonato ormai, cos pure la filosofia, e non gli restava che lo
spaventoso sentimento della loro mancanza. N il Coro dei Prigionieri, n il canto di Floriano
riuscivano a disperdere la tristezza della solitudine del suo animo.
Se almeno avesse avuto Jo vicino! Doveva essere sui quaranta ormai, il suo ragazzo. Ed egli
aveva perduto quindici anni della vita di suo figlio. Quindici anni! Non era pi un paria, Jo. Si era
sposato. Il vecchio Jolyon non aveva saputo trattenere allora la voglia di fargli sapere quanto
apprezzasse tale azione, e gli aveva mandato un assegno di cinquecento sterline. L'assegno gli era stato
per ritornato con una lettera di accompagnamento scritta su carta dello Hotch Potch che diceva cos:
"Mio caro babbo, il tuo dono generoso mi  riuscito gradito, come prova che non pensi male di
me. Te lo restituisco, epper se tu ritenessi di impiegarlo a beneficio del piccolo Jolly, che porta il
nostro comune nome di battesimo nonch il cognome della nostra famiglia, ne sarei felice.
Voglio sperare, e me lo auguro con tutto il cuore, che la tua salute sia ottima come sempre.
Mi dico il tuo affezionatissimo figlio Jo."
Era proprio nel suo stile, quella lettera, caro ragazzo! Sempre cos amabile era stato. Ed ecco
come il vecchio Jolyon gli aveva risposto:
"Mio caro Jo, la somma, sterline cinquecento,  segnata nei miei libri a beneficio del tuo
piccolo, sotto il nome di Jolyon Forsyte, e sar ogni anno accresciuta dell'interesse del cinque per
cento. Voglio sperare che ti trovi bene. La mia salute, a tutt'oggi almeno,  buona come sempre.
Con tutto il cuore mi dico tuo affezionato padre
Jolyon Forsyte."
E al primo gennaio di ogni anno egli aveva aggiunto alla somma cento sterline e l'interesse.
Cos il gruzzolo cresceva e col prossimo Capodanno avrebbe fatto nientemeno che millecinquecento
sterline e rotti. Sarebbe difficile dire quanta soddisfazione egli trovasse in quell'annuale versamento.
Ma la corrispondenza non aveva avuto seguito.
Nonostante l'affetto che aveva per il figlio, nonostante l'istinto, innato in parte; in parte, come a
tanti altri della sua classe succedeva, derivato dal continuo maneggio d'affari, di giudicare la condotta
di una persona piuttosto in base a risultati cui essa portava che in base a dei principii, nonostante tutto
questo egli si sentiva in un certo senso sconcertato. Suo figlio, dato quello ch'era successo, avrebbe
dovuto precipitare di rovina in rovina; cos almeno insegnavano tutti i romanzi, i sermoni e i drammi
ch'egli aveva letti, ascoltati e visti. Perci la restituzione dello chque lo aveva sorpreso come l'indizio
di qualcosa fuori regola. Perch mai suo figlio non era andato in rovina?
Ma poi, non si poteva dire... Gli era stato riferito, veramente l'aveva provocata lui
l'informazione, che Jo abitava nell'eccentrico e popolare quartiere di St. John.s Wood, che possedeva
una casetta col giardino sulla Wistaria Avenue, che portava la moglie in societ (certo una strana
societ), e che aveva due figli, il piccolo Jolly, gioioso nome ch'egli trovava, date le circostanze,
piuttosto cinico e una bimba che si chiamava Holly, nata dopo il matrimonio. Ma chi poteva dire quale
fosse in realt la situazione di suo figlio? Aveva capitalizzato la rendita lasciatagli in eredit dal nonno
materno, e si era impiegato al Lloyd; inoltre faceva della pittura, acquarelli. Il vecchio Jolyon sapeva di
quest'ultima attivit, dacch aveva visto nella vetrina di un mercante il nome di suo figlio in fondo a un
paesaggio del Tamigi. E d'allora acquistava furtivamente ogni tanto uno dei suoi quadretti. Ma li
trovava brutti e, a causa della firma, li teneva, per non farli vedere a nessuno, chiusi in un cassetto.
Nell'immensa sala dell'Opera ora provava d'un tratto, acutissima, la voglia di rivedere suo
figlio. Si ricord del tempo in cui lo faceva passare e ripassare, ancora vacillante, in grembiulino di tela
d'Olanda marrone, tra le sue gambe aperte ad arco; e del tempo in cui correva allato del suo pony per
insegnargli a cavalcare; e del giorno che lo aveva accompagnato per la prima volta a scuola. Che caro,
caro e affettuoso ragazzo era sempre stato! Quando era tornato da Eton sfoggiava forse un po' troppo
quelle maniere che il vecchio Jolyon sapeva bene come non si acquistano, e con grandi spese, che l;
ma era sempre stato un buon compagno. Sempre, anche dopo Cambridge, sebbene con un po' di riserbo
che dipendeva dai vantaggi stessi dell'educazione ricevuta. Il sentimento del vecchio Jolyon nei
riguardi delle nostre scuole pubbliche e delle universit non era mai venuto meno, e tuttora egli
manteneva la sua commovente attitudine di ammirazione e diffidenza insieme per un sistema
educativo, tanto appropriato alle alte classi del paese, del quale egli non aveva avuto il privilegio di
approfittare... Ora che June era partita e lo lasciava, o per dir meglio che si disponeva a lasciarlo, gli
sarebbe stato di conforto vedere suo figlio. Era perpetrando questo tradimento verso la famiglia e i
propri principii e la classe cui apparteneva, che il vecchio Jolyon guardava la cantante. Una miseria di
cantante invero, un disastro! E quel Floriano, che palo!
La rappresentazione fin. Facevano presto a finire oggigiorno!
Nella via piena di folla salt su un cab in barba a un grosso e assai pi di lui giovane
gentiluomo che se l'era precedentemente accaparrato. Per andare a casa sua bisognava passare dal Pall
Mall, ma all'angolo, invece di prendere per il Green Park, il cocchiere svolt sulla St. James Street. Il
vecchio Jolyon, che non tollerava i giri viziosi, sporse la mano fuori, ma come, guardando, vide proprio
davanti a s l'ingresso della Hotch Potch, la voglia ardente che aveva covata nel suo animo tutta la sera
prevalse. Grid all'uomo di fermare. Sicuro, sarebbe andato dentro a sentire se Jo faceva sempre parte
di quel club.
Varc la soglia. L'atrio era n pi n meno lo stesso dei tempi in cui veniva a pranzar l con
Jack Herring. Il miglior cuoco di Londra preparava quei pranzi. E Jolyon si guard attorno con quel
dritto sguardo sagace che, in ogni occasione della sua vita, gli era valso a venir servito meglio di molti
altri.
"Mister Jolyon Forsyte fa sempre parte di questo club?"
"S, sir; e si trova nel club in questo momento. Chi debbo annunciargli?"
Il vecchio Jolyon si trov preso alla sprovvista.
"Suo padre" disse.
Quindi si mise ad aspettare in piedi, con la schiena contro il caminetto.
Jolyon junior, ch'era sul punto di andarsene e gi, messosi il cappello in testa, attraversava
l'atrio, fu fermato dal portiere. Non era pi tanto giovane, i suoi capelli cominciavano a farsi grigi, e il
suo viso, una pi affilata copia di quello del padre, con gli stessi baffoni spioventi, appariva alquanto
segnato. All'annuncio che il portiere gli diede impallid. Era terribile dopo tanti anni, nulla poteva
esserci al mondo di pi terribile d'una scena. I due si andarono incontro e, senza una parola, si strinsero
la mano. Poi, con un tremito nella voce, il padre disse:
"Ebbene, come stai, ragazzo mio?"
Il figlio rispose:
"E tu, pap?"
La mano del vecchio Jolyon tremava dentro al guanto grigio perla.
"Se vai dalle mie parti" disse "posso accompagnarti per un pezzo di strada."
E come se avessero l'abitudine di accompagnarsi l'un l'altro a casa tutte le sere uscirono e
salirono nel cab.
Il vecchio Jolyon trovava suo figlio cresciuto. "E' pi uomo, adesso" comment tra s.
L'amabilit naturale della sua faccia si era coperta di una maschera quasi sardonica, come se le
circostanze della vita lo avessero messo nella necessit di difendersi. Erano bene i lineamenti di un
Forsyte quelli, ma avevano un'espressione introspettiva da studioso o filosofo che dir si voglia. Egli era
stato, senza dubbio, costretto a guardarsi dentro parecchio, nel corso di quei quindici anni.
Da parte sua il giovane Jolyon aveva avuto un sussulto al primo vedere suo padre: gli era parso
cos vecchio e sciupato! Ma nel cab gli fece un altro effetto. Dopotutto non era cambiato che di poco,
aveva ancora la sua aria placida ch'egli ricordava cos bene, acuta la vista, e si teneva eretto di schiena.
"Vedo che stai bene, pap."
"Eh, s, non posso lamentarmi" rispose sorridendo il vecchio Jolyon.
Egli era in preda a un'ansia che non sapeva come esprimere. Ora che aveva ritrovato suo figlio
bisognava sapesse in che condizioni fosse, quanto a soldi.
"Jo" gli chiese "vorrei sapere in quali acque ti trovi. Non hai debiti?"
Us questi termini per facilitare al figlio la possibilit di una confessione.
Ma Jolyon junior rispose con la sua voce ironica:
"No! Non ho affatto debiti!"
E Jolyon senior sent di averlo urtato, e gli tocc la mano. Aveva corso un rischio. Ma ne valeva
la pena, ad ogni modo, e poi Jo non gli aveva mai serbato rancore.
Senza pi scambiarsi una parola arrivarono a Stanhope Gate. Il vecchio Jolyon invit il figlio ad
entrare in casa, ma questi scosse il capo.
"June non c'" si affrett a dire il vecchio. "E' via per una visita. Avrai saputo del suo
fidanzamento, vero?"
"Come? Si  gi fidanzata?" mormor Jolyon il giovane.
Jolyon il vecchio scese dalla vettura e, pagando la corsa, diede al cocchiere per la prima volta in
vita sua una sovrana invece di uno scellino.
E il cocchiere, messosi la moneta in bocca, fu, con furtivo gesto, pronto a frustare il cavallo e
filar via.
Jolyon il vecchio gir dolcemente la chiave nella serratura, apr la porta e accenn al figlio di
entrare. Questi lo guard appendere gravemente il soprabito, e non gli sfugg l'espressione della sua
faccia quasi di bambino che si appresti a rubare delle ciliege.
La porta della sala da pranzo era aperta, la lampada a gas un po' smorzata; il bricco del t
fischiava in mezzo a un vassoio su una spiritiera, e accanto ad esso, un cinico gatto dormiva sulla
tavola. Jolyon il vecchio fece sciu a cacciarlo via, e, come la cosa lo sollevava nel suo imbarazzo, si
mise ad agitare il gibus dietro all'animale.
"Ha le pulci" disse inseguendolo sino a fuori della stanza. E attraverso la porta che dall'atrio
conduceva alle cucine fece sciu ancora e ancora, come ad accompagnare la fuga del gatto, fino a che,
per una strana coincidenza, il maggiordomo non sbuc di sotto.
"Andate pure a letto, Parfitt" disse il vecchio Jolyon "ci penso io a chiudere e spegnere."
Ma come fu per tornare nella sala da pranzo, ecco il maledetto gatto precederlo con la coda per
aria dimostrando cos di aver capito l'allontanamento del maggiordomo.
Sempre cos: la solita fatalit che si metteva di mezzo negli stratagemmi familiari del vecchio
Jolyon!
Jolyon il giovane non seppe trattenere un sorriso. Egli era alquanto esperto d'ironia, e quella
sera tutto gli sembrava ironico. L'episodio del gatto, l'annuncio del fidanzamento di sua figlia. Cos
non aveva maggiori diritti su di lei di quanti ne avesse avuti sul gatto. C'era in tutto questo una
giustizia ideale che lo attraeva.
"E a chi somiglia June, adesso?" chiese.
"Oh,  una piccola cosa" rispose Jolyon il vecchio. "Dicono che somigli a me, ma  una
fanfaluca. Somiglia a tua madre piuttosto; ha proprio i capelli e gli occhi di tua madre."
"Ah, s? E com'? E' bella?"
Il vecchio Jolyon era troppo Forsyte per lodare qualcosa liberamente; specialmente qualcosa
che godeva di tutta la sua ammirazione.
"Non  brutta, ecco... ha il mento regolare della nostra famiglia. Ci sar solitudine in questa
casa, Jo, quando lei se ne sar andata."
E sulla sua faccia pass uno sguardo che al figlio fece provare di nuovo il sussulto provato al
club nel primo vederlo.
"Che farai, pap? Suppongo che June sar tutta presa col suo uomo."
"Che far?" ripet il vecchio Jolyon con la voce rotta da un impeto d'ira. "Che cosa vuoi che
faccia? Dev'essere certo un brutto affare vivere solo in questa casa. Non so come andr a finire.
Volesse il Cielo..." Ma si contenne e pass a dire: "La questione  piuttosto la casa. Che potr fare di
tutta questa casa?".
Jolyon il giovane gir lo sguardo tutto intorno alla stanza. Era particolarmente vasta e oscura,
decorata da enormi nature morte ch'egli si ricordava di aver visto gi da bambino: cani che dormivano
col muso sopra a mazzi di carote e cipolle misti a grappoli d'uva in tenui effetti. Era un elefante bianco
la casa, epper egli non sapeva vedere suo padre in meno vasta dimora; era semmai un'ironia di pi che
ci restasse solo.
Se lo immaginava seduto nel suo seggiolone col leggio, il vecchio Jolyon, personaggio per
eccellenza rappresentativo della famiglia e della classe cui apparteneva, nonch della fede che
professava, con la sua testa bianca e la fronte prominente, incarnazione di moderatezza, d'ordine e di
amore alla propriet. Un vecchio cos solo non era mai esistito a Londra.
Sedeva l, nella confortevole penombra della stanza, burattino in potere delle grandi forze che
non guardano a famiglie, n a classi, n a fedi di sorta, e come macchine muovono con formidabile
passo verso fini che l'occhio umano non pu scrutare. Tale era l'espressione che provava il giovane
Jolyon, egli che sapeva vedere oltre le persone e le cose ad esse inerenti.
Povero, vecchio pap! Era dunque questa fine, lo scopo per il quale aveva condotto la sua vita
con tanta meravigliosa moderatezza! Restare solo e invecchiare, di pi e di pi, bramando qualcuno cui
parlare, cui aprire il proprio animo.
Il vecchio Jolyon guard a sua volta il figlio. Di tante cose che aveva dovuto tenersi dentro, tutti
quegli anni, avrebbe ora voluto parlare con lui. Poich gli era stato impossibile confidare a June che,
per esempio, le terre del Soho sarebbero aumentate di valore; o metterla a parte della sua inquietudine
circa l'impressionante silenzio di Pippin, il consigliere delegato della New Colliery Company, che egli
presiedeva da tanto tempo, del suo dispiacere per il crollo delle American Golgothas; o con lei vedere
come, e grazie a quali accomodamenti, avrebbe potuto evitare ai suoi eredi le spese per la successione.
Sotto l'influenza di una tazza di t, che pareva non finisse pi di agitare, egli cominci ad ogni modo a
parlare. Gli si era aperta una nuova prospettiva di vita, una terra promessa, un porto ove cercar riparo
contro i brutti presentimenti e i rammarichi, ove poter lenire l'anima con l'oppio di lunghe
conversazioni sul modo di accrescere la propriet, e cos rendere eterna quella parte di s ch'era
suscettibile di continuare ad esistere.
Jolyon il giovane aveva la grande qualit di saper ascoltare. Senza mai distogliere gli occhi dal
volto del padre faceva ogni tanto qualche domanda.
Prima che il vecchio avesse finito, il pendolo batt un colpo, richiamandolo con quel suono ai
suoi principii. Egli tir fuori difatti l'orologio, tutto sorpreso.
"Bisogna che vada a letto, Jo" disse.
Jolyon il giovane si alz e tese la mano ad aiutare il padre, la faccia del quale gli parve ancora
una volta logora e scavata con gli occhi che guardavano lontano.
"Ciao, ragazzo mio; statti bene."
Pass un momento, poi il figlio gir sui tacchi e si diresse alla porta. Riusciva a vedere appena;
un sorriso gli tremava sulle labbra. Mai, durante quei quindici anni, dacch aveva scoperto che la vita
non  una cosa semplice, essa gli era parsa tanto complicata e strana.
...
.
...
3. A pranzo da Swithin.
...
.
...
Nella sala da pranzo arancione e celeste di Swithin, prospiciente sul Park, la tavola rotonda era
apparecchiata per dodici.
Un lampadario in cristallo intagliato, con tutte le candele accese, pendeva come una gigantesca
stalattite dal mezzo del soffitto, illuminando grandi specchi dalle cornici dorate, marmi di credenze, e
massicce seggiole settecentesche dagli imbottiti fondi in damasco. Ogni cosa testimoniava quell'amore
del fasto tanto radicato nelle famiglie che, procedendo da origine volgare, hanno dovuto far molta
strada prima di poter entrare nella cosiddetta Societ. Swithin non aveva invero simpatia per le cose
semplici, amava anzi il baroccume, e tra i suoi intimi era sempre passato per un uomo di grande,
seppure un po' fantasioso, gusto. Egli aveva voluto essere certo che all'atto stesso di varcare la soglia
di casa sua si ricevesse l'impressione della ricchezza; e da questa certezza aveva derivato una solida e
durevole felicit, qual nessuna occasione della sua vita gli aveva mai dato.
Una volta ritiratosi da quella compra-vendita di immobili ch'egli giudicava deplorevole
professione specie per via delle vendite all'asta, si era dato tutto ai suoi gusti aristocratici.
Stava nel lusso come una mosca nello zucchero, e la sua mente, nella quale ben pochi pensieri
fiorivano durante il corso del giorno, traeva luce dalla congiunzione di due sentimenti curiosamente
opposti, voglio dire la pertinace soddisfazione di essersi fatto strada e fabbricato la sua fortuna, e la
persuasione che una persona distinta come lui non avrebbe dovuto trovarsi nella necessit di sporcarsi
le mani col lavoro.
Appoggiato alla credenza, in panciotto bianco dai grossi bottoni d'onice cerchiati d'oro, egli
stava ora osservando il cameriere che ficcava pi a fondo tre bottiglie di champagne nel ghiaccio dei
loro secchi rispettivi. Tra le due punte del colletto duro che, per quanto lo infastidisse in ogni momento,
egli mai avrebbe voluto cambiare per uno di forma diversa, la pallida carne della pappagorgia era
stretta come in una morsa. Con gli occhi che andavano da bottiglia a bottiglia l'imponente personaggio
ragionava tra s. "Jolyon beve un bicchiere, due tutt'al pi" faceva. "Ha cos paura di esagerare! James
ormai non  pi il bevitore di una volta. E quanto a Nicholas..." Si sarebbero ingozzati d'acqua, lui e
Fanny, come al solito. Soames non contava. Non ce la facevano a bere, questi giovani nipoti! Ma
Bosinney? Come il nome dell'estraneo non trovava posto nelle sue filosofiche riflessioni, Swithin si
arrest, pieno di diffidenza. Era un punto oscuro, Bosinney, non si poteva mica dire quanto avrebbe
bevuto. June era una fanciulla, e innamorata per giunta! Emily, la moglie di James, un bicchiere lo
mandava gi con gusto. Juley, invece, lo trovava troppo secco, lo champagne, povera diavola,
bisognava proprio non aver palato! Riguardo a Hatty Chessman... Al pensiero della vecchia amica una
nuvola scese ad oscurare i suoi occhi limpidi. Era capacissima di bersi mezza bottiglia, quella l.
Ma come gli venne in mente l'ultima ospite, la sua vecchia faccia prese l'espressione di un
gatto che sia l l per far le fusa. La moglie di Soames! Non era donna da bere molto, ma essa avrebbe
certo saputo apprezzare il suo vino; faceva piacere poterle offrire del buon vino. Bella, perbacco e
poi... e poi aveva simpatia per lui!
Pensarla era lo stesso che bere champagne. Faceva proprio piacere potere offrire del buon vino
a una donna cos giovane e bella, che vestiva cos bene, che aveva cos squisite maniere, a una donna,
insomma, cos distinta! E con quale piacere uno si intratteneva a discorrere con lei! Tra le punte del suo
colletto duro, per la prima volta dacch si era vestito, Swithin diede fuori in un lieve, e pur nondimeno
penoso, gesto del capo.
"Adolf!" disse. "Metti un'altra bottiglia."
Egli del resto, avrebbe potuto bere quanto gli fosse piaciuto, poich con quella ricetta di Blight
non aveva a temere di nulla, e poi aveva avuto cura di non mangiar nulla a colazione. Erano settimane e
settimane che non si sentiva tanto bene come quel giorno. E sporgendo il labbro inferiore impart le
ultime disposizioni.
"Adolf" disse "quando saremo al prosciutto versate un goccio di West India."
Pass quindi in anticamera, e si sedette sull'orlo di una seggiola a gambe divaricate; il suo
corpo massiccio prese una strana, primitiva immobilit di attesa. Si teneva pronto ad alzarsi non appena
gli ospiti avessero cominciato ad arrivare. Erano mesi che non dava un pranzo. Quello, dato per
festeggiare il fidanzamento di June (ch tra i Forsyte l'uso di solennizzare con dei conviti i
fidanzamenti era religiosamente osservato), gli era parso a tutta prima una doverosa seccatura; per,
terminato il fastidio di mandare gli inviti e di scegliere le vivande, egli si sentiva adesso piacevolmente
stimolato.
Seduto dunque con l'orologio in mano, liscio, tondo e dorato come un bel blocco di burro,
aspettava, aspettava e non pensava a nulla.
Un altro personaggio dai folti favoriti, ch'era gi stato al servizio di Swithin e faceva adesso
l'ortolano, entr e disse forte:
"Mistress Chessman, mistress Septimus Small!"
Le due dame si avanzarono. La prima, completamente in rosso, aveva due larghe, impassibili
macchie del medesimo colore sulle gote, e un duro sguardo baldanzoso. Essa corse dritto su Swithin
tendendogli una lunga mano in guanto color di primula.
"Be', Swithin" disse "era un pezzo che non ci si vedeva, vero? Come state? Ma come vi siete
fatto grasso, ragazzo mio!"
Bastava la fissit dello sguardo a tradire il turbamento di Swithin. Una muta collera gonfi di
interni brontolii il suo petto. Era volgare parlare di grasso; e che c'entrava parlarne a proposito di lui?
Egli stava bene, ecco tutto. E volgendosi alla sorella le afferr la mano e in tono di comando le disse:
"Entra, Juley."
Mistress Septimus Small era la pi alta delle quattro sorelle; la sua vecchia, rotonda faccia
bonaria si era un po' inacidita, e innumerevoli rughe la facevano apparire tutta pieghe come se fino a
quel momento avesse portato una maschera di fil di ferro.
Anche le borse degli occhi e le palpebre erano nelle stesse condizioni, dandole un'aria
imbronciata che rendeva esternamente manifesto il perenne rancore ch'essa portava nel suo animo per
la perdita del marito, Septimus Small.
Era famosa in famiglia per dire spropositi. Quando ne aveva detto uno, con la testardaggine di
tutti i Forsyte ci si attaccava disperatamente e lo sosteneva buttandone fuori un altro, e cos via di
seguito. Mortole il marito, il senso pratico e la perseveranza di cui, per virt di nascita, era dotata, non
avevano pi dato frutti.
Chiacchierona quant'altre mai, era capace, se la lasciavano fare, di non fermarsi pi e per ore e
ore impassibilmente esporre con epica monotonia i torti che la Fortuna le aveva fatto, n mai si
accorgeva che gli ascoltatori avevano invece la pi grande simpatia per la Fortuna con loro dimostratasi
sempre tanto buona.
A lungo la povera diavola era stata al capezzale di Small, uomo di gracile costituzione, e,
acquistata in tal modo l'abitudine a vegliare malati, infinite volte e per interminabili periodi di tempo
s'era presa cura di infermi, bambini e via di seguito, n poteva pi cacciare dal suo animo il sentimento
che il mondo fosse un luogo ingrato per viverci. Andava tutte le domeniche ad ascoltare un predicatore
di finissimo cervello, il reverendo Thomas Scoles, che aveva grande influsso su di lei; ma anche di
questo riusciva a convincere i familiari ch'era un'altra delle sue disgrazie. Era diventata proverbiale tra
i Forsyte, tanto che a definire qualcuno carico di affanni e tribolazioni essi dicevano semplicemente
ch'era "come Juley". Con una mentalit di questa fatta chiunque non fosse stato un Forsyte sarebbe
certo morto a quarant'anni; essa ne aveva invece settantaquattro e sembrava ancora perfettamente in
gamba. Avrebbe ancora potuto cavarsi molte voglie, se avesse voluto. Possedeva tre canarini, il gatto
Tommy e, in comune con la sorella Hester, un pappagallo; e tutte e cinque le povere creature
(prudentemente tenute lontano da Timothy che non poteva soffrire gli animali), riconoscendo, a
differenza degli umani, com'essa non aveva nessuna colpa di essere tanto appassita, le testimoniavano
un vivo attaccamento.
In cupa magnificenza di nero bambagino, con un pettorale color malva dalla timida scollatura
triangolare e un nastro di velluto nero stretto intorno all'esile collo, essa impersonava quella sera la
sobriet che i Forsyte avevano sempre giudicato inseparabile dal nero e malva.
Sporgendo il broncio verso Swithin, essa disse:
"Ann ha domandato di te. E' un pezzo che non vieni a trovarci."
Swithin infil i pollici nelle imboccature del panciotto e rispose:
"Ann diventa debole; dovrebbe chiamare un dottore".
"Mister e mistress Nicholas Forsyte" annunci l'uomo dai favoriti.
Nicholas Forsyte, inarcando le due sopracciglia rettangolari, entr a sorriso spiegato. Gli era
riuscito quel giorno di portare a fondo un suo progetto per l'impiego di una trib dell'India
settentrionale nei giacimenti auriferi di Ceylon. Un piccolo progetto realizzato nonostante difficolt
infinite. Ne aveva ben donde d'essere contento. Con quella operazione le sue miniere avrebbero reso il
doppio; e se, come pi volte egli aveva efficacemente argomentato, l'esperienza tendeva a provare la
fatalit cui ogni uomo si trova esposto di morire un giorno o l'altro, era certo di ben poca importanza,
quando poteva avvantaggiarsene l'Impero Britannico, che uno avesse a finire prematuramente i suoi
giorni, anzich in miserabile vecchiezza nel proprio paese, nel fondo di qualche umida miniera di
fuorivia.
La sua abilit era indiscussa. E alzando il naso verso l'interlocutore egli aggiungeva:
"Per la mancanza di qualche centinaio di quegli individui non abbiamo potuto pagare i
dividendi finora. E date un'occhiata al prezzo delle azioni. Non ci si pigliano dieci scellini."
Inoltre era stato a Yarmouth e si sentiva ringiovanito di dieci anni. Afferr dunque la mano di
Swithin dando in un'esclamazione gioviale:
"Ebbene, eccoci ancora qui!"
Mistress Nicholas, estenuata donna, fece un sorriso di spaventata gaiezza dietro alle spalle del
marito.
"Mister e Mistress James Forsyte!" torn ad annunciare l'uomo dai favoriti. "Mister e Mistress
Soames Forsyte!"
Swithin riun di colpo i tacchi in impeccabile contegno.
"Oh, bene, James, bene, Emily! Come stai, Soames? E voi, come state?"
La sua mano si chiuse a stringere quella di Irene mentre gli occhi gli si facevano grossi di
avidit. Che bella donna, un po' troppo pallida forse, ma che corpo, che viso, che denti! Troppo bella
per quel buono a nulla di Soames!
Gli di avevano dato a Irene occhi castani scuri scuri e capelli d'oro, singolare combinazione
che attira gli sguardi degli uomini perch vien detta sintomo di leggerezza. Il denso pallore soave del
collo e delle spalle, incorniciato dall'aureo colore del vestito, conferiva alla sua personalit qualcosa di
strano ed allettante.
Impalato dietro a lei, Soames teneva gli occhi sulla nuca della moglie. L'orologio che Swithin
aveva ancora in mano segnava le otto passate; e come di solito egli pranzava mezz'ora prima, e quel
giorno inoltre non aveva fatto colazione, un'imperiosa impazienza gli urgeva, con primitivo vigore,
dentro all'intestino.
"Come mai Jolyon ritarda tanto? E' cos puntuale, di solito!" fece, rivolgendosi a Irene, con
evidente contrariet. "Sar certo June a trattenerlo."
"Gli innamorati sono sempre in ritardo" sentenzi la bella donna.
Swithin la fiss; e le guance gli si colorirono di un pi intenso arancione.
"E che ragione hanno di essere in ritardo? Si tratter certo di una posa."
Di sotto a codesta uscita parve brontolare tutta l'inarticolata violenza di quanto in lui
apparteneva alle generazioni primitive.
"Ditemi che ve ne pare della mia stella nuova, zio Swithin" fece Irene mollemente.
Una stella a cinque punte, formata di undici diamanti, brillava, fra le trine, sul petto della
giovane donna.
Swithin guard la stella. Egli se ne intendeva di pietre; e non si sarebbe potuto distrarre la sua
attenzione in modo pi simpatico di quello usato da Irene con la sua domanda.
"Chi ve l'ha regalata?" chiese Swithin.
"Soames."
La faccia di lei non mut minimamente d'espressione cos rispondendogli, ma gli occhi chiari
di Swithin si dilatarono come se qualcosa lo avesse d'un tratto colpito nell'intimo.
"Scommetto che vi annoiate a casa vostra" diss'egli. "Se un giorno vi piacesse di venire a
pranzar fuori con me vi farei gustare il miglior vino che si possa trovare in Londra."
"Miss June Forsyte, mister Jolyon Forsyte" annunci di nuovo l'uomo dai favoriti. "Mister
Bosinney!"
Swithin allora alz il braccio e con rombante voce disse:
"A tavola, adesso! A tavola!"
Egli prese il braccio di Irene, col pretesto che da quando erano avvenute le nozze non l'aveva
pi avuta ospite in casa sua. June, naturalmente, tocc a Bosinney che venne a trovarsi tra Irene e la
fiance. Dopo June prese posto James con mistress Nicholas accanto, quindi il vecchio Jolyon con
mistress James, Nicholas con Hatty Chessman, Soames con mistress Small, e il circolo si richiuse su
Swithin.
I pranzi familiari dei Forsyte non escono dalle loro tradizioni: quale, ad esempio, quella di non
servire hors d'oeuvre. Di tale tradizione non si conosce l'origine. I pi giovani della famiglia
l'attribuiscono all'esorbitante prezzo delle ostriche; ma  probabilmente dovuta a un impaziente
desiderio di venire al sodo, a un certo senso pratico per il quale gli hors d'oeuvre sono certo giudicati di
scarso valore nutritivo. Soltanto i James, incapaci di resistere a un'abitudine divenuta ormai quasi
generale in Park Lane, si sottraggono di quando in quando alla vecchia tradizione familiare.
Una tacita, quasi scontrosa, dimenticanza di ognuno verso gli altri segue all'atto del mettersi a
sedere, e dura tutto il tempo in cui viene consumato il primo piatto, interrotto appena da qualche
intermittente osservazione come: "Tom sta di nuovo male; non si pu proprio capire che cosa abbia!".
"Dunque Ann non esce mai la mattina?". "Come si chiama il tuo medico, Fanny? Stubbs? Oh non val
nulla!". "Winifred? Eh, s,  carica di bambini. Ne ha quattro, no? Per forza dev'essere magra a quella
maniera". "Quanto lo paghi questo sherry, Swithin? Io lo trovo troppo secco!".
Al secondo bicchiere di champagne comincia a levarsi un brontolio che, spogliato degli
occasionali accessori e ridotto all'essenziale, risulta provenire da James il quale racconta e racconta
qualcosa per un bel pezzo, talvolta anche fin mentre viene servito quello che universalmente 
considerato come il piatto principe di un festino forsytesco, voglio dire la "schiena di montone".
Mai  accaduto che un Forsyte abbia dato un pranzo senza schiena di montone.
C' qualcosa nella succulenta solidit di codesto piatto che lo rende degno di quanti godono
sulla faccia della terra, o dell'Inghilterra perlomeno, di una certa posizione. Nutriente e saporito, esso 
un piatto che veramente ci si ricorda di aver mangiato. Ha un passato e un avvenire come una somma
depositata in banca ad interesse fruttifero; e d non pochi appigli alla conversazione.
Ogni ramo della famiglia mangiava una sua particolare qualit di montone della quale vantava
con ostinazione l'eccellenza. Il vecchio Jolyon parteggiava per il montone di Dartmoor, James per
quello del Galles, Swithin per quello dei Southdowns e Nicholas sosteneva che, per quanto la gente
potesse dirne, niente resisteva al paragone di quello della Nuova Zelanda; mentre Roger, per non
mancare alla sua fama di originale della famiglia, aveva dovuto inventarsi una localit tutta particolare,
e con ingegnosa intraprendenza d'uomo che si era deciso a mettere i figli in una nuova professione,
aveva scoperto un negozio dove si vendeva roba di Germania; e come gli erano state mosse alcune
obbiezioni aveva prodotto una nota di macellaio che testificava il maggior prezzo da lui pagato per
quella carne. In quella occasione il vecchio Jolyon, rivolgendosi a June, aveva avuto una delle sue non
abituali uscite filosofiche.
"Vedi" aveva detto "che c' una punta di pazzia nei Forsyte? Te ne andrai accorgendo meglio a
mano a mano che cresci."
Soltanto Timothy si teneva fuori da questa specie di gara, poich, per quanto, non meno degli
altri, fosse ghiotto di schiena di montone, diceva che gli faceva male.
Per uno interessato allo studio psicologico dei Forsyte, questo rilevante tratto della schiena di
montone  di somma importanza; e non solo illustra insieme il loro tenace carattere, di individui e di
collettivit, ma li caratterizza come persone appartenenti, per sangue e per istinti, a quella vasta
categoria di fedeli del "nutriente saporito" che tengono in dispregio ogni frivolo richiamo del bello.
I pi giovani della famiglia avrebbero invero preferito al montone una gallina faraona o una
insalata di gamberi, qualcosa, insomma, di meno nutritivo, che parlasse di pi all'immaginazione; ma
erano donne, o, se uomini, persone corrotte dalle mogli e dalle madri che, avendo dovuto dal momento
del matrimonio mangiare schiena di montone tutti i giorni, avevano trasmesso ai figli la loro segreta
ostilit per essa.
Portata a termine la controversia sulla schiena di montone, venne servito, con un dito di vino
delle Indie Occidentali, il prosciutto di Tewkes -bury, sul quale Swithin indugi tanto a lungo da
arrestare addirittura il corso del pranzo nonch, per dedicarvisi meglio, la conversazione.
Dal suo posto accanto a mistress Septimus Small, Soames vigilava. Egli aveva le sue buone
ragioni, in riferimento a certi progetti edilizi, per osservare Bosinney. L'architetto avrebbe potuto fare
al caso suo; sembrava intelligente, cos a vederlo, addossato contro lo schienale della seggiola,
radunare con aria trasognata le briciole del pane in minuscoli bastioni. Soames not anche che il suo
vestito era di buon taglio sebbene un po' stretto come se fosse stato confezionato diversi anni prima.
Lo vide poi rivolgersi a Irene dicendole qualcosa per la quale la faccia di lei si illumin come
spesso si illuminava per gli altri, e mai per lui suo marito. Cerc di afferrare quello che stavano
dicendosi, ma c'era zia Juley ad impedirglielo con la sua chiacchiera.
Non trovava straordinario Soames quello che il reverendo Scoles aveva detto l'ultima domenica
con tanto sarcastico acume? "Di che utile sarebbe a un uomo" aveva detto "guadagnarsi la salute
dell'anima, quando perdesse tutta la sua propriet?" Tale, aveva detto, era il motto delle classi medie.
Ma che cosa aveva inteso dire? Certo doveva trattarsi di come pensa la gente delle classi medie. Lei
non sapeva... che ne pareva a Soames?
Soames rispose che lui ne sapeva meno che mai, e che Scoles, ad ogni modo, era un ciarlatano.
E come Bosinney guardava, parlando, tutto in giro alla tavola, quasi a rilevare le caratteristiche dei
convitati, egli andava tra s chiedendosi che cosa dicesse. Irene, a giudicare almeno dal suo sorriso,
approvava le osservazioni del giovanotto. Sempre approvava, Irene, quando si trattava di estranei.
Ad un tratto gli occhi di lei incontrarono quelli di Soames che subito li abbass. E il sorriso si
spense sulle labbra della bella donna.
Un ciarlatano? Che intendeva dire, Soames? Se era un ciarlatano il reverendo Scoles, un
sacerdote, tutti lo erano a questo mondo. Terribile!
"Ebbene, s, vuol dire che tutti lo sono" fece Soames.
Durante il momentaneo silenzio scandalizzato di zia Juley egli riusc ad afferrare alcune parole
di Irene che gli parve suonassero pressappoco come: "Lasciate ogni speranza, voi che entrate".
Swithin aveva intanto finito il suo prosciutto, e rivoltosi a Irene con voce da corteggiatore disse:
"Dove li comprate i funghi, voi? Dovreste prenderli da Snileybob che li ha freschi. I piccoli bottegai
non si danno mica la pena di tenerli freschi".
Essendosi Irene voltata a rispondergli, Soames vide che Bosinney la guardava sorridendo tra s.
Aveva un sorriso curioso quel giovanotto, un sorriso da bambino contento. Il nomignolo che gli aveva
dato George, "il bucaniere", non era molto indovinato, no davvero... E vedendo Bosinney rivolgersi a
June, un sorriso, ma sardonico, pass anche sulla faccia di Soames. Non gli era simpatica June. Ed essa
non sembrava molto contenta quella sera.
Il perch c'era. Aveva avuto una conversazione con James, poco prima, nei termini che
seguono.
"Sai, zio James" aveva detto la ragazza "mi sono fermata un po' sul fiume tornando a casa e ho
visto un posto magnifico per farci una casa."
James, mangiatore lento e meticoloso, si era fermato a met di un boccone.
"Eh?" chiese. "E dove?"
"Dalle parti di Pangbourne."
James si era messo in bocca un pezzo di prosciutto, June aspett.
"Non sai se il terreno  da vendere, tu?" torn a chiedere infine lo zio. "Non sai che prezzo
facciano per quei terreni?"
"S" disse June "mi sono informata." E la sua piccola faccia risoluta, di sotto alla cuprea corona
di capelli, aveva un'aria sospettosamente tesa e infervorata.
James le aveva gettato un'occhiata da inquisitore:
"Come? Hai in mente di comprar terreni?" esclam lasciando cadere la forchetta.
June si era sentita allora incoraggiata da tanto interesse. Da tempo essa accarezzava la speranza
che gli zii si valessero di Bosinney, avvantaggiando cos se stessi e lui, per costruire case di campagna.
"Oh no!" rispose. "Ma ho pensato ch'era un punto splendido per costruirci una casa di
campagna, tu... o qualcun altro."
James le dette un'occhiata di traverso e si cacci in bocca un altro pezzo di prosciutto.
"Deve costar caro il terreno da quelle parti!" disse.
June aveva preso per interesse personale quello ch'era soltanto l'impersonale eccitamento di
ogni Forsyte nel sentir parlare di qualche appetibile cosa che rischiava di passare in mano altrui.
Epper essa non volle rassegnarsi subito alla perdita dell'occasione, e insistette.
"Ma perch non vai a stare in campagna, zio James?" disse. "Vorrei avere io i tuoi denari, e ti
assicuro che non resterei a Londra neanche un giorno di pi."
James era rimasto scosso fino nel fondo della sua lunga e magra persona da queste parole della
nipote; egli non la supponeva capace di vedute tanto ardite.
"Perch non vai a stare in campagna?" ripet June. "Ti farebbe bene."
"Cosa?" attacc allora James in preda all'agitazione. "Che bene vuoi che mi faccia l'acquisto di
un terreno? E costruire case! Non ci si piglia neanche il quattro per cento!"
"Che importa questo? Avresti dell'aria buona!"
"L'aria buona!" esclam James. "Che debbo farmene io dell'aria buona?"
"Credevo che l'aria buona piacesse a tutti!" disse June sdegnosamente.
James si pass il tovagliolo sulla bocca.
"Tu non conosci il valore del denaro" fece sottraendosi allo sguardo di lei.
"No, certo, e spero di non conoscerlo mai" rispose la povera June; e, morsicatesi le labbra per
l'inesprimibile mortificazione che provava, non fiat pi.
Perch i suoi parenti dovevano essere tanto ricchi mentre Phil non sapeva mai dove prendere il
denaro per comprarsi il tabacco l'indomani? Perch non avrebbero dovuto aiutarlo? Egoisti! Perch
non poteva farsi costruire delle case di campagna da lui? June era capace di ragionare in questo
ingenuo modo, che  sempre cos patetico e qualche volta raggiunge grandi risultati. Giratasi, nella sua
sconfitta, verso Bosinney, lo vide che parlava con Irene, e subito il cuore le si raggel. E i suoi occhi,
come quelli del vecchio Jolyon quando era contrariato, presero una rabbiosa fissit.
Anche James era rimasto scosso. Si sentiva minacciato nel suo diritto di impiegare il proprio
denaro al cinque per cento. Jolyon aveva viziato quella ragazza. Nessuna delle sue ragazze, nessuna
James, avrebbe mai detto una cosa simile, che tanto pi gli pareva enorme in quanto egli era stato
molto liberale coi figli. E pensosamente rimuoveva le fragole nel piatto fino a che, cosparsele di panna,
non si mise d'un tratto a divorarle.
Che fosse tanto sconcertato non c'era da stupirsi. Erano cinquantatr anni, dal giorno in cui,
raggiunta l'et voluta dalla legge, s'era messo a fare il procuratore, che combinava ipoteche, investiva
denaro ad alti e sicuri interessi, conduceva affari sul noto principio di estorcere agli altri il massimo
compatibile con la sicurezza di s e della propria clientela, calcolava le probabili conseguenze
pecuniarie di ogni avvenimento, e non sapeva ormai pensare pi che in termini di quattrini. Il denaro
era la sua luce, un mezzo indispensabile per vedere, per giudicare, per capire, e quel "spero di non
conoscerlo mai" che June gli aveva buttato in faccia gli riempiva l'animo di cupa esasperazione. Era
ben persuaso che si trattava di una sciocchezza, se no ne avrebbe tremato. Ma dove andava il mondo?
Come tuttavia si ricord ad un tratto di Jolyon il giovane, si sent riconfortato. Che ci si poteva
aspettare dalla figlia di un padre simile? Epper a questo ricordo i suoi pensieri presero una direzione
ancor meno piacevole. Che stava succedendo tra Soames e Irene? Perch si facevano tante chiacchiere
su di loro?
Come in ogni famiglia che si rispetti, anche presso i Forsyte funzionava una specie di borsa
dove si barattavano i segreti e si quotavano le azioni dei singoli componenti. Cos si sapeva che Irene
non era contenta del suo matrimonio. Si capisce, il suo malcontento era disapprovato. Essa avrebbe
dovuto saper prima quello che voleva; una donna che ha la testa a posto non commette errori del
genere.
James consider con acrimonia com'essi avessero una graziosa casetta (piccola, era vero) in
posizione eccellente e fossero senza figli e senza preoccupazioni finanziarie. Soames era piuttosto
riservato a proposito dei suoi affari, ma si stava certo fabbricando la propria fortuna. Un buon reddito
gli veniva dalla attivit di procuratore che, come il padre, egli svolgeva in funzione di membro
dell'arcinoto studio legale Forsyte, Bustard and Forsyte, dimostrando di sapersi barcamenare con la
massima prudenza. Aveva ad esempio tratto non poco profitto da certe ipoteche riscattate proprio poco
prima che scadessero; tre o quattro piccoli colpi fortunati.
Non c'era ragione, insomma, perch Irene non fosse felice, eppure si diceva ch'essa aveva
chiesto la separazione delle camere. La cosa ad ogni modo non avrebbe potuto finire cos. Non era tipo
da adattarsi, Soames.
James lev lo sguardo sulla nuora. Uno sguardo furtivo pieno di dubbiosa freddezza, quale solo
lui sapeva dare. Esprimeva ansia e timore a un tempo, e in pi una specie di querela personale. Perch
dovevano procurargli simili angustie? Quando, dopotutto, non si trattava forse che di sciocchezze!
Erano talmente bizzarre le donne! Non si sapeva mai che cosa credere. E poi, nessuno gli diceva mai
nulla, a lui, bisognava sempre che si accorgesse da s di come stavano le cose. Di nuovo guard
furtivamente Irene, e da lei port gli occhi su Soames. Il quale, pur sempre in ascolto di zia Juley,
osservava Bosinney a capo chino.
"E lui le vuol bene, lo so" pensava James. "Lo si vede dai regali che le fa continuamente."
L'irragionevole mancanza di affetto d'Irene gli pareva strana, inesplicabile. Era un peccato,
perch dopotutto gli riusciva simpatica, cos carina, la nuora; e molto volentieri egli le avrebbe offerto
tutta la sua amicizia se essa lo avesse lasciato fare. Negli ultimi tempi era divenuta molto intima con
June; e questo certo non le faceva bene, non poteva farle bene. Cominciava a darsi arie di indipendente,
infatti, a voler pensare di testa sua. Che cosa le mancasse, lui non lo capiva proprio. Aveva una bella
casa, e tutto quello che si pu umanamente desiderare. Sarebbe bisognato che gliele scegliesse il marito
le amicizie, forse. Lasciare che se le scegliesse da s poteva riuscire pericoloso.
June, invero, con la sua mania di proteggere gli infelici, aveva strappato una confessione a Irene
e, in ricambio, le aveva illustrato la necessit di affrontare il male, anche a costo della separazione se
fosse stato necessario. Ma dinanzi a codeste esortazioni Irene era rimasta assorta in riflessivo silenzio,
come spaventata dal pensiero di una simile lotta a sangue freddo. Mai Soames gliela avrebbe data vinta.
"Che importa?" aveva esclamato June. "Che importa che lui non te la dia vinta? Faccia quello
che crede; tocca a te resistere!"
E, senza scrupolo alcuno, era arrivata a parlare della cosa pressappoco negli stessi termini con
le zie installate da Timothy, le quali, naturalmente, si erano affrettate ad informare James riempiendogli
l'animo di indignazione e di orrore.
Egli si chiese, e stentava a formularselo dentro, che cosa sarebbe successo se Irene si fosse
davvero messa in testa di lasciare Soames. Tanto intollerabile gli riusc questo pensiero che subito lo
allontan. Era suscitatore di ben fosche visioni. E il chiasso che ne avrebbero menato le lingue familiari
alle sue orecchie! E l'avvenimento per se stesso, ah, no! era troppo vicino a lui, riguardava uno dei suoi
figli, e mai, mai egli avrebbe potuto sopportarne il peso! Per fortuna che Irene non aveva quattrini: solo
una misera rendita di cinquanta sterline l'anno! E con disprezzo pens al defunto Heron che non le
aveva lasciato nulla di nulla! Divagando di pensiero in pensiero a codesto modo sopra il suo bicchiere
vuoto, con le lunghe gambe avviticchiate di sotto alla tavola, egli dimentic di alzarsi quando le signore
lasciarono la sala da pranzo. Avrebbe parlato a Soames, lo avrebbe messo in guardia; mica potevano
continuare cos, lui e la moglie, dato come stavano le cose. E intanto guardava con antipatia il bicchiere
di June che la fanciulla aveva lasciato colmo di vino.
"E pensare che in fondo a tutto questo c' quel soldino di cacio" mormor. "Irene da sola, non
sarebbe mai stata capace di tanto!" Aveva immaginazione, James.
La voce di Swithin lo strapp alla sua fantasticheria.
"Mi  costato quattrocento sterline" stava dicendo costui. "E' un'opera d'arte autentica."
"Quattrocento!" esclam Nicholas. "Sono molte quattrocento, perbacco!"
L'oggetto di cui si parlava era un gruppo scultorio in marmo italiano che da un alto piedestallo
pure di marmo, diffondeva per la sala un'atmosfera di cultura. Sei nudi femminili di assai raffinata
fattura indicavano una figura centrale, nuda e femminile a sua volta, che indicava se stessa, suscitando
cos in chi guardava un gradevolissimo senso della sua importanza. La zia Juley, seduta di faccia al
gruppo, aveva avuto parecchio da fare per tenerne gli occhi distolti durante tutta la sera.
Parl il vecchio Jolyon; era stato lui ad iniziare la discussione.
"Vuoi darmi a bere che hai pagato quattrocento sterline questa roba?" disse. "Quattrocento fichi
secchi!"
Tra le punte del colletto la pappagorgia di Swithin si mosse nella seconda penosa oscillazione
della serata.
"Quattrocento, ti dico, quattrocento sterline, in autentica moneta inglese, non un penny di meno.
E non le rimpiango affatto. E' un lavoro italiano, italiano moderno; mica dei soliti che si fanno da noi!"
Soames sollev l'angolo del labbro superiore in un sorriso, e ferm lo sguardo su Bosinney.
L'architetto faceva smorfie di l dal fumo del suo sigaro. Adesso s che sembrava davvero un
bucaniere.
"Ce n' del lavoro in tutte quelle figure" intervenne James, non poco impressionato dalle
dimensioni del gruppo. "Sono sicuro che ci si piglierebbero dei bei soldi a venderlo da Jobson."
"Quel povero diavolo di straniero che lo ha fatto" riprese Swithin "ne voleva cinquecento.
Gliene ho dato quattro. Ma vi assicuro che vale otto. Era mezzo morto di fame, il povero diavolo."
"Ah!" squill Nicholas all'improvviso "che fosse un poveraccio lo credo bene. Sono tutti cos
gli artisti! Vorrei sapere come ci riescono a campare. Per esempio quel Flageoletti che Fanny e le mie
ragazze chiamano sempre in casa a suonare il violino. Guadagner cento sterline l'anno, al massimo."
James scosse il capo.
"Ah, io non lo so proprio come facciano a vivere!"
Il vecchio Jolyon si era alzato, ed avvicinatosi al gruppo lo esaminava, sigaro in bocca, parte
per parte.
"Io, per me, non l'avrei pagato neanche due sterline!" sentenzi alla fine.
Soames vide suo padre e Nicholas scambiarsi degli sguardi inquieti. Dall'altra parte di Swithin,
Bosinney era sempre avvolto di fumo.
"Vorrei sapere che ne pensa lui" si chiese Soames che non ignorava come il gruppo fosse vieux
jeu, di un gusto arretrato senza speranza. Da Jobson era un pezzo che non si vendevano pi lavori del
genere.
Quindi echeggi la risposta di Swithin.
"Che vuoi saperne tu di scultura?" diss'egli. "Se parli di quadri ti credo, ammetter che te ne
intendi. Ma quando mai ti sei occupato di statue?"
Il vecchio Jolyon se ne torn al suo posto, fumando a tutta forza. Non valeva la pena di mettersi
adesso a discutere con quell'animale di Swithin, testardo peggio di un mulo, che mai, mai era stato
capace di distinguere una statua da un... da un cappello di paglia.
"Stucco!" si limit a dire.
Era un pezzo che Swithin si conteneva. Era del resto, per via del colletto, nella fisica
impossibilit di abbandonarsi a uno sfogo. Ma questa volta sbatt il pugno sulla tavola.
"Stucco lo chiami! Vorrei vedere qualcosa che valga la met di quello stucco, in casa tua!"
E di sotto alle sue parole si sentiva rombare di nuovo la violenza delle generazioni primigenie.
Ma James fu pronto a salvare la situazione.
"Ebbene" diss'egli "vediamo che ne pensa mister Bosinney. Voi che siete architetto, ve ne
intenderete di statue e di cose cos, non  vero?"
Tutti si voltarono a guardare Bosinney, e aspettarono, in strana attitudine di sospetto, la sua
risposta.
Soames, aprendo la bocca per la prima volta, insistette:
"Sicuro! Che ne pensate voi?"
Allora, con freddezza estrema, Bosinney rispose:
"Penso che  un'opera notevole."
Parlando, si era rivolto a Swithin, ma i suoi occhi intanto avevano sorriso con malizia al vecchio
Jolyon. Ma Soames non si sentiva soddisfatto.
"Notevole per cosa?"
"Per la sua, ecco, per la sua navet."
Un silenzio impressionante segu a queste ultime parole. E solo Swithin era in dubbio se questo
fosse, o no, un complimento.
...
.
...
4. Soames vuol fabbricarsi una casa.
...
.
...
Tre giorni dopo il pranzo da Swithin, Soames Forsyte usciva dal portone verde di casa sua e, attraversato lo square, si voltava indietro a confermarsi nell'impressione che occorreva ridipingere la facciata. Aveva lasciato la moglie a sedere sul sof del salotto, con le mani incrociate sul grembo, evidentemente in attesa di restare sola. E ci non era insolito. Accadeva ormai, a dire il vero, ogni giorno. Che diavolo potesse avere, quella donna, con lui, egli non riusciva a capirlo. Mica beveva; mica faceva debiti, o giocava, o bestemmiava; mica era un uomo violento; mica aveva brutte amicizie; mica passava le notti fuori di casa! Tutt'altro!
.
La profonda, sommessa avversione ch'egli avvertiva nella moglie era un mistero, e svegliava
terribili ire nei labirinti del suo animo. Ch'essa si fosse sbagliata e non lo amasse, che avesse cercato di
amarlo e non vi fosse riuscita, egli non poteva ammetterlo.
Bisognava non essere un Forsyte per immaginare ed ammettere una causa del genere.
Soames era dunque costretto a gettare il biasimo della cosa tutto sulla moglie. Mai egli aveva
incontrato una donna tanto capace di ispirare amore intorno a s. Dovunque la portasse egli vedeva
come tutti gli uomini fossero attratti da lei. Gli sguardi, i modi, le voci stesse lo dicevano. E dinanzi a
tanti omaggi la condotta di Irene era stata sempre, bisognava riconoscerlo, delle pi irreprensibili.
Ch'essa potesse essere una di quelle donne non troppo comuni del resto tra le anglosassoni, fatte per
amare ed essere amate, che quando non amano non credono di vivere, non gli era mai passato per la
testa. Il potere di attrazione del quale era dotata egli lo considerava quale un maggior valore della
propriet che Irene costituiva per lui; epper gli faceva sospettare ch'essa avrebbe forse potuto dare
altrettanto quanto riceveva, laddove a lui, invece, non dava nulla. "Perch dunque mi ha sposato?" era
l'eterna domanda ch'egli si poneva, immemore della corte che le aveva fatto, dell'anno e mezzo che
l'aveva assediata, che aveva atteso il suo "S", inventando di tutto per divertirla, offrendole doni su
doni, tornando ogni tanto ad avanzare la proposta di matrimonio, e con la sua presenza perenne tenendo
lontani da lei gli altri ammiratori. Aveva dimenticato il giorno in cui, accortamente approfittando di un
acuirsi del dissenso che correva tra Irene e i suoi familiari, era riuscito a coronare di successo i propri
sforzi. Se qualcosa ancora ricordava di quei tempi, era il modo capricciosamente civettuolo col quale lo
aveva trattato quella fanciulla dagli occhi neri e dai capelli d'oro. E certo non ricordava pi
l'espressione di strana, passiva supplicit che aveva preso la faccia di lei il giorno che, d'un tratto, si
era dichiarata pronta a sposarlo.
La sua era stata una di quelle adorazioni assidue lodate dai libri e dalla gente, che finiscono con
la gloria dell'innamorato che tanto ha battuto il ferro da renderlo malleabile, e che promettono una
felicit avvenire festosa come la campana del matrimonio.
Guardandosi dattorno in cagnesco, Soames camminava lungo il lato in ombra della strada, alla
volta dei quartieri orientali.
Se non si decideva a stabilirsi in campagna e fabbricare l, bisognava rimettere la casa un po' a
nuovo.
Era la centesima volta in quel mese ch'egli si poneva tale problema. E si capisce: precipitare le
cose non portava mai a nulla di buono! Egli aveva un'ottima posizione, con un reddito che stava per
toccare le tremila sterline l'anno; ma i capitali investiti non erano forse tanto grossi come credeva suo
padre, sempre incline a presumere i figli pi ricchi del probabile. "Posso disporre abbastanza
facilmente di ottomila sterline" pens Soames "senza richiedere il denaro prestato a Robertson o quello
di Nicholl."
Si era fermato a guardare la mostra di un mercante di quadri. Era un amateur, Soames, e aveva
una stanzetta, al numero 62 di Montpellier Square, piena di tele ammucchiate contro il muro, in
mancanza di spazio per appenderli. Le portava a casa nel tornare dalla City, in genere dopo l'imbrunire,
e solo la domenica pomeriggio passava alcune ore nella stanzetta, e rivoltava le tele alla luce
esaminandone le firme e facendone magari degli elenchi.
Per lo pi si trattava di paesaggi con in primo piano qualche figura, e tornavano a testimonianza
di un'oscura rivolta contro Londra e le sue alte case, le sue strade interminabili, dove Soames, come
tutti gli altri della sua classe e della sua schiatta, era costretto a passare l'esistenza. Ogni tanto, poi, egli
prendeva seco un quadro o due e, andando in cab alla City, si fermava a lasciarli da Jobson.
Assai di rado li faceva vedere a qualcuno; Irene stessa, la cui opinione egli segretamente
rispettava, e forse proprio per questo non chiedeva mai, entrava in quella stanza solo quando le urgeva
parlare per qualcosa di domestico al marito. N allora veniva invitata a guardare i quadri, n essa
chiedeva di guardarli. E Soames, naturalmente, se ne rammaricava. Era un orgoglio, da parte di lei, che
gli dava ai nervi, e, nel segreto dell'animo, lo spaventava, anche.
La vetrina della bottega rifletteva ora la sua immagine, eretta dinanzi a lui.
I suoi capelli lisci che uscivan dal cappello ai due lati della fronte brillavano non meno del
cappello stesso; le pallide, piatte guance, il profilo delle labbra perfettamente rase, il mento fermo,
grigio di barba fatta allora, la giacca nera compostamente abbottonata davano a tutta la sua persona un
imperturbabile aspetto di discretezza e di riserbo, mentre i gelidi occhi grigi dallo sguardo teso,
frammezzo ai quali la fronte era solcata da una ruga profonda, guardavano con l'aria di saperla lunga su
qualche segreta debolezza.
Soames osserv i quadri esposti, i nomi dei rispettivi autori, e calcolato, ma senza la
soddisfazione che di solito traeva da questi interni apprezzamenti, il loro probabile valore, riprese la
sua strada.
Il numero 62 di Montpellier Square poteva offrirgli abitazione ancora per un anno, s'egli si
fosse deciso a fabbricare. E per fabbricare il momento era favorevole: mai il denaro aveva avuto, da
anni e anni, tanto valore, e il sito visto a Robin Hill, quando in primavera si era recato da quelle parti
per l'ipoteca di Nicholl, non avrebbe potuto essere migliore. A dodici miglia appena da Hyde Park
Corner, sarebbe certo aumentato, con l'andar del tempo, di valore. Fabbricarvi dunque una casa, e
fabbricarvela, si capisce, in ottimo stile, non poteva non significare un impiego di capitale di
prim'ordine.
L'idea di essere l'unico della famiglia a possedere una casa di campagna non poteva avere gran
peso nella bilancia delle sue decisioni: ogni sentimento, anche quello della posizione sociale, non
essendo, per un vero Forsyte, che un lusso cui cedere semmai solo dopo la pi ampia soddisfazione
degli appetiti pei vantaggi materiali.
Ma come strappare Irene via da Londra, come strapparla alle occasioni che in Londra aveva di
andare attorno a veder gente, come deciderla ad abbandonare gli amici e tutti coloro che le montavano
la testa? Questo era il punto! Come distaccarla da June? June aveva antipatia per lui, e lui per lei. Non
per nulla scorreva il medesimo sangue nelle loro vene!
Portando Irene via da Londra tutto si sarebbe risolto da s. Essa sarebbe stata certo contenta
della casa nuova, e col suo amore per l'arte avrebbe potuto trarre godimenti infiniti dalla decorazione!
Bisognava che la casa fosse proprio di "bello stile", tale da poter sempre avere un gran valore,
qualchecosa di unico nel suo genere come quella che si era fatta ultimamente fabbricare Parkes con una
torre allato. Ma Parkes aveva dovuto, almeno a quanto diceva lui, pagare all'architetto un onorario
disastroso. Non si sapeva mai dove si andava a finire con quella gente; se avevano un nome ci si
rimetteva un patrimonio e bisognava trattarli coi guanti; e se non avevano un nome, se non erano di
prim'ordine, il fabbricato risultava una porcheria. All'idea della torre di Parkes egli sentiva che non
poteva fare a meno di ricorrere a un architetto di prim'ordine.
Per questo ora pensava a Bosinney. Dopo il pranzo in casa di Swithin, si era informato
ottenendo un risultato, seppur magro, abbastanza incoraggiante.
"Uno della nuova scuola!" gli avevano risposto.
"Intelligente?"
"Intelligente s, e parecchio anche, ma un po...' un po' nelle nuvole!"
Non era riuscito a scoprire quali case Bosinney avesse gi costruito, n qual genere di onorario
chiedesse. Aveva ad ogni modo l'impressione che gli sarebbe stato facile imporre lui le condizioni. Pi
ci pensava e pi era contento della propria idea. L'affare sarebbe rimasto cos in famiglia, e ci lo
soddisfaceva nel suo istinto di Forsyte; inoltre avrebbe certo ottenuto un prezzo di favore, se non
proprio puramente formale quale, in fondo, sarebbe stato giusto data l'occasione che ne aveva
Bosinney: si trattava di fabbricare un edificio fuori del comune, di mettere alla prova tutte le sue
possibilit di artista.
Soames pensava compiaciuto alle ordinazioni di lavoro che il giovane architetto avrebbe senza
dubbio ricevuto in seguito da mille parti; poich, da vero Forsyte, l'idea del proprio tornaconto lo
rendeva profondamente ottimista.
Lo studio di Bosinney si trovava nella Sloane Street, vicinissimo a casa sua, e cos egli sarebbe
stato in grado di sorvegliare lo sviluppo del progetto.
Irene, inoltre, si sarebbe dimostrata certo propensa ad abbandonare Londra, se ne veniva un
utile al fidanzato della sua pi grande amica. Poteva dipenderne lo stesso matrimonio di June. E Irene
non avrebbe mai voluto essere d'ostacolo al matrimonio di June; la conosceva bene, lui. Ecco dunque
che il far piacere a June tornava a suo vantaggio.
Bosinney, poi, per quanto sembrasse persona accorta, aveva l'aria, che costituiva una delle sue
maggiori attrattive, di non sapere da che parte il suo pane fosse imburrato; e doveva essere certo
arrendevole in fatto di denaro. Questo, Soames lo pens con animo sgombro da ogni intenzione di
frode; lo pens perch gli veniva naturale pensarlo, come naturale sarebbe venuto ad ogni vero uomo di
affari, ad ognuno dei mille uomini di affari tra i quali in quel momento egli camminava verso la
Ludgate Hill. Non faceva, pensandolo, che obbedire alle imperscrutabili leggi della classe cui
apparteneva, fors'anche della natura umana stessa.
Intanto che lavorava di gomiti ad aprirsi il cammino nella folla, i suoi occhi, che di solito teneva
abbassati a fissare il suolo, si alzarono d'improvviso per posarsi sulla cupola di San Paolo. Aveva uno
strano fascino, quella vecchia cupola, su Soames, e non una sola volta, ma due e anche tre la settimana
egli interrompeva il suo quotidiano tragitto per entrare nel duomo e sostare una decina di minuti
nell'ombra delle sue navate a passare in rassegna i nomi e gli epitaffi dei marmi funerari. Era
inesplicabile l'attrazione che la grande chiesa esercitava su un uomo come lui, a meno che non si
volesse attribuirla al fatto che quella sosta lo aiutava a concentrarsi tutto sull'affare della giornata. Non
per nulla egli vi entrava proprio nei giorni in cui gli occorreva prendere qualche decisione di particolare
importanza, che richiedeva particolare acume; vi entrava, silenzioso e circospetto come un topo, e,
dopo aver vagato da epitaffio a epitaffio, se ne tornava fuori nello stesso furtivo modo e tirava dritto su
per Cheapside, con un po' pi di risoluta deliberazione nel portamento, quasi avesse visto qualcosa che
desiderava da un pezzo acquistare.
Entr anche quella mattina nel vecchio duomo, ma invece di strisciare da una tomba all'altra
lev gli occhi alle colonne e agli alti spazi delle navate e rimase immobile, in quell'atteggiamento di
spirituale compunzione che si prende tutti quando si  in chiesa, bianco in volto come un gesso, le mani
inguantate sul manico dell'ombrello, sotto la volta immensa della cupola. A un certo punto alz le
mani. Gli era forse venuta qualche ispirazione religiosa?
"Sicuro" egli pens. "Bisogna che abbia spazio per appendere i miei quadri."
E quella sera, al ritorno dalla City, sal da Bosinney. Trov l'architetto in maniche di camicia,
con la pipa in bocca, intento a tracciar le linee di un progetto. Rifiutandosi di bere qualcosa Soames
venne subito a parlare di ci che lo interessava.
"Se domenica non avete nulla di meglio da fare vorrei che mi accompagnaste a Robin Hill e mi
deste il parere circa un terreno da costruzioni."
"Avete intenzione di fabbricare?"
"Forse" disse Soames "ma non ne parliamo per ora. Ho bisogno solo del vostro parere sul
terreno."
"Benissimo" rispose l'architetto.
Soames si guard attorno.
"Siete installato piuttosto in alto, eh?" osserv.
Pi poteva saperne sulla natura e la portata degli affari di Bosinney e meglio era.
"Finora mi ci son trovato abbastanza bene" rispose l'architetto. "Certo non  luogo che fa per
voi."
Con un colpo egli scaric la pipa della cenere, ma se la rimise vuota tra i denti; forse perch ci
trovava un aiuto a sostenere la conversazione. Soames not un incavo in ognuna delle guance, quasi
che se le succhiasse dal di dentro.
"E quanto pagate per questo genere di studio?" chiese il Forsyte.
"Parecchio!" rispose Bosinney. "Cinquanta sterline!"
Soames ne fu favorevolmente impressionato.
"Lo credo bene che  caro" osserv. "Dunque domenica vengo a chiamarvi verso le undici."
La domenica non manc di passare in vettura a prender Bosinney e portarselo alla stazione.
Giunti a Robin Hill non trovarono alcun mezzo di trasporto e si avviarono a piedi per il miglio e mezzo
di strada che li separava dal luogo da vedere.
Era il primo di agosto, splendida giornata con un gran sole caldo e un cielo senza nuvole, e su
per il rettilineo, stretto sentiero che portava in cima alla collina i loro piedi levarono una polvere gialla.
"Terreno sabbioso, eh?" fece Soames dando una furtiva occhiata alla giacca che indossava
Bosinney. Questi portava grossi fascicoli di carte infilati nelle tasche, e sotto il braccio un curioso
bastone. Queste ed altre singolarit non sfuggirono a Soames, e siccome credeva che solo un uomo
intelligente, o semmai, un bucaniere, poteva prendersi di tali libert col proprio aspetto, egli ne trasse,
per quanto sconcertato ne fosse, una certa soddisfazione. Non tornava a riprova, tutto ci, delle qualit
da cui egli si aspettava inevitabile vantaggio? Purch l'amico sapesse costruire, il suo modo di vestire
importava poco.
"Vi ho detto" fece "che questa casa dev'essere una sorpresa: non ne parlate dunque con
nessuno, mi raccomando. Io non parlo mai dei miei affari prima di averli condotti al termine."
Bosinney assent col capo.
"Capirete" continu Soames "uno deve tenere le donne alla larga dai propri progetti,
diversamente non sa mai dove va a finire."
"Sicuro!" esclam Bosinney. "Donna, danno."
Cos pensava Soames da un pezzo in fondo al suo cuore, ma non aveva mai osato formularselo
in precise parole.
"Oh bene!" mormor. "Allora voi cominciate a..."
S'interruppe per poi soggiungere in un irresistibile impulso di antipatia: "Eh, June ha un
caratterino tutto suo, l'ha sempre avuto!"
"In un angelo non  molto pericoloso."
Soames non aveva mai chiamato angelo Irene. Non poteva mica violare i suoi pi alti istinti
mettendo in pubblico cos il valore che attribuiva alla moglie, dando via, insomma, se stesso per nulla.
Perci non rispose.
Avevano raggiunto un sentiero appena tracciato che andava attraverso un pascolo. Tagliando
questo ad angolo retto, una carreggiata portava verso una cava di ghiaia, di l dalla quale spuntavano i
comignoli di un cottage tra il fogliame dei primi alberi d'un bosco. Piume d'erba coprivano a ciuffi
l'accidentato terreno, e un volo di allodole si alzava qua e l da esso nel luminoso vaporo del sole.
Lontano sull'orizzonte, oltre l'infinito succedersi dei campi e delle siepi, si profilava una catena di
poggi.
Soames condusse Bosinney sino alla parte opposta del campo, poi si ferm. Era quello il punto
scelto, ma ora egli esitava a rivelarlo.
"L'incaricato della vendita abita in quel cottage" disse. "Faremo colazione da lui. Sar meglio
mangiare prima, non vi pare? Dopo si parler della cosa."
Di nuovo fece strada sino al cottage dove l'agente, un uomo grande e grosso dal volto massiccio
con un barbone pepe e sale, Oliver di nome, diede loro il benvenuto. Soames assaggi appena il cibo, e
tutto il tempo guard Bosinney furtivamente passandosi di tratto in tratto il suo fazzoletto di seta sulla
fronte. Infine il pasto ebbe termine e Bosinney si lev in piedi.
"Avrete da parlare di affari, m'immagino" diss'egli. "Vado a dare un'occhiata qui intorno." E
senza aspettare risposta usc dalla stanza.
Soames era procuratore per la propriet di cui ora voleva acquistare un pezzo, e pass quasi
un'ora con l'agente ad esaminare carte e discutere sulle ipoteche di Nicholl e degli altri; fu poi come
per caso che condusse il discorso sul punto che lo interessava.
"I vostri padroni dovrebbero farmi dei prezzi di favore" disse. "Sarei io il primo a costruire da
queste parti."
Oliver scroll il capo.
"Il lotto che avete scelto voi, sir" diss'egli " quello che siamo in grado di cedere pi a buon
mercato. Quelli in cima costano parecchio di pi."
"Ma io non ho ancora deciso nulla" fece Soames. "Pu anche darsi che rinunci a fabbricare. E'
un terreno che costa troppo."
"Be', mister Forsyte, se non volete mi dispiace tanto, ma credo che farete uno sbaglio. Non c'
terreno in tutti i dintorni di Londra che abbia una veduta come questo, e cos a buon mercato. Vedreste
che folla di compratori salterebbe fuori se si mettesse un avviso sui giornali."
Si scambiarono uno sguardo, e le loro facce dicevano chiaramente l'un l'altro: "Vi stimo troppo
come uomo d'affari, per credere a una sola delle vostre parole".
"Bene" torn alla carica Soames "io non ho deciso proprio nulla, e sono pronto a lasciar andare
la cosa."
E su questo prese il suo ombrello, senza il minimo accenno di stretta tocc con la sua diaccia
mano quella dell'agente, e usc nel sole.
A lenti passi, immerso in profonda meditazione, si port sul luogo del terreno contrattato.
L'istinto gli diceva che l'agente non aveva mentito. Era un posto proprio a buon mercato. Epper egli
sospettava che l'agente non fosse sicuro ch'era a buon mercato: sicch il suo giudizio intuitivo
costituiva un vantaggio su quanto quello credeva di saperne.
"A buon mercato o no, poco importa, io voglio averlo" decise tra di s.
Le allodole si alzavano in volo dinanzi ai suoi passi, l'aria era piena di farfalle; fragranze soavi
salivano dall'erba selvatica. Un umoroso odore di felci si sprigionava a tratti dal bosco, nascosti nei
recessi del quale tubavano i piccioni, mentre la calda brezza estiva portava ritmici rintocchi di campana
da invisibili chiese.
Soames camminava con gli occhi a terra, e apriva e chiudeva continuamente le labbra come
pregustando qualcosa di saporito. Ma sul luogo del suo sogno Bosinney non c'era: dopo aver aspettato
un poco, Soames attravers il campo in direzione del pendio. Avrebbe chiamato, se non fosse stato per
il timore che aveva della propria voce.
Il campo era deserto come una prateria, e solo il tramesto delle lepri che saltavano a rintanarsi
nei loro buchi, e il canto delle allodole ne rompevano il silenzio.
Soames, pioniere della grande armata dei Forsyte che si avanzava a civilizzare quell'angolo
selvaggio, si sent intimidito da tanta solenne solitudine, e da quegli invisibili canti, dal dolce tepore di
quell'aria. Gi si preparava a ritornare sui propri passi quando infine scorse Bosinney.
L'architetto se ne stava sdraiato ai piedi di un'enorme quercia il cui tronco, spiegando un ampio
ventaglio di rami e fogliame, sorgeva, corroso dagli anni, in cima al pendio.
Soames fu obbligato a toccarlo sulla spalla per fargli alzare gli occhi.
"Ah, Forsyte" disse il giovane "questo  il posto che ci vuole per la vostra casa! Guardate!"
Soames guard, poi freddamente disse:
"Non avete torto, ma questo posto mi costerebbe una volta e mezzo quell'altro."
"Che importa se vi costasse di pi? Guardate che panorama!"
Il grano maturo si stendeva dai loro piedi gi sino al verde cupo di un boschetto ceduo. Una
pianura di campi e siepi raggiungeva di l l'azzurrognola linea delle colline. Sulla destra luccicava
l'argentea striscia del fiume.
Il cielo era cos azzurro, e cos limpida la luce del sole, che l'estate pareva dovesse regnare in
eterno sopra quel paesaggio. Per l'immobile aere vagavano lievissimi peli di cardo. Il calore si
muoveva sopra al grano, e un morbido, insensibile murmure, che pareva prodotto dal trascorrere felice
di quei luminosi minuti, pervadeva ogni cosa.
Guardava, Soames, e malgrado se stesso si sentiva gonfiare il petto da uno strano impulso
nuovo. Vivere l, davanti a tanto spazio, poter mostrare quel paesaggio agli amici, poterne parlare,
possederlo! Il sangue gli afflu alle gote. Quel tepore, quello splendore, quell'aria radiosa gli
invadevano i sensi come quattro anni prima la bellezza di Irene.
Furtivamente gett uno sguardo a Bosinney i cui occhi, quegli occhi di "leopardo non del tutto
addomesticato" come aveva detto il cocchiere di Jolyon, sembravano correre selvaggi per la campagna.
Il sole illuminava le prominenze della sua faccia: gli zigomi, il mento e quelle delle sopracciglia. Aveva
un'aspra espressione di noncurante entusiasmo che Soames non trov affatto gradevole.
Il grano s'incresp a un lungo, morbido fiato di vento che fin per sfiorare, caldo, le loro facce.
"Vi fabbricherei una reggia in questo posto" disse Bosinney, rompendo il silenzio.
"Lo credo bene" rispose Soames seccamente. "Non siete voi a doverla pagare."
"Basterebbero ottomila sterline, e vi farei un palazzo."
Soames era impallidito, sosteneva una lotta nel suo intimo. E, abbassati gli occhi, disse
caparbiamente: "Non posso permettermelo".
E lentamente, con la sua andatura pensosa, condusse Bosinney al luogo precedentemente scelto.
L si trattennero un pezzo a discutere certi particolari della casa da costruire, infine Soames
ritorn dall'agente.
Ricomparve una mezz'ora dopo per mettersi in cammino con Bosinney alla volta della stazione.
"Ebbene" disse, socchiudendo le labbra. "Sapete che ho finito per prendere il posto che volevate
voi?"
Quindi di nuovo ammutol, e confusamente si domandava come mai quell'individuo, per il
quale non nutriva in fondo che disprezzo, avesse potuto influenzare la sua decisione.
...
.
...
5. Vita familiare di un Forsyte.
...
.
...
Come i mille e mille illuminati londinesi della sua classe e generazione, che pi non credono
nelle seggiole di velluto rosso e trovano i gruppi in marmo d'Italia vieux jeu, Soames Forsyte aveva
abitazione in una casa dotata di un certo decoro artistico. Alla porta c'era un martello di rame, di
disegno originale, mica di quelli a serie; le finestre avevano infissi moderni che si aprivano sull'infuori
e portavano penzoloni dal davanzale cassettine colme di fucsie; e sul di dietro (cosa di gran conto) si
apriva un cortiletto col pavimento a mattonelle color verde giada e tutto intorno turchini vasi di ortensie
rosa. Ivi, al riparo di un pavimento giapponese in pergamena dipinta che chiudeva buona parte del
fondo, i padroni di casa e i loro visitatori potevano, senza esser visti da occhi curiosi, prendere il t ed
esaminare a loro agio le ultime tabacchiere d'argento acquistate da Soames per la sua collezione.
La decorazione degli interni stava tra lo stile Impero e l'estetismo di William Morris. Per
dimensioni la casa era piuttosto comoda, e aveva innumerevoli cantucci come nidi d'uccello nei quali si
vedevano posati ninnoli di argento, a guisa di uova.
La perfezione dell'ambiente risentiva di due diversi generi di raffinatezza in lotta. Difatti,
mentre la padrona di casa avrebbe condotto vita elegante anche su un'isola deserta, per il padrone il
buon gusto equivaleva a un impiego di capitale onde farsi strada nel mondo secondo le leggi della
concorrenza. Codesto impulso a gareggiar d'eleganza aveva fatto s che Soames fosse stato, negli anni
dell'universit, il primo a portare panciotto bianco d'estate e panciotto di velluto l'inverno, che si
guardasse bene dal comparire in pubblico con la cravatta male annodata, e che, in occasione di una
solennit studentesca in cui egli doveva recitare Molire, si chinasse, al cospetto di una gran folla, a
spolverarsi le scarpe di cuoio brevettato.
Come tanti e tanti londinesi, sempre pareva Soames impeccabilmente nuovo di zecca. E
impossibile era immaginarselo con un solo capello fuori di posto, con la cravatta deviata di mezzo
millimetro dalla perpendicolare, col colletto non perfettamente lucido. Nulla al mondo avrebbe potuto
dissuaderlo dal fare il suo bagno quotidiano, dacch fare il bagno tutti i giorni era di moda e si poteva
ostentare il pi amaro disprezzo per colui che se ne asteneva.
Irene era invece da immaginare come una ninfa intenta a bagnarsi in una fonte allato di qualche
sentiero, nient'altro che per godersi la freschezza dell'acqua e in essa rimirare le proprie belle forme.
Nel conflitto di questi due cos diversi modi d'intendere la vita, la donna si era trovata ridotta
con le spalle al muro. Come nella lotta tra sassoni e celti che ancora si protrae in seno al popolo inglese,
il temperamento pi impressionabile e sensibile era stato costretto ad accollarsi una sovrastruttura di
convenzioni.
Cos la casa era andata acquistando una stretta somiglianza con le altre cento e cento case
abitate dalle medesime aspirazioni superiori; era insomma divenuta: "La deliziosa casetta di Soames
Forsyte, una casetta proprio originale, mia cara, proprio di buon gusto!".
Leggete James Peabody, Thomas Atkins, Emmanuel Spagnoletti o un altro nome qualunque
dell'alta borghesia londinese al posto di Soames Forsyte, e se anche la decorazione e l'arredamento
saranno diversi la frase riuscir applicabile lo stesso.
La sera dell'otto agosto, una settimana dopo la spedizione a Robin Hill, nella sala da pranzo di
quella casa "proprio originale, mia cara, proprio elegante", Soames e Irene si trovavano intenti a
consumare il loro pasto. Mangiare caldo la domenica costituiva una piccola distinzione comune a tutte
le case del genere. Non appena sposatosi Soames aveva dettato la legge: "Resti inteso che i domestici
devono servire pranzo caldo la domenica, e non facciano storie".
La cosa non aveva prodotto nessuna rivoluzione. Dacch i domestici, brutto segno per Soames,
erano affezionati a Irene che, a dispetto di ogni solida tradizione, riconosceva loro il diritto di avere
parte nelle debolezze dell'umana natura.
I felici coniugi se ne stavano seduti, non gi l'uno di fronte all'altro ma in modo da formare
angolo retto, alla bella tavola di mogano, apparecchiata, per distinzione, senza tovaglia. Nessuno dei
due aveva ancora aperto bocca.
A Soames piaceva, durante il pranzo, parlare di affari o di compere. N il silenzio di Irene gli
dava mai noia. Ma quella sera gli riusciva impossibile dire una parola. Tutta la settimana aveva durato
fatica a tenersi per s la decisione presa di fabbricare, e ora voleva comunicarlo alla moglie.
Il nervosismo in cui lo teneva il fatto della rivelazione da fare, lo irritava profondamente. Non
c'era ragione ch'essa lo mettesse in tale stato d'animo; moglie e marito non dovrebbero essere che una
sola persona. Irene non lo aveva guardato neanche una volta da quando si erano messi a tavola; e
Soames si domandava che diamine potesse aver pensato tutto quel tempo. Era duro per un marito che
lavorava come lavorava lui a far quattrini per lei, s, e con la pena nel cuore, era proprio duro vedersela
seduta davanti con aria... con aria di persona che vive in un carcere. Ce n'era abbastanza per alzarsi da
tavola e piantarla l sola in mezzo alla stanza.
Di sotto al paralume rosa del lampadario la luce ricadeva sul collo e sulle braccia di Irene.
Soames voleva vederla in vestito da sera quando pranzavano; trovava in questo fatto un inesprimibile
senso di superiorit verso la maggioranza dei suoi conoscenti, le cui mogli si contentavano di sedere a
tavola in abito da pomeriggio.
Nella luce rosa l'ambra dei capelli e la bianca carnagione contrastavano stranamente con gli
occhi scuri.
Poteva un uomo possedere qualcosa di pi incantevole di quella tavola smagliante con quelle
rose stellate dai morbidi petali, quei bicchieri color rubino, quel servizio di terso argento? qualcosa di
pi delizioso di quella donna seduta l davanti? La gratitudine non era una virt pei Forsyte che,
arrivisti e pieni di buonsenso quant'altri mai, non avevano mai avuto occasione di sperimentarla; e
Soames non provava che un'esasperante sofferenza per non poter possedere sua moglie con tutta la
pienezza con la quale si credeva in diritto di possederla, per non potere, stendendo semplicemente la
mano come su una di quelle rose, coglierla e aspirarne i pi intimi segreti del cuore.
Da tutte le altre cose di cui egli godeva il possesso: argenti, quadri, case, capitali, poteva trarre
intime soddisfazioni segrete; da Irene nulla.
C'era una condanna su di lui. Il suo temperamento di uomo d'affari si ribellava contro l'oscura
sensazione che Irene non fosse fatta per lui. Egli l'aveva sposata, l'aveva conquistata, ridotta sua, e gli
pareva contrario alla pi fondamentale tra tutte le leggi, alla legge di propriet, di non poterne
possedere che il corpo, ammesso che lo possedesse, cosa di cui cominciava a dubitare. Voleva dunque
possederne l'anima? Se qualcuno glielo avesse chiesto egli avrebbe trovato la domanda ridicola e
sentimentale insieme. Eppure era questo ch'egli voleva; e la condanna di cui si sentiva vittima gli
diceva appunto che non l'avrebbe posseduta mai.
Irene era sempre taciturna, passiva, delicatamente ostile; pareva temesse di lasciargli credere,
con una parola, un gesto, un segno qualsivoglia, che gli voleva bene; e Soames si domandava:
"Possibile che non debba cambiare mai?".
Come quasi tutti i lettori di romanzi della sua generazione, egli che di romanzi era lettore
appassionato, vedeva la vita attraverso il caleidoscopio dei libri, e pensava che si trattava di dare tempo
al tempo. Nei romanzi dell'epoca il marito finiva sempre per guadagnarsi l'affetto della moglie. Anche
nei libri, da lui non molto apprezzati, dove si giungeva a tragiche soluzioni, la moglie moriva sempre
con un rimpianto amaro sulle labbra, e, se, sgradevole prospettiva, moriva il marito, si gettava sul di lui
corpo in preda ai pi angosciosi rimorsi.
Soames conduceva spesso Irene a teatro, istintivamente scegliendo le sale in cui si davano
lavori moderni impostati su quei problemi coniugali della borghesia che tanto differiscono, se Dio
vuole, dal problema coniugale qual  nella vita di tutti i giorni. Anch'essi finivano allo stesso modo, su
per gi, dei romanzi, compresi quelli in cui c'era un amante. Soames, durante lo spettacolo, si trovava
spesso a simpatizzare per l'amante; ma sempre, prima che la vettura li sbarcasse, moglie e marito, di
ritorno a casa, riusciva a riprendersi e a rallegrarsi che il dramma fosse finito com'era finito. C'era un
genere di marito venuto proprio in quel tempo di moda, di uomo forte, rude, perfettamente giusto, e il
dramma si scioglieva ogni volta col suo trionfo. Soames provava una certa antipatia per tale
personaggio, e l'avrebbe manifestata, se non fosse stato per la propria posizione. Tanto aveva viva la
coscienza dell'assoluta necessit in cui si trovava di trionfare come marito, anche a costo di essere un
marito "forte", che mai osava metterla fuori, quell'antipatia forse venuta in lui, per qualche vizioso
processo interiore, da un segreto fondo di brutalit.
Ma il silenzio che Irene ostentava quella sera era eccezionale. N mai egli le aveva visto in
volto un'espressione simile. E come  sempre l'insolito che allarma, Soames era allarmato. Mentre
mangiava il dolce esort la cameriera, intenta a levar via le briciole dalla tavola con una spazzola
d'argento, a spicciarsi. Quando quella ebbe lasciata la stanza, egli chiese riempiendosi il bicchiere:
"Non  venuto nessuno nel pomeriggio?"
"E' venuta June."
"A fare?"
I Forsyte non capivano che si potesse andare in un dato luogo, a trovare qualcuno, senza
qualcosa di preciso da fare.
"A parlarti del suo fidanzato, eh?" soggiunse subito Soames.
Irene non rispose.
"Mi sembra" prosegu Soames "che tenga pi lei a lui che non lui a lei. Gli sta dietro dovunque
egli vada."
Irene gli diede un'occhiata che lo confuse.
"Che c'entri tu, per dire di queste cose?" essa esclam.
"Perch non dovrei dirle? Lo si vede benissimo."
"Non pu esser vero. E se anche fosse vero, non  affatto bello discorrerci sopra."
Soames non seppe pi contenersi.
"Ah che moglie, che moglie!" fece. E dentro di s non sapeva come spiegarsi il calore ch'ella
aveva messo nella sua uscita; era insolito. "E' proprio un'infatuazione per te, quella June. Ma voglio
dirti una cosa; ora che ha da fare col suo bucaniere, essa si cura di te come di un soldo bucato, e te ne
accorgerai presto. D'altra parte non avrai pi tanto spesso occasione di vederla in avvenire; ci
stabiliremo in campagna fra non molto, mia cara."
Era contento di aver potuto dare la sua notizia al coperto di quello scoppio d'irritazione. Si
aspettava per un grido di sorpresa. E il silenzio che invece segu alle sue parole lo rituff
nell'incertezza allarmata di prima.
"Sembra che la cosa non ti interessi, eh?" fu costretto ad aggiungere.
"Sapevo."
Egli la guard da parte a parte.
"Chi te l'ha detto?"
"June."
"June? E come lo sapeva June?"
Irene non rispose.
Allora, scoraggiato e confuso, egli disse:
"Capirai che per Bosinney  una fortuna;  una cosa che lo lancer. Suppongo che ti avr
informata di tutto, June."
"S."
Segu una nuova pausa, quindi Soames riprese:
"Non ti piace di stabilirti in campagna?"
Ancora una volta Irene non rispose.
"Ebbene, io non so proprio che cosa tu voglia. Non c' nulla che ti faccia contenta."
"Forse che contano qualcosa i miei desideri?"
Raccolto il vaso delle rose essa si alz ed usc dalla stanza. Soames rimase a sedere. Ecco, era
dunque per questo ch'egli aveva firmato il contratto? Era per questo che avrebbe speso diecimila
sterline? Gli venne in mente la frase di Bosinney: "Donna, danno".
Ma in breve si calm. Sarebbe potuto andar peggio. Avrebbe anche potuto ribellarsi, Irene.
Sicuro. S'era aspettato di peggio, lui. E dopotutto era stata una fortuna che June gli avesse
involontariamente preparato il terreno. Bosinney si era certo lasciato strappare il segreto da June.
Avrebbe dovuto prevederlo, lui.
Accese una sigaretta. Dopotutto Irene non aveva mica fatto scenate! Si sarebbe adattata, questa
virt di adattarsi almeno l'aveva. Era fredda, ma non portava mai il broncio. E, soffiando il fumo della
sigaretta su una coccinella che percorreva il lucido piano della tavola, Soames si mise a fantasticare
sulla nuova casa. Non valeva la pena di pigliarsela. Ora sarebbe andato in cerca della moglie per
riconciliarsi con lei. L'avrebbe trovata nella corte, seduta forse a lavorar di maglia dietro il paravento
giapponese. La notte era calda, era bella...
June era capitata quel pomeriggio con gli occhi che scintillavano, e subito si era messa a
gridare: "Soames  un grand'uomo! Figurati che occasione meravigliosa per Phil, proprio quello che gli
ci voleva!".
Siccome poi il volto di Irene rimaneva buio e costernato, aveva soggiunto:
"Dico la vostra casa nuova di Robin Hill. O come? Non ne sai nulla?"
Irene non ne sapeva nulla.
"Ma guarda! Allora non avrei dovuto dirtelo!"
E investendo di una occhiata impaziente l'amica, si era data a proclamare:
"Sembrerebbe che non te ne importi. Ma vedi,  proprio quello che desideravo, quello che
aspettavo da tanto tempo. E' proprio l'occasione che ci voleva. Ora lo vedrete di che cosa  capace,
Phil."
E su questo aveva sciorinato tutta la storia.
Da quando si era fidanzata June non sembrava pi interessarsi tanto alla situazione della sua
amica; le ore che passava con Irene le riempiva tutte delle proprie confidenze, e a volte, malgrado
l'affettuosa compassione che ne provava, non riusciva a trattener fuori dal suo sorriso un'ombra di
pietoso disprezzo per la donna che aveva commesso un errore cos enorme e ridicolo.
"Anche alla decorazione, figurati, dovr pensarci lui; e potr fare perfettamente a modo suo. E'
magnifico, magnifico!"
Era scoppiata a ridere, e il suo piccolo corpo fremeva di gioia. Poi aveva alzato la mano ad
agitare la tenda di mussola.
"E pensa che mi ero rivolta allo zio James..."
Ma d'improvviso l'era dispiaciuto di rammentare quell'episodio e si era interrotta, e come
l'amica rimaneva tanto taciturna, se n'era andata. Dalla strada poi, voltandosi a guardare indietro,
aveva visto Irene sempre ferma sulla soglia che al suo segno di addio levava la mano a passarsela sulla
fronte, e lentamente chiudeva la porta.
E adesso Soames stava osservando la moglie dalla finestra del salotto.
Gi nella corte, al riparo del paravento giapponese, ella sedeva immobile, e le trine dell'abito si
tendevano intorno al suo collo secondo l'alzarsi e abbassarsi del seno.
Ma da quella immobile creatura che sedeva taciturna nell'ombra si sprigionava un calore, un
segreto fervore di sentimenti, come se l'esser suo fosse agitato da qualcosa che operasse al fondo un
mutamento.
E senza lasciarsi notare Soames fece furtivamente ritorno alla sala da pranzo.
...
.
...
6. Angustie di James.
...
.
...
Non ci volle molto perch la decisione presa da Soames compisse il giro della famiglia,
mettendola in quello scompiglio che ogni avvenimento riguardante la propriet era solito suscitare tra i
Forsyte.
Non fu colpa di Soames. Egli anzi non avrebbe voluto farne saper niente a nessuno. Ma June,
nel colmo della sua felicit, non aveva saputo trattenersi dall'informarne mistress Small perch desse, a
sua volta, la notizia alla zia Ann, che se ne sarebbe certo rallegrata, povera cara vecchietta, costretta
come si trovava da parecchi giorni a non uscire di camera.
Mistress Small si era affrettata, naturalmente, ad avvertire la sorella che, sorridendo dai cuscini
sui quali se ne stava sdraiata, aveva detto con la sua vecchia eppur chiara voce tremante:
"E' molto bello per June, cara piccola; ma spero che faranno con prudenza; potrebbe essere
pericoloso, non si sa mai!"
E quando era rimasta sola, un'espressione corrucciata, come una nuvola che portasse presagio
di pioggia per l'indomani, le aveva ricoperto il viso.
Durante le lunghe giornate che passava distesa su quei cuscini, mai essa si stancava di cercar di
ricaricare la propria volont; e lo sforzo lo si notava anche in faccia per il serrarsi continuo degli angoli
della bocca.
Smither, la cameriera che la serviva da quasi trent'anni e di cui si diceva "brava ragazza,
Smither, ma, Dio mio, cos lenta!" esplicava ogni mattina, con cura meticolosa, l'altissima funzione di
ricostituirla nei suoi antichi paramenti. E dall'immacolata profondit di una scatola di cartone tirava
fuori, dignitosa insegna, una corona di grigi riccioli appiattiti che rimetteva alle mani della padrona per
poi voltarsi da una parte.
Ogni giorno la zia Juley e la zia Hester erano chiamate a riferire se Timothy, se Nicholas
stavano bene, se la cara June non aveva per caso ottenuto dal vecchio Jolyon un anticipo del
matrimonio, ora che mister Bosinney era dietro a fabbricare la casa di Soames, se la giovane moglie di
Roger era davvero... era in attesa, se l'operazione di Archie era riuscita, se Swithin aveva affittato la
casa di Wigmore Street lasciatagli vuota da quel tale andato in rovina, e se Soames, se Irene... se
ancora c'era tra essi la questione della camera separata. E ogni mattina Smither si sentiva dire: "Verr
gi nel pomeriggio, Smither, verso le due. Avr bisogno del tuo braccio, dopo tanti giorni di letto".
Una volta informata la sorella maggiore, mistress Small aveva rivelato la notizia della casa di
Soames a mistress Nicholas, si capisce nella pi stretta confidenza, e mistress Nichol -as ne aveva
cercato conferma presso Winifred Dartie, persuasa, naturalmente, che, come sorella di Soames, questa
dovesse trovarsi al corrente di tutto. Cos, attraverso Winifred, la voce aveva raggiunto l'orecchio di
James che n'era rimasto terribilmente scosso.
"Nessuno mi dice mai niente" si era messo a gridare.
E, invece di rivolgersi direttamente a Soames, la cui taciturna indole lo intimidiva, aveva preso
l'ombrello ed era corso in casa di Timothy.
Trov l Septimus e Hester (la quale, restia com'era ad aprir bocca, veniva considerata sicura
ed era stata informata anche lei) in preda a un'ardente voglia di discutere la faccenda. Era stato molto
buono Soames, pensavano entrambe, ad affidare il lavoro a mister Bosinney, ma piuttosto imprudente.
O come lo aveva chiamato George? Il bucaniere, gi! Che buffo! Ma George era un burlone! Ad ogni
modo l'affare sarebbe rimasto in famiglia giacch ormai, per quanto strano sembrasse, bisognava
considerarlo come uno di famiglia, mister Bosinney!
Qui James salt su a dire:
"Ma che famiglia e non famiglia! Nessuno sa niente delle capacit di quest'uomo, e non capisco
che cosa se ne possa fare, Soames, di un principiante. Non mi stupirei che ci fosse lo zampino di Irene.
Voglio parlarne con..."
"Soames" intervenne la zia Juley "ha raccomandato a mister Bosinney di non dir nulla. Non gli
piace che se ne parli, ne sono sicura, e se lo viene a sapere Timothy chiss che succede."
James si port la mano all'orecchio.
"Che dici?" fece. "Accidenti, sto diventando sordo. Non riesco pi a sentirci bene quando mi
parlano. Emily ha male a un dito del piede. S, e non potremo pi andare nel Galles, per la fine del
mese. C' sempre qualche noia in casa mia!" E, soddisfatto di tanto, prese il cappello e se ne and.
Era un pomeriggio delizioso, e James si mise, attraverso il parco, alla volta della casa di
Soames, dove intendeva restare a pranzo, dacch Emily per il suo dito se ne stava a letto, e Rachel e
Cicely si trovavano da amici in campagna. Pigli il pendio di un sentiero che dalla Bayswater, lungo il
Row, portava alla Knightsbridge Gate. Attorno c'era un pascolo di stenta erba arsiccia punteggiato di
pecore nere, sul quale si vedevano coppie sdraiate in terra e strani relitti d'uomini abbandonati con la
faccia contro il suolo come cadaveri su un campo di battaglia.
James camminava a passo svelto, con la testa piegata in avanti, senza guardare n a dritta n a
manca. L'aspetto di quel parco, che pure era stato il centro della sua vita di lotta, non suscitava ombra
alcuna di pensieri nella sua mente. Quei corpi distesi sull'erba, fuori dalla ressa e dal tumulto della
guerra per l'esistenza, quelle creature strette gota contro gota in un'ora di ozio elisio rubato alla
monotonia del lavoro quotidiano, nulla suggerivano al suo spirito; egli era andato oltre l'et in cui si
pu fantasticare su cose del genere; il suo naso, come quello di una pecora, era ormai legato per sempre
ai limiti della pastura.
Uno dei suoi inquilini mostrava da qualche tempo una certa disposizione a protrarre le scadenze
dell'affitto, e James si chiedeva preoccupato s'era il caso di dargli lo sfratto senz'altro, a rischio di
restare col quartiere vuoto fino a Natale. Cos era capitato a Swithin, ma Swithin se lo meritava; si
capisce, aveva aspettato troppo.
James meditava intorno a questo problema, pur procedendo di carriera, e con la mano teneva
accuratamente l'ombrello di sotto all'impugnatura in modo da evitare che la punta strisciasse per terra
e, al contempo, che si sciupasse la seta. Curvando le alte spalle magre, muovendo le lunghe gambe con
rapida e meccanica precisione, egli passava attraverso il parco (dove il sole riversava la sua calda
vampa sull'ozio di tutti quegli esseri, testimoni della spietata battaglia che di l dai cancelli infuriava
per la conquista della prosperit), come un uccello di terra che passa al di sopra del mare.
Nel varcare l'Albert Gate si sent toccare a un braccio.
Era Soames che, venendo lungo il lato in ombra di Piccadilly, di ritorno a casa dall'ufficio, si
vedeva d'un tratto capitare dinanzi il padre.
"C' tua madre a letto" disse James "e venivo da te, ma non vorrei disturbarvi."
I rapporti esteriori tra James e suo figlio erano caratterizzati da quella assoluta mancanza di
tenerezza che  particolare ai Forsyte tutti, pure i due uomini erano non poco affezionati l'uno all'altro.
Forse si consideravano come ottimi impieghi di capitali; certo si preoccupavano moltissimo l'uno della
prosperit dell'altro, ed erano contenti di poter stare in compagnia. Mai si erano scambiata una sola
parola sui problemi pi intimi della vita, mai si erano confidato qualcosa che venisse da un sentimento
profondo.
Li univa un legame che le parole non avrebbero potuto analizzare, quel legame su cui si
fondano i popoli e le famiglie, dacch il sangue, come si suol dire,  sostanza assai pi spessa
dell'acqua, e in essi non scorreva a freddo. In verit, l'amore di James per i figli costituiva il movente
principale per la sua esistenza. Il fatto di avere delle creature ch'erano parte di lui stesso, alle quali
poter trasmettere il denaro accumulato, stava alla base della sua avidit di risparmio. E a settantacinque
anni, che altro gli restava che potesse fargli piacere, se non il risparmio? L'unico scopo della sua vita
era ormai questo: risparmiare per i figli.
Non c'era in tutta Londra, in quella Londra di cui egli possedeva tanta parte e che amava, come
centro delle sue manovre, di tanto muto amore, non c'era un uomo pi moralmente sano, malgrado le
sue geremiadi, di James Forsyte, se almeno l'istinto di conservazione (nel quale Timothy esagerava) 
il sintomo maggiore della salute morale. Egli aveva la meravigliosa salute istintiva della borghesia. Pi
che in Jolyon, con la sua volont di potenza e i suoi momenti di tenerezza e di filosofia, pi che in
Swithin, martoriato dallo snobismo, pi che in Nicholas, afflitto dalla presunzione, pi che in Roger,
maniaco dell'intraprendenza, in lui pulsava il temperamento dell'opportunit; e lui, di tutti e cinque i
fratelli il meno rilevante per animo e corpo, sembrava il pi adatto ad assicurarsi, in senso patrimoniale,
la vita eterna.
Pi che per ognuno degli altri fratelli, per James la famiglia era una cara e significativa realt.
Alla vita familiare egli si abbandonava con una certa ingenuit primitiva; amava il focolare domestico,
amava spettegolare, amava brontolare. Tutte le sue decisioni erano sustanziate del succo essenziale
ch'egli spremeva dallo spirito familiare e, naturalmente, attraverso la sua famiglia, dallo spirito di tutte
le mille e mille famiglie di tempra similare. Passavano gli anni, passavano le settimane e sempre egli
andava in casa di Timothy, e l, seduto nel salotto, a gambe incrociate, col suo muso perfettamente raso
entro la cornice delle lunghe fedine bianche, osservava quello che veniva a bollore nel pentolone
familiare, la schiuma che saliva alla superficie, dopodich se ne tornava via rinfrescato, confortato,
rafforzato, e pieno di un indefinibile senso di sicurezza.
Di sotto all'adamantina armatura dell'istinto di conservazione, c'era non poco tenero in James;
un'ora passata da Timothy era per lui come per un bimbo stare nel grembo della madre; e il bisogno
profondo che provava della protettrice ala familiare agiva di rimbalzo sul suo sentimento di padre nei
riguardi dei figlioli; tanto che gli era d'incubo il pensiero di quello cui potevano trovarsi esposti nel
loro denaro, nella loro salute, nella loro reputazione. Allorquando il figlio del suo vecchio amico John
Street ebbe ad arruolarsi volontario nell'esercito per una spedizione coloniale, egli scosse querulamente
il capo, chiedendosi dove mai avesse la testa John Street a permettere una cosa simile; e quando il
giovane Street rimase ucciso, James se la prese tanto calda che per giorni e giorni and attorno per le
case di tutti i suoi conoscenti a ripetere la suonata che lui lo sapeva bene che sarebbe finito in quel
modo, e che gli faceva rabbia che vi fosse al mondo gente cosiffatta.
Quando una volta, il suo genero Dartie, in seguito a una speculazione su certe azioni dell'Oil
Company, ebbe ad attraversare una crisi finanziaria, James ci prese una malattia; credette fosse suonata
la campana a morto dell'agiatezza. Gli ci vollero tre mesi e un soggiorno a Baden-Baden per rimettersi:
pensare che senza il suo denaro, di lui James, il nome di Dartie sarebbe comparso sulla lista dei falliti!
Di salute cos ferrea che quando aveva un dolore d'orecchio credeva di morire, egli considerava
le piccole indisposizioni della moglie e dei figli alla stregua di disgrazie, di speciali interventi della
Provvidenza all'uopo di distruggere la pace del suo animo; ma non voleva ammettere le indisposizioni
degli estranei alla sua personale famiglia, e s'intestava sempre nell'attribuirle a trascuratezza.
Ogni volta commentava invariabilmente: "E non se lo aspettavano? Succederebbe anche a me,
se non stessi bene attento!"
Anche quella sera nel recarsi da Soames si sentiva in piena traversia. Emily aveva male a un
dito del piede, e Rachel era scappata in campagna; nessuno gli voleva bene; e poi c'era Ann malata che
certo non avrebbe tirato neanche sino all'autunno; erano tre volte che andava a trovarla e che lei non si
sentiva di poterlo vedere. E come se tutto ci non bastasse ecco che a Soames doveva venire in testa di
fabbricare; un'altra faccenda che richiedeva la sua sorveglianza. Quanto alla storia di Irene, non sapeva
proprio come poteva andare a finire; tutto poteva succedere!
Varc dunque la soglia del numero 62 di Montpellier Square, fermamente convinto della
propria infelicit.
Erano gi le sette e mezzo, e Irene, vestita per il pranzo, se ne stava in salotto ad aspettare.
Indossava l'abito color d'oro che, per esser gi stato adoperato in occasione di un pranzo fuori, una
soire e un ballo, era adesso da portarsi in casa, e aveva il seno adorno di una gala di trina alla quale
subito si attaccarono gli occhi di James.
"Ma dove le compri queste belle cose?" diss'egli con malumore. "Rachel e Cicely non
sembrano mai ben vestite come te. Questo trapunto, per esempio, mica  fatto a mano."
Irene gli si avvicin, a dimostrargli che s'ingannava.
E, suo malgrado, James fu toccato da quell'atto di deferenza, nonch dal delicato seducente
profumo che emanava da lei. Ma nessun Forsyte che si rispetti poteva cedere cos al primo colpo; per
cui egli si limit a dire: "Non saprei, supponevo che spendessi parecchio a vestirti".
Si ud suonare il gong e, infilando il suo bianco braccio in quello di lui, Irene lo condusse in
sala da pranzo. Lo fece sedere al posto abitualmente occupato da Soames, sulla sinistra di lei. La luce
giungeva smorzata a quel posto, cos egli non avrebbe avuto da sopportare il fastidio del graduale
morire del giorno. E la nuora cominci subito a parlargli di lui stesso.
Allora in James si oper un cambiamento come in un frutto che matura sotto l'influsso del sole;
egli si sentiva accarezzato, lodato, vezzeggiato senza che una parola di lode gli fosse stata rivolta, senza
che una carezza gli fosse stata fatta. E gli pareva che quanto stava mangiando era proprio quello che
avrebbe voluto mangiare; il che non gli succedeva mai a casa sua. Era un pezzo che non gustava tanto
un bicchiere di champagne e, allorch ne chiese la marca e il prezzo, si stup di trovare che si trattava
dello stesso vino di cui aveva piene le cantine e che a casa non riusciva a mandar gi, e prese senz'altro
la risoluzione di far sapere al suo fornitore che si riteneva truffato.
Levando il naso dal piatto, osserv:
"Avete molte cose belle, voialtri, eh! O quanto lo avete pagato quest'affare per prender lo
zucchero? Non mi stupirei che vi fosse costato parecchio."
In particolar modo gli piacque un quadro, appeso alla parete di fronte a lui, che aveva regalato
loro lui stesso.
"Non supponevo che fosse tanto bello!" disse.
Poi si alzarono per passare in salotto, e James si affrett a seguire Irene.
"Questo s che  stato un pranzetto come si deve" mormor tutto compiaciuto, sopra alla spalla
di lei. "Leggero e senza tante infrancesature. A casa non mi  mai possibile di mangiare cos. Ho una
cuoca che mi costa sessanta sterline l'anno, eppure non c' da sperare che ti faccia un pranzo come il
vostro di stasera."
Ancora non aveva tirato fuori nessuna allusione alla nuova casa, e non la tir fuori neanche
quando Soames, con la scusa dei suoi affari, si ritir nella stanza dell'ultimo piano dove teneva
ammucchiati i suoi quadri.
Rimasto solo con la nuora, animato com'era dal vino e da un eccellente liquore, James si
sentiva pieno di cordialit per lei. Certo essa era una cara creatura, che sapeva ascoltare e capire quello
che uno diceva; e parlandole egli non si stancava di esaminarla, su dalle scarpette color bronzo all'oro
ondulato dei capelli. Eccola, seduta in una poltrona Impero, appoggiata con le spalle all'alto dello
schienale e il corpo eretto, mobile sulle anche, come per darsi in braccio a un amante. Teneva gli occhi
socchiusi, le labbra atteggiate ad un sorriso.
Ma un mutismo improvviso s'impadron di James, forse per un qualche torbido nella sua
digestione, fors'anche per aver avvertito un pericolo nell'incanto di lei. Non si ricordava di essersi mai
trovato cos da solo a sola con Irene. E, guardandola, una curiosa sensazione s'era insinuata adesso nel
suo animo, come se si fosse imbattuto in qualcosa di strano, di sconosciuto.
A che cosa pensava essa dunque, seduta cos, con quell'aria smarrita?
Quando infine James apr bocca, la sua voce suon piuttosto acuta, come se si fosse svegliato
proprio in quel momento da qualche piacevole sogno.
"Che fai sola tutto il giorno?" chiese. "In casa nostra non ci vieni mai."
Le scuse ch'ella addusse gli parvero inconsistenti, ed evit di guardarla. Egli non voleva credere
che Irene evitasse la loro compagnia, sarebbe stato troppo triste.
"Forse non ti resta tempo, capisco" disse "sei sempre insieme a June. Certo le fai di guardia, 
logico, ora che ha il giovanotto. Dicono che in casa non ci sta mai, da quando si  fidanzata. Tuo zio
Jolyon non sar contento, mi immagino, di restar solo, ma insomma deve pur adattarsi. Dicono che sta
sempre appiccicata al suo Bosinney, la fanciulla, eh! Verr qui anche lui tutti i giorni, scommetto! Ma
che ne pensi, tu? Credi che abbia la testa a posto? A me, per dire la verit, non mi piace tanto, mi
sembra un poco di buono. La nostra piccola giumenta val certo pi di lui..."
Irene si oscur in volto; e James la guard con occhio insospettito.
"Forse non lo hai capito, mister Bosinney" mormor la giovane donna.
"Non l'ho capito?" si precipit a dire James. "Perch non lo avrei capito? Lo vedo bene di che
razza sia. Artista! Dicono che abbia del talento. Certo, li credono tutti intelligenti questi artisti!"
E subito, di nuovo guardandola con sospetto, soggiunse:
"Non puoi saperne pi di me sul suo conto, m'immagino."
"Io so che sta disegnando il progetto di una casa per Soames" rispose Irene con dolcezza, ed
evidentemente cercava di appianare la discussione.
"Tu mi porti a quello che volevo dire" ripigli James. "Che cosa se ne possa fare Soames di un
principiante cos, non lo capisco proprio. O non poteva rivolgersi a qualcuno di valore?"
"Forse mister Bosinney  uno di valore!"
James scatt in piedi e fece un giro per la stanza, a capo chino.
"Sicuro" disse infine "voialtri giovani vi tenete bordone a vicenda, voialtri. E credete sempre di
saperla lunga, credete."
Ergendosi quindi dinanzi a Irene in tutta la sua allampanata persona, lev un dito e puntandolo
contro il petto di lei come ad accusarne la bellezza, sput fuori:
"Tutto quello che posso dirti  che questi tipi artistici, o come meglio li vuoi chiamare, sono la
gente pi infida che ci sia al mondo, e per mio avviso tu faresti proprio bene a tenerti lontana da lui."
Irene sorrise; e nella curva delle sue labbra si disegn una strana provocazione. Sembrava
avesse perduta ogni deferenza. Il suo seno si alzava ed abbassava come mosso da una collera segreta.
Le sue mani lasciarono i braccioli della seggiola su cui stavano posate e si congiunsero, dito contro
dito, mentre i suoi occhi scuri posarono un impenetrabile sguardo su James.
Quest'ultimo fissava torvamente l'impiantito.
"Voglio dirti quello che penso" egli fece. "E' un peccato che tu non abbia un bambino di cui
occuparti, ecco cosa penso."
Allora la faccia di Irene prese un'espressione riflessiva, e lo stesso James si accorse che sotto il
morbido involucro di seta e di pizzi il corpo si irrigidiva.
Spaventato dall'effetto delle proprie parole, come tutti gli uomini di poco coraggio, egli cerc
giustificazione inasprendosi.
"Si direbbe che non ti piaccia muoverti di casa. Che diamine, potresti venire una volta a
Hurlingham con noi! E perch non vai a teatro ogni tanto? Alla tua et dovresti trovare interesse in
queste cose. Sei giovane!"
L'aria riflessiva di Irene si fece pi profonda; e James perse il controllo di s.
"Io non so mai niente, io" grid. "Nessuno mi dice mai niente. Soames sar ben capace di
badare ai suoi affari. Che ci pensi lui. Ma se gli va male non venga poi da me, intendiamoci. Io non ne
voglio sapere, ecco tutto..."
E mordicchiandosi l'estremit dell'indice allung una fredda occhiata di corruccio alla nuora.
Incontr allora gli occhi di lei a fissare i suoi, e gli parvero cos scuri e intensi che si interruppe.
Un lieve sudore gli imperl la fronte.
"Be', ora bisogna che vada" disse dopo una breve pausa; quindi si mosse, con un'aria un po'
incerta e sorpresa, come se si fosse aspettato di essere trattenuto. Data la mano a Irene si lasci
condurre alla porta e mettere sulla strada. Non aveva vettura, sarebbe andato a piedi. Irene gli salutasse
Soames, e se un giorno avesse voluto divagarsi un po', bene, egli l'avrebbe portata a Richmond.
Arrivato poi a casa, salite le scale, svegli Emily da quel primo sonno ch'essa dormiva da
ventiquattro ore, per dirle che le faccende di Soames non gli pareva andassero bene; e ne parl per
mezz'ora sino a che, dichiarato che non avrebbe certo potuto chiudere occhio, si volt su un fianco e
attacc a russare.
A Montpellier Square, Soames, venuto fuori dalla stanza dei quadri, si era fermato in cima alle
scale e guardava, non visto, Irene fare lo sfoglio delle lettere arrivate con l'ultima distribuzione. Essa
torn quindi in salotto; ma un minuto dopo ne usc di nuovo, e rimase ferma un po' come in ascolto.
Furtivamente, poi, prese a salire le scale recando un gattino nelle braccia. Egli pot vedere il viso di lei
reclino sulla bestiola che faceva le fusa contro il suo collo. Perch, perch non era mai cos, con lui?
A un tratto essa lo vide e mut espressione.
"C' posta per me?" egli chiese.
"Tre lettere."
Soames si tir da parte, e senza dir altro Irene varc la soglia della camera da letto.
...
.
...
7. Il debole del vecchio Jolyon.
...
.
...
Nel pomeriggio di quello stesso giorno il vecchio Jolyon lasciava a una certa ora il campo di
cricket per fare ritorno a casa. Ma non aveva ancora passato Hamilton Terrace che cambiava idea e,
chiamato un cab, dava al vetturale un indirizzo di Wistaria Avenue. Aveva preso una risoluzione.
June si era vista ben poco, in casa, tutta quella settimana; da un pezzo essa trascurava di tenergli
compagnia, da quando, per esser precisi, si era fidanzata con Bosinney. Lui non glielo domandava
certo. Non era tipo da chiedere qualcosa a chicchessia. E June, tutta presa da Bosinney e dagli affari di
Bosinney, lo lasciava arenato nella sua grande casa, tra i domestici, e senza un'anima cristiana con la
quale scambiare quattro parole dalla mattina alla sera. Il club era chiuso per restauri, i Consigli delle
Societ a cui era interessato sospesi sino alla fine delle ferie estive, nulla c'era che lo attirasse alla City.
June avrebbe voluto che se ne andasse in campagna; lei sarebbe rimasta, invece, poich Bosinney si
trovava a Londra.
Ma dove andare da solo? All'estero no di certo, il mare gli sconvolgeva sempre il fegato, e poi
la vita dell'albergo non gli andava a genio. Roger faceva la cura termale ogni anno; ma alla sua et non
era pi il caso di cominciare; lui non ci credeva alle virt di quei luoghi inventati dai ciarlatani.
Con simili formule egli mascherava a se stesso la desolazione che aveva dentro; le rughe che gli
segnavano il volto si erano fatte pi profonde, e gli occhi esprimevano ogni giorno pi una malinconia
che contrastava col sereno vigore dei lineamenti.
Cos, quel pomeriggio, si fece condurre attraverso St. John.s Wood, nella luce dorata che
spruzzava di barbagli i tondi arbusti verdi delle acacie lungo le piccole case, in quel sole estivo che
sembrava darsi alla pazza gioia pei giardinetti; e poich si trattava di un quartiere in cui nessun Forsyte
entrava mai senza aperta disapprovazione e segreta curiosit, andava guardandosi attorno con interesse.
Il cab si ferm dinanzi a una casetta di quel caratteristico color bufalo che i muri prendono
quando si trascura da molto tempo di rinnovare la tinta. L'ingresso, piuttosto rustico, era munito di
cancello.
Il vecchio Jolyon scese dalla vettura, senza minimamente perdersi di contegno; e la sua testa
massiccia, dai baffi spioventi, con le bianche ali dei capelli, era alta sotto le ampie tese del cilindro;
fermo, quasi corrucciato il suo sguardo. Ecco a che cosa lo avevano portato!
"E' in casa mistress Jolyon Forsyte?"
"S, sir... chi debbo annunciare, sir?"
Il vecchio Jolyon non pot trattenersi dall'ammiccare sorridente la piccola fantesca, nel darle il
suo nome. Gli sembrava un tale buffo ranocchietto!
Le tenne dietro nella buia anticamera sino a un salottino di quelli a due vani, dove il mobilio era
rivestito di fodere. La servetta lo fece sedere in una poltrona.
"Sono tutti nel giardino, sir, se volete aspettare un momento vado ad avvertirli."
Seduto nella poltrona foderata, il vecchio Jolyon si mise a guardarsi intorno. Tutto l'ambiente
gli faceva un effetto, come si sarebbe espresso lui, piuttosto meschino: c'era un certo, come dire? un
certo non so che di ristretto, di rabberciato, in ogni cosa. A quanto poteva giudicare cos a prima vista,
non un solo mobile valeva pi di cinque sterline. I muri, dipinti a tempera chiss quanti anni prima,
erano ornati di acquarelli; una lunga crepa serpeggiava per il soffitto.
Certo, da quelle parti erano tutte piccole case, piuttosto vecchie e modeste; l'affitto non doveva
superare le cento sterline l'anno; e il pensiero che un Forsyte, suo figlio, avesse a vivere in un buco
simile, gli fece pi male di quanto poteva essersi aspettato.
La servetta ricomparve. Voleva accomodarsi nel giardino, il signore?
Il vecchio Jolyon varc la soglia dell'invetriata e discese gli scalini che gli parve non potessero
pi fare a meno di essere riverniciati.
Jolyon figlio, la moglie, i due bambini e il cane Balthasar erano tutti nel giardino riuniti attorno
a un pero.
L'andare incontro a loro fu per il vecchio Jolyon l'atto pi coraggioso della sua vita; ma non un
muscolo della sua faccia si mosse, nessun gesto nervoso lo trad. I suoi occhi incavati affrontarono con
fermezza il nemico.
Furono due minuti in cui egli dimostr tutto l'inconscio vigore, l'equilibrio, la resistenza che
facevano di lui e di tutti quelli che, nella classe cui apparteneva, gli somigliavano, il nucleo della
nazione inglese. Nel modo tenace e senza ostentazione di condurre i loro affari, nella noncuranza di
ogni altra cosa che non fossero gli affari, essi incarnavano l'essenza stessa dell'individualismo.
Il cane Balthasar si mise subito a fiutargli l'orlo dei pantaloni; quel cinico eppur festoso
bastardo, frutto della relazione di un barbone russo e una fox-terrier, aveva un talento speciale per
subodorare l'insolito.
Dopo uno strano scambio di saluti, il vecchio Jolyon si mise a sedere in una poltrona di vimini,
e i nipotini, uno da una parte uno dall'altra dei suoi ginocchi, lo contemplavano in silenzio, siccome
mai avevano visto un uomo tanto vecchio.
Essi, in ossequio, si sarebbe detto, alle differenti condizioni della loro nascita, non si
somigliavano affatto. Jolly, la creatura del peccato, col suo faccino di luna piena, i capelli color di
stoppa pettinati all'indietro, e la fossetta nel mento, aveva un'adorabile aria di caparbiet e occhi da
Forsyte; mentre la piccola Holly, nata dopo le giuste nozze, era, con la sua pelle piuttosto scura e i grigi
occhi pensosi della madre, una cosina riservata e solenne.
Il cane Balthasar, compiuto il giro delle tre piccole aiuole, a dimostrare l'estremo disdegno che
provava per tutte le cose in genere, e sedutosi sulle zampe posteriori dirimpetto al vecchio Jolyon,
guardava, agitando la coda che aveva da madre natura sortita a ricciolo ribelle, con impenetrabili occhi
la scena.
Anche in giardino il vecchio Jolyon si sentiva sotto l'impressione della meschinit; la poltrona
di vimini scricchiolava al peso del suo corpo; le aiuole avevano uno squallido aspetto; e lungo il muro
chiazzato di sudicio andavano e venivano dei gatti per un buco.
Mentre nonno e nipotini si osservavano a vicenda con quella particolare attenzione, fatta di
curiosit e di confidenza insieme, che domina i rapporti tra gli esseri molto giovani e quelli molto
vecchi, Jolyon figlio guardava la moglie.
L'esile volto ovale della quale si era oscurato. Essa aveva lunghe sopracciglia diritte, grandi
occhi grigi. I capelli, pettinati in un alto rigonfio di delicata linea sopra alla fronte, cominciavano, come
quelli del marito, a diventar cinerognoli, e l'onda di sangue che le aveva d'improvviso invaso le gote
riusciva perci pi patetica, pi commovente.
Mai suo marito le aveva visto l'espressione che ora le vedeva, piena di segreti rancori, di paure,
di desideri repressi. Essa gliel'aveva sempre nascosta. Sotto le sopracciglia stirate i suoi occhi
fissavano dolorosamente il vuoto. E non una parola le usciva dalle labbra.
Del resto, soltanto Jolly sosteneva la conversazione; egli possedeva molte cose ed era ansioso di
farlo sapere allo sconosciuto amico dagli enormi baffi e dalle mani tutte segnate di vene azzurre che
sedeva, come il babbo, e come lui stesso gi si studiava di prenderne l'abitudine, a gambe incrociate;
ma, da Forsyte qual era, per quanto non avesse che nove anni, si guard bene dall'accennare a ci che
in quel momento stava al sommo dei suoi desideri: a un campo di soldatini, visto nella vetrina di un
negozio, che il babbo aveva promesso di comprargli. Doveva certo sembrargli una cosa troppo preziosa
per rischiare di inimicarsi la Provvidenza col parlarne.
Attraverso il fogliame del pero che gi da molti anni non faceva pi frutti, il sole giocava su
quel pacifico gruppetto in cui si trovavano riunite tre generazioni.
La rugosa faccia del vecchio Jolyon andava riempiendosi di chiazze rosse, come sempre le
facce dei vecchi quando stanno al sole. Egli prese una delle manine di Jolly nelle mani sue, e il ragazzo
gli salt sulle ginocchia; suggestionata da questo spettacolo, la piccola Holly strisci loro pi vicino;
mentre a tratti si levava il rumore che faceva Balthasar grattandosi.
A un certo momento mistress Jolyon si alz di colpo e corse dentro. E il marito, mormorando
una scusa, si affrett a seguirla un minuto dopo. Il vecchio Jolyon rimase solo coi suoi nipotini.
E allora la natura, con la sua sagace ironia, cominci ad operare in lui una strana rivoluzione,
assoggettando alle proprie leggi cicliche la profondit del suo vecchio cuore. La stessa tenerezza verso i
piccoli, la stessa passione per i nuovi germogli di vita che gli avevano fatto abbandonare il figlio per
attaccarsi a June, lo spingevano ora ad allontanarsi da June per mettersi dietro a questi, pi di lei,
piccole cose. La giovent era una fiamma che ardeva ancora nel suo petto, e alla giovent egli si
volgeva, alle tenere membra che, nella loro incuria di tutto, avevano tanto bisogno di cure, ai visetti
rotondi che ora sfolgoravano di vivacit, ora assumevano irragionevoli pose di seriet, alle vocette
acute, alle penetranti, chioccianti risate, alle manine che premevano e tiravano, ai piccoli corpi che gli
si stringevano contro le gambe, a tutto ci ch'era giovane, fresco e vivo. E i suoi occhi divennero dolci,
dolce la sua voce e le sue magre mani venate, e pi che mai dolce il suo cuore. E a quelle piccole cose
egli apparve tosto come un luogo di gioia, un luogo dove potersi ricoverare con sicurezza e parlare,
ridere, giocare; tanto che dalla pigolante poltrona di vimini s'irraggi, come luce di sole, la perfetta
felicit di tre cuori.
Ben diverso era quello che intanto accadeva a Jolyon il giovane nella stanza dove aveva seguito
la moglie.
Egli la trov seduta dinanzi alla toletta, con la faccia tra le mani.
Vide le sue spalle scuotersi pei singhiozzi. Essa metteva nella sofferenza una passione che gli
era riuscita sempre misteriosa. Aveva assistito a centinaia di quelle crisi e non sapeva come fosse stato
capace di superarle, giacch ogni volta, invece di prenderle per delle semplici crisi, aveva creduto
suonata l'ultima ora della sua esistenza coniugale.
La sera, poi, essa gli avrebbe gettato le braccia al collo per dirgli: "Ah, Jo, come ti faccio
soffrire!".
Allung la mano, senza lasciarsi vedere, ad afferrare e cacciarsi in tasca l'astuccio del suo
rasoio.
"Non posso star qui" pens "bisogna che me ne vada!"
E, in silenzio, usc dalla stanza per tornare nel giardino.
Il vecchio Jolyon teneva Holly sulle ginocchia. La piccola si era impadronita del suo orologio,
mentre Jolly, rosso in viso come un pomodoro, si provava a dimostrare ch'era capace di star ritto sulle
mani. Vicino, quanto pi poteva, alla tavola da t il cane Balthasar spalancava gli occhi sui dolciumi.
Jolyon figlio sent una voglia cattiva di tagliar corto a quella felicit.
Che bisogno aveva suo padre di venir l a sconvolgergli la moglie? Era un colpo piuttosto forte,
dopo tanti anni. Avrebbe dovuto capirlo; avrebbe dovuto avvertirli, per lo meno. Ma un Forsyte come
poteva essere capace di immaginare se la sua condotta avesse sconvolto qualcuno? Egli faceva un torto
al padre cos ragionando.
Indirizzatosi ai bambini con una certa asprezza disse loro di andare in casa a prendere il t.
Stupiti di quel tono secco che mai il babbo adoperava con loro, i piccoli si mossero verso la casa
tenendosi per mano, e Holly si guardava indietro di sopra alle spalle.
Jolyon figlio cominci a versare il t nelle tazze.
"Mia moglie  un po' indisposta, oggi" disse; ma sapeva bene che il padre aveva indovinato la
causa di quella improvvisa ritirata, e non perdonava al vecchio di potersene restare seduto in tanta
calma.
"Avete una graziosa casetta" fece quest'ultimo dandogli un'occhiata maliziosa. "L'hai presa in
affitto?"
Jolyon figlio assent col capo.
"Non mi piace il vicinato" continu il vecchio. "E' piuttosto piccola gente."
"Siamo piccola gente anche noi" rispose Jolyon figlio.
Adesso il silenzio era rotto soltanto dal rumore che faceva il cane grattandosi.
E con semplicit il vecchio disse: "Non avrei dovuto venire, Jo, lo capisco; ma sono cos solo!".
Il figlio allora si alz e mise una mano sulla spalla del padre.
Da una casa vicina giungevano, suonate su uno scordato pianoforte, le note di La donna 
mobile; e l'ombra invadeva il giardino, ormai il sole giungeva a toccare il muro di fondo sul quale un
gatto se ne stava sdraiato rigirando i suoi assonnati occhi gialli su Balthasar. Lontano passava il
brontolo del traffico, e tutto intorno le piante rampicanti isolavano da ogni cosa, fuorch dal cielo,
quella casa e quel pero i cui rami pi alti erano ancora spruzzati dall'oro del sole.
Per un pezzo, parlando poco, padre e figlio rimasero l l'uno accanto all'altro. Poi il vecchio
Jolyon si alz per andarsene, e non una parola fu detta circa un suo ritorno.
Si incammin pieno di tristezza. Era impressionato dalla povert di quell'alloggio. E pensava
alla grande casa vuota di Stanhope Gate, residenza veramente degna di un Forsyte, con l'immensa sala
da biliardo e il salone nei quali nessuno entrava mai per settimane e settimane.
Quella donna, il cui viso, ai suoi tempi, gli era piaciuto anzichen, aveva i nervi troppo tesi;
doveva averne viste di belle, Jo, con lei! E quei bambini deliziosi! Ah, quale terribile, pazza vicenda!
Camminava alla volta della Edgware Road, tra file di piccole case che gli suggerivano, per il
suo sacro pregiudizio di Forsyte, ogni sorta di fosche storie.
La societ, maledizione, la societ delle pettegole e degli scimmiotti si era alzata a condannare
la sua carne e il suo sangue! Brutta infilata di megere! E sbatteva l'ombrello contro il suolo, come a
conficcarlo nel cuore di quel corpo funesto che aveva osato mettere all'ostracismo suo figlio e il figlio
di suo figlio, nel quale egli avrebbe potuto rivivere.
Con furore batteva e tornava a battere; eppure per quindici anni si era uniformato egli stesso alla
condotta della societ, venendole meno quel giorno per la prima volta!
Pens a June, e alla defunta madre di lei, e all'intera storia, con tutta l'antica amarezza. Era
stata proprio una brutta faccenda.
Gli ci volle parecchio a raggiungere Stanhope Gate, dacch, stanco com'era, per il suo innato
spirito di contraddizione, fece a piedi tutta la strada.
Lavatesi le mani nel bagno del pianterreno, se ne and ad aspettare l'ora del pasto in sala da
pranzo, l'unica stanza nella quale, quando June non era in casa, sapeva stare senza sentirsi troppo solo.
Il giornale della sera non era ancora arrivato; e come il Times lo aveva gi letto tutto, non aveva pi
nulla da fare.
La stanza dava su una via appartata dal traffico ed era molto silenziosa. Egli non amava i cani,
ma sentiva che anche un cane avrebbe potuto servirgli di compagnia. I suoi occhi, girovagando per le
pareti, si posarono su un quadro intitolato "Barche da pesca olandesi al calar del sole", il capolavoro
della sua collezione. Ma vederlo non gli diede nessun piacere. E chiuse gli occhi; era solo. Non avrebbe
dovuto lamentarsi, lo sapeva bene, eppure non poteva farne a meno. Oh, era un povero diavolo, era
stato sempre un povero diavolo, nient'affatto coraggioso! E lo pensava con convinzione.
Il maggiordomo entr ad apparecchiare la tavola, e vedendo il padrone in apparenza
addormentato, mise una cautela estrema nei suoi movimenti. Quel barbuto essere portava anche dei
baffi che avevano fatto nascere gravi dubbi nelle menti di parecchi membri della famiglia, in special
modo di quelli che, come Soames, avevano frequentato la public school e pertanto la sapevano lunga in
proposito. Era davvero da considerarsi un maggiordomo? Gli spiritosi lo chiamavano: "Il metodista
dello zio Jolyon". E George, il buffone ufficiale della famiglia, lo aveva battezzato: "San Pietro".
Ora egli andava e veniva tra la grande credenza lucida e la grande lucida tavola, a passi
inimitabilmente lievi e silenziosi.
Il vecchio Jolyon l'osservava dal suo finto sonno. Era un sornione quell'individuo l, egli lo
aveva sempre pensato, uno che badava solo a sbrigare il suo lavoro al pi presto possibile, per correre
poi a giocare, o dalla sua donna, o chiss dove. Un poltrone! E ingrassava, perdiana! E del suo padrone
gl'importava un fico secco!
Ma, suo malgrado, lo prese a questo punto uno di quei momentanei assalti di filosofia che lo
distinguevano dagli altri Forsyte.
O perch, dopo tutto, avrebbe dovuto importargli, a quell'individuo, del suo padrone? Non era
pagato per questo. Dunque perch pretenderlo? Non c' affetto a questo mondo che non si paghi.
Nell'altro poteva darsi che le cose andassero diversamente; lui, ad ogni modo, non ne sapeva nulla e
non poteva dirlo. Sul che chiuse di nuovo gli occhi.
Senza mai fermarsi e sempre sulla punta dei piedi il maggiordomo continu a prendere oggetti
dai vari ripiani della credenza e a portarli sulla tavola. Si studiava, in queste manovre, di volgere
continuamente le spalle al vecchio Jolyon come a neutralizzare la sconvenienza di doverle fare dinanzi
a lui; e furtivamente soffiava di tratto in tratto sulle argenterie che poi strofinava con un pezzo di pelle
di camoscio. Quando port con grande cura, tenendole alte sotto la protezione della sua barba, le
caraffe, parve vagliare la quantit del vino ch'esse contenevano. Finito il suo compito si ferm un
attimo a considerare il padrone, e i suoi occhi verdicci ebbero uno sguardo di commiserazione.
Era un vecchio arnese ormai, il suo signor padrone, dopotutto, e non avrebbe tardato ad
andarsene da questo mondo!
A passi felpati di gatto attravers la stanza per suonare il campanello. L'ordine era: "pranzo alle
sette". E se il padrone stava dormendo, che si svegliasse; c'era la notte per dormire! Aveva pure da
pensare a se stesso, lui: alle otto e mezzo doveva essere al suo club.
In risposta al suono del campanello, si present un valletto recando una zuppiera d'argento. Il
maggiordomo gliela prese dalle mani e la pos sulla tavola; piantandosi poi in mezzo al vano della
porta aperta, come per introdurre degli invitati nella stanza, disse con voce solenne:
"Il pranzo  servito, sir!" Il vecchio Jolyon si lev lentamente dalla poltrona e si mise a tavola per consumare il suo pranzo.
...
.
...
8. Il progetto della casa.
...
.
...
E' generalmente ammesso che ogni Forsyte, come quell'utilissimo animaletto che fa la delizia
dei turchi, ha il suo guscio; in altre parole non si  mai visto, e se lo si  visto non lo si  riconosciuto,
un Forsyte senza quell'involucro di affari, propriet, relazioni e donne, che senza muoversi con lui
attraverso un mondo di mille e mille altri Forsyte anch'essi provvisti di involucro. Un Forsyte che non
lo avesse  inconcepibile, sarebbe come un romanzo senza intreccio, cio un'anomalia.
Agli occhi dei Forsyte, Bosinney appariva appunto privo di involucro, era, insomma, una di
quelle rare e miserevoli persone che vivono passando attraverso affari, propriet, relazioni e donne che
non appartengono loro.
La sua abitazione nella Sloane Street, a un ultimo piano, sulla porta della quale si leggeva in
una targhetta di ottone: "Philip Baynes Bosinney, architetto", non era l'abitazione di un Forsyte. Egli
non aveva per ricevere che il suo studio, a buona parte del quale era proibito l'accesso da un paravento
che nascondeva il necessario per vivere: letto, poltrona, pipe, cassetta dei liquori, romanzi e pantofole.
La parte adattata a studio era ammobiliata nel modo solito di tutti gli studi; con uno scaffale a
casellario, una tavola rotonda in legno di quercia, un lavamano di quelli che si chiudono, alcune
seggiole dal fondo di legno e uno scrittoio dal piano mobile, vasto di dimensioni, ricoperto di piante e
di disegni. June vi era venuta gi due volte a prendere il t, sotto la protezione di una zia di lui.
Si pensava ch'egli avesse camera da letto, all'interno.
A quanto i Forsyte avevano potuto saperne, con le loro investigazioni, tutto il suo reddito era
costituito da due indennit di consulenza ognuna di venti sterline l'anno, occasionalmente arrotondabili
per via di qualche piccolo lavoro straordinario, e, quello che pi contava, da una annualit personale di
centocinquanta sterline lasciatagli in eredit dal padre.
Non era per rassicurante quello che si era potuto appurare nei riguardi del padre il quale,
venuto dalla Cornovaglia, aveva fatto il medico condotto nel Lincolnshire rimanendovi famoso per il
bell'aspetto e per certe sue tendenze byroniane. Lo zio materno di Bosinney, mister Baynes, della ditta
Baynes e Bildeboy, un Forsyte di istinti se non di nome, sapeva ben poco che valesse la pena di esser
riferito sul conto del cognato.
"Un originale!" aveva detto. "Di tre dei suoi figli parlava come di bravi ragazzi ma piuttosto
ottusi, ed essi hanno fatto invece una magnifica carriera nell'amministrazione civile delle Indie. Il suo
prediletto era Philip, solo Philip valeva, secondo lui. Aveva delle vedute piuttosto bizzarre. Per
esempio, una volta mi disse: "Caro mio, non bisogna mai far sapere alla moglie quello che uno pensa".
Ma io, si capisce, non ho seguito il suo consiglio, ah no! Era un uomo eccentrico! E a Phil diceva
sempre: "Vivi come meglio ti pare ma assicurati di poter morire da gentiluomo"; lui, difatti, volle
essere imbalsamato in abito da sera con la cravatta di seta e una spilla di diamanti. Un originale, come
ce n' pochi a questo mondo, ve lo assicuro io."
Di Bosinney figlio Baynes parl con calore non privo di una certa commiserazione.
"Ha un po' del byronismo paterno" disse. "Basta il fatto che ha troncato la sua carriera
abbandonando il mio studio e andandosene per sei mesi, zaino in spalla, a girare il mondo; e sapete
perch? per studiare l'architettura straniera! straniera, sissignori! Come se gli potesse fruttare qualcosa!
E cos eccolo ora, malgrado tutta la sua intelligenza, che non riesce a guadagnare cento sterline l'anno.
Questo fidanzamento  capitato proprio a proposito; gli insegner a rigar diritto; capirete,  un ragazzo
che se gliene salta il ticchio rimane a letto tutto il giorno e poi lavora la notte, nient'altro che per
mancanza di metodo. Ma non ha vizi, questo no; neanche l'ombra di un vizio. E il vecchio Forsyte 
ricco!"
Con June, che andava a trovarlo spesso nella sua casa di Lowndes Square, si dimostr sempre
molto carino.
"Ci voleva proprio, per Phil, questa faccenda della casa di mister Soames" le disse un giorno.
"Ah che grand'uomo di affari, mister Soames! E voi, mia piccola lady, dovete rassegnarvi a non veder
Phil tanto spesso, per ora. La ragione c'. Bisogna che si faccia strada, il giovanotto. Quando io avevo
la sua et, lavoravo notte e giorno. Mia moglie, povera anima, mi diceva sempre: "Non ti strapazzare,
Bobby, abbi riguardo per la tua salute!". Ma io non ho mai avuto riguardo di niente."
June si era lamentata che il fidanzato non trovasse mai tempo di correre un momento da lei a
Stanhope Gate.
La prima volta che torn a farsi vivo non era passato neanche un quarto d'ora che arrivava, per
una di quelle coincidenze di cui aveva la prerogativa, la zia Juley, o per meglio dire mistress Septimus
Small. Bosinney allora si alz e, secondo un prestabilito accordo, corse ad aspettare in un piccolo
studio che ella se ne andasse.
"Si  ridotto ben magro il tuo fidanzato, June" disse la zia. "Ho notato che questo succede a quasi tutti i
fidanzati; ma devi preoccuparti di non lasciarlo peggiorare. Dovresti fargli prendere l'estratto di vitello
Barlow; tuo zio Swithin ne ha avuto un gran beneficio."
June, eretta nella sua piccola persona dinanzi al camino, col viso che tremava di impazienza,
dacch prendeva l'intempestiva visita della zia per un'offesa personale, rispose con un certo disprezzo:
"E' magro perch lavora; la gente che si d da fare non  mai grassa."
La zia Juley tir fuori il grugno. Era stata sempre magra lei, ma non ne traeva altro piacere che
l'occasione per potersene lamentare.
"Tu dovresti impedire" continu lugubremente "che lo chiamino il bucaniere; chiss cosa pu
pensare la gente, ora che deve fabbricare una casa per Soames. Spero che sar coscienzioso;  molto
importante per lui che gli riesca bene; e Soames ha buon gusto!"
"Buon gusto!" grid, subito infiammandosi, June. "Io non darei un soldo per il suo gusto, n per
quello di nessun altro della famiglia."
Mistress Small cadde dalle nuvole.
"Tuo zio Swithin ne ha sempre avuto di gusto" disse. "E la casetta di Soames  un amore, non
vorrai negarlo."
"Gi" fece June "per via di Irene!"
La zia Juley cerc allora di dire qualcosa di gentile.
"Sar contenta Irene di vivere in campagna?"
June la fiss con intenzione, e pareva che la coscienza stessa le fosse salita a insediarsi negli
occhi; ma poi tutto pass, e non rimase che un pi intenso sguardo, come se la coscienza fosse scivolata
via. E, imperativamente, la fanciulla rispose:
"Sar contenta s. Perch non dovrebbe esserlo?"
Mistress Small cominci a diventare nervosa.
"Oh, non so" disse. "Pensavo che le dispiacer di lasciare gli amici. Tuo zio James trova che
non presta abbastanza interesse alla vita. A noi ci sembra, Timothy lo dice, che dovrebbe uscir di casa
un po' pi spesso. Tu ne sentirai la mancanza quando se ne sar andata in campagna."
June alz le mani a congiungersele dietro la nuca.
"Oh, come vorrei" grid "che lo zio Timothy badasse ai fatti suoi!"
La zia Juley si eresse in tutta la sua statura.
"Lo zio Timothy non si occupa altro che dei fatti suoi!" disse.
June fece allora una faccia compunta e si chin a baciare la zia.
"Mi dispiace di aver parlato cos, zietta, ma io vorrei che lasciassero stare Irene."
La zia Juley, incapace di trovare qualcosa da aggiungere a continuazione del discorso che le
stava a cuore, non rispose; e agganciandosi sul petto la mantellina di seta nera, raccolta la borsetta a
reticella verde, si apparecchi alla partenza.
"E come sta tuo nonno?" chiese, quando fu nell'anticamera. "Suppongo che si sentir molto
solo adesso che tu hai tutto il tempo preso dal tuo fidanzato."
Si chin a posare un famelico bacio sulle labbra della nipote, e col suo passettino affettato usc
nella strada.
Gli occhi di June si riempirono allora di lacrime; e, corsa nel piccolo studio, dove Bosinney,
seduto dinanzi al tavolo, disegnava uccelli su una busta, essa si lasci cadere al suo fianco gemendo:
"Oh, Phil, com' orribile, com' orribile!"
Il suo cuore era di fuoco come il colore dei suoi capelli.
Il mattino della domenica seguente un domestico annunci a Soames, il quale stava facendosi la
barba, che di sotto c'era mister Bosinney e che chiedeva di parlargli. Aprendo la porta della camera di
sua moglie Soames disse:
"Guarda che di sotto c' Bosinney. Vai a tenergli compagnia un momento mentre io finisco di
radermi. E' cosa di un minuto. Sar venuto per il progetto della casa, suppongo."
Irene lo guard senza rispondere, e dato un ultimo tocco al suo abbigliamento and di sotto.
Soames non riusciva a capire come ella la pensasse sulla questione della casa. Non aveva
ancora detto una parola in contrario, e, per quanto riguardava Bosinney, sembrava favorevolmente
disposta.
Dalla finestra li scorse intenti a parlare nella piccola corte.
Si affrett a finire di radersi, tagliandosi il mento in due punti. E come li sent che ridevano,
pens: "Sembra che vadano d'accordo, se Dio vuole!".
Bosinney era venuto a cercarlo proprio per fargli vedere il progetto.
Soames prese dunque il cappello e usc con lui.
I disegni si trovavano spiegati sulla tavola di quercia nello studio dell'architetto; pallido,
imperturbabile, Soames si chin ad esaminarli e per un pezzo non disse una parola.
Infine, con voce piena di perplessit, fece:
"E' una cosa d'un genere piuttosto strano."
Si trattava di un fabbricato rettangolare con in mezzo una corte coperta, su due piani. La corte,
tutto intorno alla quale correva, al piano superiore, una galleria, aveva un tetto di vetri sostenuto da otto
colonne.
Per un Forsyte era una casa strana davvero.
"C' un grande sciupio di spazio" prosegu Soames.
Bosinney si mise a camminare su e gi per la stanza. Aveva una faccia che a Soames non
piacque per niente.
"Vedete" disse l'architetto "immaginando questa casa ho pensato di darvi spazio per respirare.
Per respirare da gentiluomo."
Soames tese l'indice e il pollice come a misurare la portata della distinzione che avrebbe
acquistato da tanto spazio, e rispose:
"Gi, sicuro; vedo, vedo..."
La faccia di Bosinney prese l'espressione particolare che denotava in lui l'entusiasmo.
"Ho cercato di disegnare una casa che avesse una sua dignit. Se non vi piace, farete meglio a
dirmelo subito. E' l'ultima cosa da prendere in considerazione, la dignit, e se ne pu fare a meno
benissimo se tenete ad avere un gabinetto di pi, non so se mi spiego." E mise il dito sulla sinistra del
lungo quadrangolo. "Guardate qui;  per i vostri quadri questo; diviso dalla corte per mezzo di tende;
tirate le tende e avrete uno spazio di quindici metri e mezzo per sette e quindici. Questa stufa a due
facce che  situata nel centro guarda da una parte verso la corte, dall'altra verso i quadri; questo muro
in fondo  tutto a vetri, e vi d la luce di levante mentre dal nord avete la luce della corte. Se poi vi
avanzassero ancora quadri, potreste appenderli alle pareti della galleria o nelle altre stanze. Vedete, in
architettura" e parlando guardava Soames, con grande disagio di questi, come se non lo vedesse "allo
stesso modo che nella vita, non c' dignit senza armonia. Vi diranno che sono idee d'altri tempi. Non
importa; se sembra strano  perch mai si bada ad incarnare nelle fabbriche quello che costituisce il
principio primo dell'esistenza. Si mettono su le case a forza di elementi decorativi, cornici e cornicette,
sporti, stucchi e via di seguito, di qualunque baggianata insomma che distragga l'occhio. E invece
l'occhio bisogna lasciarlo riposare; ad ottenere un effetto qualche linea forte  pi che sufficiente.
Quello che conta  l'armonia; non si pu aver dignit senza armonia."
Soames, umorista senza saperlo, teneva fissi gli occhi sulla cravatta di Bosinney, ch'era molto
lontana dal cadere in perpendicolare. L'amico, inoltre, non si era fatta la barba, e aveva il vestito
piuttosto in disordine. La sua facolt di armonia si esauriva tutta nell'architettura, a quanto pareva.
"Purch non sembri poi una caserma!" osserv Soames.
Bosinney si fece aspettare un momento a rispondere. "Capisco quello che vi occorre" disse. "E'
una casetta alla Littlemaster, che vi occorre; gi, una di quelle graziose casette dove i domestici sono
destinati ad alloggiare in soffitta, e che hanno la porta d'ingresso sotto il livello stradale per darvi la
soddisfazione di salire dei gradini quando siete dentro. Bene, provatevi con Littlemaster, dunque,
vedrete che far al caso vostro; ne resterete contento, ve l'assicuro io che lo conosco da un pezzo."
Soames si allarm. In realt egli era rimasto colpito dai disegni, e se non esternava il suo
compiacimento era solo per un istintivo bisogno di tenerselo dentro. Egli disprezzava le persone
prodighe di lodi.
Adesso si trovava per nell'imbarazzante situazione di fare il dovuto complimento o correre il
rischio di perdere una cosa buona. Fanciullone come era, Bosinney non avrebbe esitato a strappare i
disegni e rifiutarsi di lavorare per lui; bisognava aspettarselo.
La fanciullaggine di Bosinney, a cui Soames si sentiva tanto superiore, esercitava ad ogni
modo, e forse proprio perch egli n'era stato sempre esente, un singolare, quasi suggestivo effetto su di
lui.
Tanto che alla fine balbett: "Certo...  una cosa... una cosa originale, non dico di no".
Egli aveva una tale diffidenza ed anche, in un certo senso, un tale disprezzo, della parola
originale, che non gli parve di aver ceduto affatto.
Bosinney invece si content. Era proprio l'uomo da compiacersi di un simile giudizio, lui! E
Soames, incoraggiato dal successo soggiunse:
"E' una casa piuttosto grande."
"Spazio, aria, luce" sent allora mormorare Bosinney come tra s. "Non si pu mica vivere da
gentiluomo in quelle casette di Littlemaster. E' un architetto da industriali, Littlemaster."
Soames ebbe un gesto come di scongiuro; per nulla al mondo avrebbe voluto essere classificato
tra gli industriali, ora che lo avevano messo tra i gentiluomini. Ma la sua innata diffidenza per i
principii generali non lo abbandonava. A che pro discutere sulla dignit e l'armonia? Si sarebbe patito
il freddo in una casa a quel modo.
"Irene non pu soffrire il freddo" disse.
"Ah, s?" fece Bosinney, con lieve sarcasmo. "Non ama il freddo vostra moglie? Bene, ci
penser; e vedrete che non soffrir freddo affatto. Guardate" e cos dicendo indic quattro crocette
segnate a regolari intervalli sui muri della corte. "Installer qui delle condutture di acqua calda rivestite
di alluminio, se ne possono avere di ottimo modello."
Soames guard quei segni con aria sospettosa.
"Va tutto bene" disse "ma a quanto salir il costo di ogni cosa?"
L'architetto tir fuori di tasca un foglio di carta.
"La casa, a mio parere, dovrebbe essere costruita interamente in pietra, ma, considerando che
voi non lo ammettereste, ho pensato di limitarmi a un rivestimento. Invece poi di rame, come ci
vorrebbe, il tetto ve lo fo in ardesia verde. Cos, compresi i lavori in metallo, il costo non superer le
ottomila e cinquecento sterline."
"Ottomila e cinquecento?" esclam Soames. Ma se io avevo assegnato un limite massimo di
ottomila sterline!"
"Non si pu fabbricare la casa progettata per un soldo meno di ottomila e cinquecento sterline"
rispose Bosinney seccamente. "O prendere o lasciare!"
Probabilmente era proprio questo l'unico modo di fare a Soames una proposta simile. Egli
rimase sconcertato. La coscienza gli suggeriva di lasciar andare ogni cosa. Ma il progetto era ottimo, e
lui si rendeva conto della perfezione e del decoro ch'esso implicava: persino i domestici vi venivano
alloggiati bene. Ci avrebbe guadagnato in prestigio a vivere in una casa a quel modo, nuova di linee e
allo stesso tempo ben distribuita.
Continu dunque a studiare i disegni, e intanto Bosinney era passato in camera da letto a radersi
e vestirsi.
I due si recarono quindi insieme a Montpellier Square. Per tutta la strada non aprirono mai
bocca, e Soames osservava il compagno dall'angolo dell'occhio.
Aveva piuttosto un bell'aspetto, il bucaniere, gli pareva, ora che si era ripulito.
Videro Irene china sui fiori quando essi entrarono nella casa.
Essa propose di mandare a chiamare June, di l dal Park.
Ma Soames si oppose: "No, no, abbiamo ancora da parlar di affari".
Durante il pranzo fu quasi cordiale, e continuamente esort Bosinney a mangiare. Era contento
di vedere l'architetto cos di buonumore come sembrava, e quando, secondo la sua abitudine
domenicale, si ritir nella stanza dei quadri, lo lasci volentieri a trascorrere il pomeriggio con Irene.
All'ora del t ridiscese in salotto e li trov che chiacchieravano in affiatamento perfetto.
Si ferm, non visto, nel vano della porta, e si rallegr con se stesso della buona piega che le
cose stavano prendendo. Era una fortuna che andassero d'accordo, Irene e Bosinney, sicuro, era una
fortuna, cos Irene si sarebbe assuefatta all'idea della casa nuova.
Tra i suoi quadri Soames aveva avuto modo di meditare tranquillamente, e si era deciso a
cedere sul punto delle cinquecento sterline in pi se fosse stato proprio indispensabile; per sperava che
il pomeriggio avesse mitigato le pretese di Bosinney. Per diminuirle bastava che lo volesse, ci
dovevano essere almeno una dozzina di modi per ridurre il costo di una casa senza ridurne il valore
previsto.
Soames aspett a parlare che Irene porgesse la prima tazza di t all'architetto. Di tra il merletto
delle tendine passava uno spicchio di sole che cadeva proprio su di lei ad accenderle le gote, e far
rilucere l'oro dei suoi capelli e la soave dolcezza dei suoi occhi. Ed era forse lo stesso raggio che
rendeva pi intenso il colorito di Bosinney e pi accentuata l'estatica espressione del suo volto.
Soames non poteva soffrire il sole e si alz ad abbassare la tendina completamente. Prese quindi
la tazza di t che Irene gli porgeva e, con pi freddezza di quanto non intendesse chiese:
"Dunque non c' proprio modo di farla per ottomila, questa benedetta casa? Chiss quante
piccolezze si potrebbero cambiare!"
Bosinney mand gi il suo t d'un sorso solo, e posata la tazza rispose:
"Non c' nulla che si possa cambiare."
Soames comprese che la propria insinuazione aveva dovuto toccare l'architetto in qualche
incomprensibile punto della sua suscettibilit personale.
"Ebbene" disse, con torva rassegnazione "bisogna lasciarvi fare a modo vostro, a quel che
vedo."
Poco dopo Bosinney si alzava per andarsene, e Soames si alz pure, ad accompagnarlo sulla
porta. L'architetto sembrava in preda a un'assurda esaltazione. Dopo averlo guardato che si allontanava
col suo passo un po' ondulante, Soames fece ritorno, con una faccia piuttosto scura, in salotto dove
Irene stava riponendo nei loro scaffali i libri di musica. Portato da un impeto di curiosit che non gli
riusc reprimere, le chiese:
"Ebbene, che te ne sembra del bucaniere?"
Si mise, nell'attesa della risposta, a guardare il tappeto, e non fu tanto breve il tempo che cos
trascorse.
"Non saprei" fece Irene infine.
"Non lo trovi simpatico?"
Irene sorrise. E a Soames parve che si burlasse di lui.
"S" rispose la giovane donna. "Piuttosto."
...
.
...
9. Morte della zia Ann.
...
.
...
Una mattina di settembre, proprio sul finire del mese, accadde che zia Ann non fu capace di
prendere dalle mani di Smither l'insegna della sua dignit personale. Si mand allora a chiamare in
tutta fretta il dottore che, dato uno sguardo alla vecchia faccia, annunci come miss Forsyte fosse
trapassata durante il sonno.
Zia Juley e zia Hester rimasero senza parola. Mai era loro venuto in mente che si potesse finire
cos. E forse, a dire il vero, non era mai venuto loro in mente neanche che si potesse finire. Sentivano
oscuramente che Ann era stata irragionevole ad averle lasciate in quel modo senza una parola, senza un
tentativo di lotta. Non era da lei.
Ma ci che forse le stupiva pi di tutto era l'idea che una Forsyte avesse lasciato la sua presa
sulla vita. Se l'aveva fatto uno di loro, l'avrebbero dunque fatto tutti!
Occorse loro un'ora buona prima di sapersi decidere ad informare Timothy dell'avvenimento.
Poterglielo tenere nascosto! Poterglielo, per lo meno, dire un poco alla volta!
E a lungo rimasero a bisbigliare sulla porta della sua camera. Per tornare a bisbigliare di nuovo
quando la cosa fu fatta.
Pi il tempo sarebbe passato e pi egli avrebbe sentito il colpo, ecco quello che temevano. Per il
momento l'aveva presa meglio di quanto si fossero aspettato. Ma sarebbe rimasto a letto, naturalmente!
Le due sorelle si separarono, immerse in un muto pianto.
Zia Juley and a chiudersi nella sua camera. Era annichilita dal colpo. Il suo volto, tutto diviso
dalle grinze in tanti piccoli quadretti di carne rilevata, era pi gonfio del solito e scolorito dalle lagrime.
Essa non poteva concepire la vita senza Ann; con lei era vissuta, salvo il breve interregno del periodo
coniugale, che ormai le pareva del tutto irreale, per settantatr anni. A regolari intervalli andava al
cassettone e vi prendeva, di tra i sacchettini di lavanda, un fazzoletto pulito. Nel suo caldo cuore non
poteva sopportare l'idea che Ann giaceva di l fredda e stecchita.
Zia Hester, la taciturna, la paziente, riserva dell'energia familiare, sedeva in salotto dove tutte le
tende erano abbassate; anche lei aveva pianto, ma di un tranquillo pianto che non lasciava tracce. Il suo
principio regolatore, la conservazione dell'energia, non l'abbandonava nemmeno nel dolore. Sedeva,
esile cosa immobile, e considerava attentamente la grata del caminetto, con le mani inerti sul grembo
della sua sottana di seta nera. Senza dubbio l'avrebbero tra poco fatta alzare per qualcosa. Come se
potesse rimediare, come se potesse restituire alla vita la povera Ann! Perch, perch dovevano sempre
tormentarla?
Alle cinque arrivarono tre dei fratelli, Jolyon, James e Swithin; Nicholas era a Yarmouth per la
sua cura termale, Roger aveva un attacco di gotta. Prima c'era stata mistress Hayman, venuta sola, e
quando ebbe visto Ann se ne and lasciando detto per Timothy, ma la commissione non fu eseguita,
che si sarebbe dovuto avvertirla pi presto. Tutti provarono difatti la stessa impressione, che si sarebbe
dovuto avvertirli prima, quasi che avessero perduto qualcosa da vedere; e James disse:
"Me l'aspettavo che doveva succedere cos; ve l'avevo detto che non ce l'avrebbe fatta a
resistere tutta l'estate."
Zia Hester non rispose; pensava che si era quasi in ottobre, ma non serviva a nulla discutere;
certuni non erano mai soddisfatti.
Mand a dire alla sorella che i fratelli erano arrivati. Mistress Small discese subito. Si era
bagnata un po' la faccia pur sempre gonfia, e bench i suoi occhi si posassero con severo cipiglio sui
pantaloni blu di Swithin, che veniva dal club dove aveva ricevuto la notizia, sembrava di cera meno
torva del solito, tanto era forte in lei l'istinto dell'inopportunit.
Allora andarono tutti e cinque di sopra a vedere la salma. Pi che mai adesso la zia Ann aveva
bisogno di calore, e di sotto al candido lenzuolo si era avuto cura di stendere una coltre imbottita; i
cuscini erano stati tolti, in modo che la testa veniva a trovarsi al livello medesimo della schiena,
nell'espressione di inflessibilit propria della sua lunga vita; la cuffia che fasciava la fronte scendeva
sino alle orecchie, e fra cuffia e lenzuolo la faccia, non meno bianca, stava rivolta coi suoi occhi chiusi
verso le facce dei fratelli e delle sorelle. Nella sua pace straordinaria quella faccia appariva forte come
non mai, quasi tutta osso sotto alla pergamena lievemente rugosa della pelle, quadrata nel mento e nelle
gote, con gli zigomi duri, le tempie incavate, il naso acuminato, vera fortezza di quell'indomabile
spirito che aveva pur ceduto alla morte, e ch'essa, nella sua cieca tensione, sembrava volesse ritrovare
per riprendere la sua missione di vigilante tutela sulle fortune della famiglia.
Swithin diede appena uno sguardo a quella faccia e subito lasci la stanza; pi tardi ebbe a dire
che la vista della sorella morta gli aveva fatto provare qualcosa di bizzarro. Se ne and di sotto d'un
passo pesante che scosse tutta la casa, e impadronitosi del suo cappello si gett dentro alla vettura con
la quale era venuto, senza dare indicazione alcuna al cocchiere. Questi allora lo port difilato a casa, e
l egli trascorse tutta la sera seduto, nella pi assoluta immobilit, sulla sua poltrona.
Venuta l'ora del pranzo riusc appena a mangiare una pernice, innaffiata da una coppa di
champagne.
Il vecchio Jolyon se ne rimase un pezzo ai piedi del letto, tenendo giunte le mani dinanzi a s.
Di tutti, solo lui ricordava la morte della madre loro, e a quella morte pensava pur guardando Ann. Era
vissuta a lungo, Ann, ed ecco che la morte s'era presa anche lei; si prendeva tutti la morte, a poco a
poco. Sull'impassibile volto di Jolyon lo sguardo sembrava giungere da molto lontano.
Hester se ne stava in piedi accanto a lui. Non piangeva adesso, ormai aveva esaurito le sue
lagrime, e per natura si rifiutava a un ulteriore spreco di energia; torcendosi le mani andava con gli
occhi da un punto all'altro della stanza senza mai fermarsi su Ann, come per sottrarsi allo sforzo di
capire.
Chi manifestava maggior commozione di tutti era James. Lagrime gli scorrevano gi per le
rughe parallele del suo volto magro. Dove sarebbe andato adesso a raccontare le sue pene non sapeva.
Juley non era degna di confidenze, Hester meno che mai. La perdita di Ann era pi forte di quanto
avesse mai supposto. Egli ne sarebbe rimasto sconvolto per settimane e settimane.
Hester, in quel punto, si ritir tacitamente dalla stanza, e Juley cominci ad affannarsi intorno
per fare "quanto era necessario" urtando due volte in qualcosa. Destato dalla sua fantasticheria sul pi
lontano, remoto passato, il vecchio Jolyon le diede una severa occhiata e se ne and. James rimase
allora solo vicino al letto, e, con un furtivo sguardo assicuratosi di non essere osservato, pieg il suo
lungo corpo ossuto a deporre un bacio sulla fronte della morta; dopodich si affrett a lasciare anche lui
la camera. Incontrata Smither nel vestibolo cominci a interrogarla circa i funerali, e come vide che
nulla essa ne sapeva, lament amaramente che, se non ci stavano bene attenti, sarebbe andato tutto per
traverso. Avrebbe fatto bene, lei, a mandare a chiamare mister Soames, egli sapeva quello che c'era da
fare; il suo padrone era certamente sconvolto, ma avrebbe dovuto occuparsi un po' della cosa, e quanto
alle padrone non c'era da parlarne, quelle non erano capaci di nulla, non avevano tatto. Avrebbero
finito per ammalarsi anche loro, tutti quanti erano, c'era da aspettarselo. Chiamasse il dottore, lei, era
meglio provvedere in tempo. Ann non era certo stata curata bene, se avessero chiamato Blank non
sarebbe morta, lui ne era sicuro. Smither poteva rivolgersi a lui ogni volta che aveva bisogno d'un
consiglio. Naturalmente egli metteva la sua vettura a disposizione della famiglia per i funerali. O non
aveva per caso da dargli un bicchiere di marsala e un biscotto? Non aveva ancora fatto colazione, quel
giorno.
Tranquillo pass il tempo fino al giorno del funerale. Naturalmente si sapeva gi da un pezzo
che zia Ann aveva lasciato a Timothy tutto il suo avere. Non ci fu dunque il pi piccolo motivo di
agitazione. La cura dei funerali se la prese Soames ed egli provvide a tutto, e mand, venuto il
momento opportuno, ad ogni membro maschile della famiglia l'invito di cui appresso:
"A...
La Signoria Vostra  pregata di intervenire ai funerali di miss Ann Forsyte che avranno luogo
nel cimitero di Highgate, alle ore dodici del 1 ottobre p.v'. Le vetture si riuniranno dinanzi al Bower, in
Bayswater Road, alle ore 10,45. Si prega di non inviare fiori."
Venne la mattina fissata, e fu fredda, grigia, con un cielo alto e incerto pi che mai londinese.
Alle dieci e mezzo in punto comparve la prima vettura, quella di James. Dentro c'era James in
compagnia di suo genero Dartie, un uomo di bassa statura, abbottonato in un soprabito fino al collo,
largo di petto e con una grassa faccia giallastra adorna di un bel paio di neri baffi arricciati e di
quell'incorreggibile principio di basette che, sfidando i giornalieri attentati del rasoio, sembra essere il
segno di qualcosa di profondamente radicato nella personalit degli uomini che sono dediti alle
speculazioni finanziarie.
Soames, nella sua qualit di esecutore, e in mancanza di Timothy ancora trattenuto a quel letto
dal quale non si sarebbe levato che a funerali terminati, ricevette gli ospiti. Zia Juley e zia Hester erano
di sopra anche loro e non sarebbero venute gi che alla fine della cerimonia, per la colazione cui
ognuno che avesse voluto tornare in Bayswater Road poteva prender parte.
Secondo ad arrivare fu Roger, zoppicando per via del suo attacco di gotta, circondato da tre
figli: Roger il giovane, Eustace e Thomas. George, il quarto figlio, giunse quasi subito dopo in vettura
pubblica, e si ferm nel vestibolo per domandare a Soames come si trovava nella sua nuova qualit di
impresario di pompe funebri.
I due cugini non potevano soffrirsi.
Arrivarono quindi gli Hayman, Giles e Jesse, in silenzio perfetto e impeccabilmente vestiti con
certe pieghe tirate a nuovo sui loro pantaloni da cerimonia. Poi fu la volta del vecchio Jolyon, solo. Poi
di Nicholas che, con la salute dipinta in faccia, cercava di velare la vivacit di ogni suo movimento. Lo
seguivano, in placida mansuetudine, tre dei suoi figli. Swithin Forsyte e Bosinney arrivarono nel
medesimo momento, e inchinandosi l'un l'altro a darsi la precedenza finirono per infilare la porta
insieme; ma nell'atrio, essendo ricominciati i complimenti, Swithin, che nella lotta aveva avuto
scompigliata la cravatta, si mise a salire la scala con lentezza. Giunsero altri due Hayman, tre figli
ammogliati di Nicholas, e infine Tweetyman, Spender e Warry mariti di due giovani Forsyte e di una
Hayman. Cos la compagnia si trov al completo, in numero di venticinque persone, cio tutti i membri
maschili della famiglia, Timothy e Jolyon il giovane eccettuati.
Entrando nel salone la cui tappezzeria rosso e verde costituiva un troppo vivido sfondo a quegli
abbigliamenti cos insoliti, ognuno cerc nervosamente dove sedersi a nascondere il nero vistoso dei
pantaloni. Il quale nero, unito a quello dei guanti, strideva come qualcosa di sconveniente, di esagerato
che port non pochi a guardare con aria scandalizzata, ma segretamente invidiosa, il bucaniere venuto
senza guanti e in pantaloni grigi. Un sommesso mormorio cominci a levarsi, senza che nessuno
parlasse della defunta, ma tutti chiedendo degli altri a lei vicini, dimostrandosi, in tal modo indiretto,
interessati all'avvenimento ad onorare il quale si erano raccolti.
A un certo punto James disse:
"Mi pare che sia il momento di avviarci."
Cos scesero le scale, e a due a due, scrupolosamente attenendosi all'ordine di precedenza
ch'era stato loro indicato, salirono nelle vetture.
Il feretro si avvi al passo; le vetture seguirono in fila. Nella prima aveva preso posto il vecchio
Jolyon e Nicholas; nella seconda i due gemelli, Swithin e James; nella terza Roger e Roger il giovane;
nella quarta Soames, Nicholas il giovane, George e Bosinney. Ognuna delle altre caric tre o quattro
persone, e in tutto fu una fila di otto vetture chiusa dal brum del medico curante. A debita distanza
venivano alcuni cab carichi di impiegati e domestici, e infine una vettura vuota che portava a tredici il
numero dei legni di cui componevasi il corteo.
Su per tutta la Bayswater Road si and al passo, ma come si infilarono strade di minore
importanza si prese il trotto e al trotto si procedette, salvo qualche breve rallentamento nell'attraversare
di nuovo una via elegante, fino al cimitero. Nella prima vettura, Jolyon e Nicholas parlavano dei loro
testamenti. I gemelli, nella seconda, dopo un unico tentativo di conversazione, erano caduti nel pi
assoluto mutismo; soffrivano entrambi di sordit e lo sforzo di udire era per ognuno troppo grande.
Soltanto una volta James ruppe il silenzio per dire:
"Bisogner che pensi a provvedermi di un luogo dove farmi seppellire. Tu, Swithin, ci hai gi
pensato?"
Al che Swithin, fissandolo con tanto d'occhi spaventati, rispose:
"Non mi parlare di certe cose!"
Nella terza vettura la conversazione era saltuariamente condotta a riempire i momenti nei quali
non si guardava fuori dal finestrino per vedere a qual punto del viaggio si fosse. George not che
dopotutto era tempo che la povera vecchia zia se ne andasse. Secondo lui non c'era ragione di
continuare a vivere una volta passati i settant'anni. E come Nicholas il giovane osserv che la regola
non sembrava potersi applicare ai Forsyte, George salt su a dire che per quanto riguardava lui si
sarebbe ucciso a sessant'anni. Sorridendo e accarezzandosi la barbetta, Nicholas rispose che suo padre
non avrebbe certo approvato una simile teoria, lui che si era fatto i soldi proprio a partire dai
sessant'anni. Allora George accondiscese a fissare sui settanta il limite massimo, di l dal quale
bisognava andarsene in un modo o in un altro sottoterra e lasciare il denaro ai discendenti. Soames,
rimasto zitto sino allora, intervenne su questo; egli non si era dimenticato quanto George gli aveva
detto circa le "pompe funebri", e alzando quasi impercettibilmente le palpebre not che la cosa poteva
andare per chi non avesse mai guadagnato quattrini. Per conto suo, lui intendeva vivere il pi a lungo
possibile. La botta, naturalmente, era per George che tutti sapevano in cattive acque. Bosinney
mormor distrattamente un "molto bene", e la conversazione mor tra gli sbadigli di George.
Giunti al cimitero la bara fu tolta di peso e portata nella cappella, dove, a due a due, la
seguirono i dolenti. Quel gruppo di uomini tutti legati alla morta dal legame della parentela, faceva un
impressionante e singolare effetto nel mezzo della enorme citt dagli innumerevoli contrasti di
esistenza, ricca di vocazioni, doveri, piaceri, terribile di difficolt, imponente nel suo richiamo
all'individualismo.
Ed era a trionfare di tutto questo che la famiglia si era raccolta: a fare sfoggio della sua unit
tenace, a gloriosamente illustrare la legge della propriet nell'ombra della quale aveva preso sviluppo e
prosperato, gonfiandosi di linfa in ogni ramo e foglia il suo albero giunto ormai a pieno rigoglio. Lo
spirito della vecchia zia distesa nel suo ultimo sonno aveva raccolto intorno a s i discendenti per una
simile dimostrazione. Per l'ultima volta essa li aveva chiamati a quell'unit ch'era stata la loro forza,
andandosene soddisfatta di lasciare l'albero intatto e in perfetto splendore.
A lei era stato risparmiato di vedere i singoli rami crescere oltre il punto d'equilibrio. D'altra
parte essa non poteva guardare dentro ai cuori di quanti l'avevano accompagnata al luogo dell'estremo
riposo. La stessa legge che aveva operato in lei, trasformandola dapprima da alta, eretta ragazza in
donna tenace e assennata, e poi da donna in vecchia, debole, ossuta, d'aspetto cos simile a una strega,
e con una personalit che si faceva sempre pi spiccata col graduale venir meno dei contatti esterni, la
stessa legge avrebbe operato, e gi stava operando, in seno alla famiglia per cui ella era stata quasi una
madre.
L'aveva vista giovane, lei, quella famiglia, e in crescita, l'aveva vista forte e matura, ed ecco
che i suoi occhi si erano chiusi prima di poterla veder trasformarsi ancora. Essa avrebbe certo tentato, e
chiss se non vi sarebbe riuscita, di mantenerla, con le sue vecchie dita, coi suoi tremuli baci, giovane e
forte un po' pi a lungo. Ma neanche la zia Ann ahim! poteva lottare contro la natura.
"L'orgoglio precede la caduta!" E in accordo a codesto principio, in cui c' tutta l'ironia della
natura, i Forsyte si erano riuniti per dare un ultimo orgoglioso spettacolo di s, prima della caduta.
Disposti su due file, una a destra, una a sinistra, essi tenevano le facce in impassibile attitudine rivolte a
terra, serbando ognuno per s i propri pensieri; ma ora qui ora l si alzava ogni tanto un volto con una
ruga nel mezzo delle sopracciglia, come a guardare qualcosa che gli fosse apparso di sopra le pareti
della cappella, ad ascoltare qualcosa che gli riempisse l'animo di sgomento. E il responsorio,
mormorato con voci sommesse attraverso le quali non si distingueva che un accento, quello
inafferrabile della famiglia, suonava strano come venisse, in affrettata ripetizione, da una bocca sola.
Terminato che fu il servizio sacro, i dolenti si ricomposero in fila per scortare la salma alla
tomba. Il sepolcro era gi aperto e intorno ad esso aspettavano uomini vestiti di nero.
Da quella sacra altura dove migliaia di persone della borghesia inglese dormono il loro ultimo
sonno, gli occhi dei Forsyte si posarono sulla distesa di tombe che li circondava. Al di l c'era Londra,
a perdita di vista sotto il cielo senza sole, e piangeva quella sua creatura assieme alla di lei famiglia,
quella sua creatura ch'era stata madre e nutrice. Centomila guglie e case, sfumate nella gran trama
grigia della propriet, si stendevano come in dolorosa prosternazione dinanzi alla tomba della pi
vecchia tra i Forsyte.
Dette alcune parole, spruzzata un po' di terra, sospinta la bara nel sepolcro, zia Ann era
trapassata nel regno dei pi.
Testimoni di quel trapasso i cinque fratelli circondavano a testa china la tomba; essi volevano
assicurarsi che Ann si trovasse sistemata bene nella sua nuova dimora. Il suo piccolo avere rimaneva di
qua, certo, ma tutto quello che si poteva fare doveva esser fatto.
Ognuno poi si tir da parte e, messosi il cappello in testa, si volt ad esaminare l'iscrizione nuova
ch'era stata incisa sul marmo della tomba di famiglia:
Alla memoria di
Ann Forsyte
figlia di Jolyon e Ann Forsyte
qui sepolti
partitasi da questa vita
add 27 settembre 1886,
in et di ottantasette anni e quattro giorni
Forse qualcun altro avrebbe presto avuto bisogno di un'iscrizione. E il pensiero riusciva loro
strano e intollerabile perch mai, in un certo qual modo, essi avevano creduto che un Forsyte potesse
morire. Tutti non vedevano l'ora di allontanarsi da quel luogo di tristezza, di finirla con quella
cerimonia che aveva fatto venire loro in mente cose di cui essi non potevano sopportare l'idea, di
andarsene a riprendere i loro affari e nei loro affari dimenticare.
Faceva freddo, per di pi; come una lenta forza disintegratrice il vento batteva le tombe lungo i
pendii della collina, sferzava i Forsyte col suo agghiacciante respiro; ed essi cominciarono a rompersi
in gruppetti, rintanandosi in fretta e furia nelle vetture ferme ad aspettarli.
Swithin disse che sarebbe tornato da Timothy a colazione e offr posto nel suo brum a chi
voleva. Non era per un privilegio molto ambito salire su quel brum piuttosto angusto; e Swithin fin
per partire solo. In altra vettura gli tennero dietro James e Roger, anch'essi diretti a far colazione da
Timothy. Gli altri si dispersero a poco a poco e il vecchio Jolyon, che pi che mai sentiva il bisogno di
avere intorno facce giovani, prese seco tre dei nipotini.
Soames, che aveva da sistemare alcune cose all'ufficio del cimitero, si allontan a piedi in
compagnia di Bosinney. Voleva parlare con l'architetto, e, finito il suo da fare, se lo tir dietro a
Hampstead.
Mangiarono allo "Spaniard.s Inn" e si intrattennero un pezzo a discutere di vari particolari
relativi alla costruzione della nuova casa; dopodich presero un tram per Marble Arch, dove Bosinney
si separ dal suo compagno per recarsi da June a Stanhope Gate.
Soames si sentiva di eccellente umore quando fu arrivato a casa, e durante il pranzo confid a
Irene che aveva avuto un ottimo scambio di vedute con Bosinney, il quale gli sembrava intelligente e
capace sul serio; le disse che avevano fatto una lunga camminata che sarebbe tornata a beneficio del
suo fegato dopo tanto tempo di inerzia, e che insomma era soddisfatto della sua giornata.
Se non fosse stato per la povera zia Ann avrebbe voluto condurla a teatro, sicuro, a teatro, ma
questo non essendo possibile non restava loro che trascorrere nel miglior modo la serata a casa.
"Sai che il bucaniere mi ha chiesto di te pi di una volta?" fece d'improvviso.
E, spinto da chiss quale inesplicabile desiderio di affermare il suo diritto di proprietario, si lev
dalla seggiola e piant un bacio sulla spalla della moglie.
...
.
...
Parte seconda.
...
.
...
1. Lavori in corso.
...
.
...
Si era avuto un inverno mite. Negli affari c'era stato un rilasso; e come Soames, nel prendere la
sua decisione, aveva preveduto, era proprio quello il momento di costruire. Alla fine di aprile la casa di
Robin Hill si presentava completa nella sua ossatura.
Adesso che c'era da vedere qualcosa in frutto del suo denaro, Soames correva lass una, due, e
anche tre volte alla settimana, e girava scrutando per ore e ore tra i calcinacci, stando bene attento a non
insudiciarsi, scivolando in silenzio per le aperture delle porte, e intorno al colonnato della corte
centrale.
Dinanzi alle colonne sostava per diversi minuti come a sceverare l'intima qualit della sostanza
di cui erano fatte.
Il 30 aprile egli aveva appuntamento con Bosinney per un riepilogo dei conti, e cinque minuti
prima dell'ora stabilita entrava nella baracca che l'architetto si era innalzata ai piedi della vecchia
quercia.
I conti si trovavano gi spiegati sulla tavola, e Soames, fatto un cenno di saluto, si sedette a
esaminarli. Pass un certo tempo prima che rialzasse il capo, e allora disse:
"Ci sono settecento sterline in pi del previsto che non riesco a spiegarmi."
Allung un'occhiata in viso a Bosinney, quindi prosegu vivamente:
"Se non avete la mano ferma con questi imprenditori vi metteranno nel sacco. Sicuro,  gente
che si approfitta di ogni cosa se non ci si sta bene attenti. Trattenete loro il dieci per cento sul totale. Io
non intendo sprecare il mio denaro e non dar neanche cento sterline in pi della somma pattuita."
Bosinney scosse il capo.
"Ho trattenuto loro tutto il possibile."
Soames ebbe un movimento di stizza che fece volar via i fogli dei conti sulla tavola.
"Allora non mi resta altro da dirvi" grid in preda all'agitazione; "non mi resta altro da dirvi
che avete fatto un bel pasticcio."
"Ve l'ho ripetuto venti volte" rispose Bosinney seccamente "che ci sarebbero state delle spese
straordinarie. E ve le ho indicate di volta in volta, se non sbaglio."
"Lo so, lo so" grugn Soames. "E naturalmente finch si trattava di dieci sterline per una cosa o un'altra
non potevo mica oppormi. Non supponevo che a furia di straordinari si dovesse avere una spesa di
settecento sterline, addirittura!"
Il carattere dei due uomini aveva contribuito a formare la non poco considerevole differenza.
Da una parte l'architetto, con la sua passione per quella casa ch'egli aveva creata e nella quale credeva,
non aveva potuto soffrire di essere arrestato da un ostacolo, o costretto a far uso di qualche espediente;
dall'altra Soames, con la sua non meno schietta e profonda passione di ottenere sempre il meglio col
minimo di denaro, non era stato capace di credere che per dodici non si potesse acquistare quello che
valeva tredici.
"Vorrei non aver accettato il vostro incarico" disse Bosinney d'un tratto. "Voi venite qui a
tormentarmi continuamente. Pretendete di avere per il vostro denaro il doppio di quello che
chiederebbe chiunque altro, vi siete fatto una casa che  la pi grande di tutta la contea, e non intendete
sostenerne le spese. Se volete prendervela cos come sta mi assumer io il di pi, non temete, ma vi
assicuro che non ci metto pi una mano, ecco tutto!"
Soames ritrov la sua freddezza abituale. Sapeva bene che Bosinney non aveva soldi, e parlare
a quel modo gli pareva piuttosto strambo. Inoltre prevedeva che gli sarebbe accaduto di dover attendere
all'infinito prima di potersi sistemare in quella casa del suo cuore, se avesse perduto l'architetto proprio
ora che tanto pi ne tornava necessaria l'opera personale. E poi, bisognava fare i conti anche con Irene.
Essa era diventata cos strana da un certo tempo a quella parte! Lui era sicuro che solo per simpatia
verso Bosinney aveva accondisceso all'idea della casa in campagna. E non aveva nessuna voglia, lui, di
venire in conflitto con Irene.
"Non c' bisogno che vi arrabbiate, adesso" fece. "Se riconosco la spesa, non vedo perch
dovete gridare cos. Io volevo dire soltanto che quando voi affermate "questo costa tanto", ebbene, mi
piacerebbe, sicuro, mi piacerebbe sapere che effettivamente costi tanto."
"Statemi a sentire" disse Bosinney, con uno sguardo pieno di sagacia che sorprese e contrari
ad un tempo Soames. "Voi avete la mia opera ad un prezzo irrisorio. Per il genere di lavoro che ho
dedicato alla vostra casa, in tutti questi mesi, avreste dovuto pagare Littlemaster o qualche altro
imbecille della specie, quattro volte di pi. Voi volete difatti un uomo di prim'ordine per un compenso
di quart'ordine. E questo, n pi n meno, siete riuscito ad avere."
Soames cap che Bosinney parlava perfettamente convinto di quello che diceva e, per quanto
irritato fosse, trem all'idea delle conseguenze cui poteva portare una baruffa.
Vide la casa piantata in asso, la moglie in rivolta, se stesso ricoperto di ridicolo.
"Bene" disse tutto imbronciato "scorriamo i conti insieme e vediamo come  stato speso questo
denaro."
"Bene, bene" assent Bosinney. "Ma facciamo presto, se non vi dispiace. Debbo arrivare in
tempo a casa per condurre June a teatro."
Soames gli allung un'occhiata furtiva e chiese: "Vi siete dati appuntamento da noi?".
Era sempre da loro, Bosinney.
Durante la notte era piovuto, una pioggia di aprile, e la terra mandava odore di succhi e di erbe
selvatiche. La morbida tiepida brezza muoveva le foglie e le gemme dorate della vecchia quercia e i
merli fischiavan fuori l'anima nel sole.
Era uno di quei giorni primaverili che riempivano l'uomo di un languore ineffabile, una
dolcezza e una pena insieme, una brama tale da farlo restar fermo a guardare foglie ed erba, e tendere le
braccia come per stringere qualcosa ch'egli ignora. Un leggero tepore si sprigionava dalla terra, di tra il
gelido ammanto che l'aveva avviluppata tutto l'inverno. E un lungo, carezzevole invito veniva su da
essa, affinch gli uomini si mettessero a giacere nelle sue braccia, rotolassero sopra il suo corpo,
accostassero al suo seno le loro labbra.
Era stato in un giorno siffatto che Soames aveva ottenuto da Irene il consenso alla tante volte
ripetuta domanda. Seduto su un tronco d'albero, per l'ennesima volta egli aveva promesso che se il loro
matrimonio non fosse stato felice ella avrebbe potuto considerarsi altrettanto libera che se non lo avesse
sposato.
"Lo giurate?" aveva chiesto lei. E giorni fa gli aveva ricordato quel giuramento. Ma lui aveva
risposto: "Che assurdit! Come ho potuto giurarti una cosa simile?". Per chiss quale sciagurata fatalit
egli tornava a ricordarsene adesso. Quante mai insulse cose che gli uomini sono disposti a giurare per
amor delle donne! Egli avrebbe giurato in qualunque momento quella sciocchezza per riuscire ad
ottenere Irene in moglie. E ancora adesso avrebbe ripetuto lo stesso giuramento se avesse potuto in tal
modo farla cedere alla sua brama; ma nessuno poteva farla cedere, ormai: essa aveva il cuore di
ghiaccio.
E mille ricordi si affollarono nella sua mente, ridestati dal dolce aroma del vento d'aprile: i
ricordi del tempo in cui l'aveva corteggiata.
Si trovava, nella primavera del 1881, in visita presso il suo vecchio compagno di scuola e
cliente, George Liversedge, di Branksome, il quale, nell'intento di sviluppare certe sue pinete a
Bournemouth, aveva incaricato lui di comporre la societ necessaria alla realizzazione del progetto.
Mistress Liversedge, con squisito senso di opportunit, aveva dato un t musicale in suo onore.
Soames, che non amava la musica e aveva dovuto fare tutto il tempo buon viso a cattiva sorte, pos gli
occhi, quando ormai la festa era giunta alla fine, su una giovinetta in gramaglie che se ne stava
appartata. Le linee della sua alta e pur tuttavia esile persona si disegnavano di sotto all'aderente e
vaporosa stoffa nera dell'abito; essa teneva congiunte le mani neroguantate, leggermente socchiuse le
labbra e coi grandi occhi scuri andava scrutando dall'uno all'altro viso. I capelli, pettinati e raccolti
sulla nuca, sembravano riverberare intorno al colletto nero dell'abito con uno smagliante metallo. E
guardandola, Soames sent insinuarglisi nell'animo quella particolare sensazione che ogni uomo prova
a un dato momento della propria vita: quella particolare soddisfazione dei sensi, quella particolare
certezza che i romanzieri e le vecchie dame chiamano "amore a prima vista". Senza restare
dall'osservarla, subito egli si avvicin alla padrona di casa e attese pazientemente che la sonata in corso
fosse giunta al termine.
"Chi  mai quella ragazza dai capelli biondi e dagli occhi neri?" chiese quindi.
"Quella... Oh! Irene Heron. Suo padre, il professor Heron,  morto l'anno scorso. Vive con la
matrigna. E' una graziosa ragazza, e molto simpatica anche, sicuro, ma non ha quattrini!"
"Vogliate presentarmi" disse Soames.
Non ebbe molto da dirle, e ancora meno lei ebbe da rispondergli. Ma Soames se ne and deciso
a rivederla. Combinazione volle che riuscisse in questo suo proposito, incontrandola un giorno sul
lungomare con la sua matrigna che aveva l'abitudine di recarsi col a passeggio tra le dodici e il tocco
prima di colazione. Soames si affrett a fare la conoscenza di codesta lady e non tard a scoprire in
essa l'alleato che cercava. Il suo fine odorato per tutto quello che costituiva il lato materiale della vita
di famiglia lo port ben presto a capire che le cinquanta sterline annue di cui Irene era dotata dovevano
essere ben poca cosa nelle mani della matrigna per mantenerla; e a capire inoltre che mistress Heron,
ancora non del tutto appassita, bramava rimaritarsi e trovava un ostacolo a farlo nella strana bellezza
sbocciante della figliastra. Con la sua furtiva tenacia Soames si apprest dunque a manovrare.
Lasci Bournemouth senza sbottonarsi, ma vi fece ritorno un mese dopo per parlare alla
matrigna. Aveva preso la sua decisione, le disse, ed era disposto ad attendere qualche tempo. E a lungo
dovette attendere mentre lei fioriva, facendosi pi morbida nelle linee della persona, pi calda di
ardente sangue negli occhi, pi luminosa nel candore del volto; e dopo ogni visita in cui le rinnovava la
sua domanda gli toccava tornarsene a Londra con un rifiuto, trafitto nel cuore ma sempre imperturbato
e taciturno come una tomba. Cerc di risalire alle sorgenti segrete della di lei resistenza; e soltanto una
volta credette vedere un barlume di luce. Fu ad uno di quei balli, che costituiscono l'unica distrazione
degli abitanti delle cittadine in riva al mare. Si trovava seduto accanto a lei nel vano di una finestra,
ancora tutto inebriato dal contatto avuto col suo corpo durante un valzer. D'un tratto essa lo guard,
continuando ad agitar lentamente il suo ventaglio; ed egli perse la testa. Afferrandola pei polsi le
impresse un bacio sul braccio ignudo. Ella rabbrivid, sicuro, rabbrivid. Ancora adesso egli si
ricordava di quel fremito, e dello sguardo di intensa avversione che gli aveva dato.
L'anno dopo Irene cedeva. Che cosa l'avesse indotta a cedere egli non era mai riuscito a
scoprirlo; e mistress Heron si era dimostrata troppo diplomatica per rivelarglielo. Una volta, a
matrimonio avvenuto, egli ebbe a chiedere a Irene: "Perch ti accanivi tanto a respingermi?". Ma la
moglie era rimasta immersa in uno strano silenzio. Un enigma era stata dal giorno in cui l'aveva
conosciuta; e un enigma era ancora...
Bosinney stava aspettandolo sulla porta della baracca, e il suo bel viso rude era raggiante di una
strana commozione come se anche lui vedesse nel cielo d'aprile una promessa di felicit, anche lui
fiutasse una gioia di l da venire in quell'aria di primavera. Soames lo guard. Che cosa succedeva mai
al giovanotto? Perch aveva un'aria cos felice? Di che cosa stava in attesa con quel sorriso sulle labbra
e negli occhi? Soames non poteva vedere che cosa Bosinney aspettasse mentre fermo sulla porta
beveva il profumo dei fiori nel vento. Una volta di pi si sent eluso dinanzi a quell'uomo ch'egli
disprezzava per principio, e si affrett a raggiungerlo fuori.
"Per quelle tegole" disse Bosinney "l'unico colore possibile sarebbe il rubino con un pizzico di
grigio dentro, per dare un effetto di trasparenza. Mi piacerebbe sentire che ne pensa Irene. Per le porte
sul cortile ordiner delle tende in cuoio rosso; e per la sala da ricevere ho in mente di passare una mano
di avorio a tempera sopra la carta in modo da ottenere qualcosa di illusorio, non so se mi spiego.
Vedete, la decorazione che occorre a voi dev'essere tale da far spiccare l'incanto, la grazia."
"Intendete dire che mia moglie ha della grazia, eh?" fece Soames.
Bosinney eluse la domanda.
"Vi ci vuole un'aiuola di iris al centro della corte."
Soames sorrise con alterigia.
"Passer a vedere da Beech un giorno o l'altro" disse "e trover bene quello che mi ci vuole."
Ebbero ben poco d'altro da dirsi ma, mentre si recavano alla stazione, Soames chiese:
"Vi pare che Irene abbia un gusto artistico?"
"S" rispose Bosinney e la sua voce suon talmente brusca ch'era come avesse detto: "Se avete
voglia di discutere il gusto di vostra moglie potete rivolgervi altrove".
La lenta ira brontolante che Soames aveva covato dentro tutto il pomeriggio si riaccese pi viva
che mai.
Continuarono la strada in silenzio, e solo nel giungere vicino alla stazione Soames chiese
ancora:
"Per quando credete di finire?"
"Per la seconda met di giugno, se veramente desiderate che mi occupi anche della
decorazione."
Assentendo col capo Soames disse: "Ma vi persuadete che questa casa mia sta costando un
mucchio di soldi in pi di quello che avevo previsto? Vi assicuro che se non avessi l'abitudine di
portare a fondo le mie decisioni avrei gi mandato tutto per aria da un bel pezzo".
Bosinney non rispose. E Soames gli allung in cagnesco un'occhiata di profonda antipatia; a
dispetto della sua aria superiore e della sua altera, dignitosa riservatezza, faceva spesso venire in mente,
a cagione del mento quadrato e delle labbra strette, un bull-dog.
Quando alle sette di quella sera June arriv in Montpellier Square, numero 62, la cameriera
Bilson le disse che mister Bosinney si trovava nel salone, e che la signora si stava vestendo e sarebbe
venuta di sotto tra un minuto. Ora sarebbe andata ad avvertirla che miss June era arrivata.
June la ferm.
"Va bene, Bilson" disse "mi far strada da sola. Non c' bisogno che facciate premura a
mistress Soames."
Ella si tolse il mantello, e Bilson, che dimostrava di aver capito, si slanci, senza aprirle la porta
del salone, su per le scale.
June si ferm un momento a guardarsi nell'antico specchietto d'argento ch'era sospeso sopra la
cassapanca di quercia, e si vide, esile e imperiosa figura con un piccolo viso risoluto, in abito bianco
tagliato in forma di mezzaluna tutto intorno alla base del collo troppo sottile per l'attorcigliata corona
dei suoi capelli rossi.
Dolcemente essa apr la porta che metteva nel salone. Voleva prendere il suo Phil di sorpresa.
La stanza era impregnata di un caldo profumo di azalee, e June, aspirandolo a lungo, ud la voce di
Bosinney che, di l dal salone, diceva:
"Oh, avrei un mucchio di cose di cui parlarvi, ma adesso non c' pi tempo!"
La voce di Irene rispose: "Perch non me ne parlereste a pranzo?".
"Come potrei..."
A tutta prima June pens di ritirarsi, ma poi attravers la stanza fino all'ampia vetrata che era
spalancata sulla piccola corte. Di l veniva il profumo delle azalee, e l erano il suo fidanzato e Irene,
coi volti dentro alla massa rosa e oro dei fiori e le schiene rivolte a lei.
Muta epper senza provare vergogna la ragazza si ferm a guardarli. Aveva le gote in fiamme,
gli occhi che mandavano lampi di collera.
"Venite domenica, da sola; potremo vedere la casa insieme..."
June vide Irene alzare gli occhi a guardarlo attraverso lo schermo dei fiori. E non fu uno
sguardo di civetta, il suo, ma, tanto peggio, da donna che temeva di esprimere troppo.
"Ho promesso di fare una scarrozzata con lo zio..."
"Col grassone? Bene, fatevi condurre da lui, non sono che dieci miglia, quello che ci vuole per i
suoi cavalli."
"Povero zio Swithin!"
Una nuova ondata di profumo raggiunse il volto di June; cos forte che le diede la nausea e la
lasci come stordita.
"S, venite, venite!"
"Ma perch?"
"Voglio vedervi laggi; pensavo che forse mi aiutereste volentieri..."
La risposta suon morbida all'orecchio di June, e tremante fra i fiori: "Verr".
Allora essa varc la soglia dell'invetriata e penetr nella corte.
"Dio, come si soffoca qui!" disse. "E' insopportabile quest'odore."
I suoi occhi si posarono pieni di irritazione sulle facce dei due.
"Stavate parlando della casa? Io non l'ho ancora vista, sapete..." Perch non si andrebbe tutti
domenica?
Irene si era sbiancata in viso.
"Io sono impegnata con lo zio Swithin per una passeggiata in carrozza" disse.
"Con lo zio Swithin? Che vuoi che conti lo zio Swithin? Mandalo a farsi friggere e andiamo a
vedere questa casa."
"Ma io, mia cara, non ho l'abitudine di mandare a farsi friggere nessuno."
A questo punto si ud un rumore di passi e June, voltandosi si vide Soames alle spalle.
"Ebbene, se siete tutti pronti" disse Irene "anche il pranzo  pronto!"
E il suo sguardo and da una faccia all'altra carico di uno strano sorriso.
...
.
...
2. June si diverte.
...
.
...
Il pranzo cominci in silenzio, trovandosi seduti Irene di faccia a June, e Bosinney di faccia a Soames.
La minestra fu terminata senza che il silenzio venisse rotto: era eccellente sebbene piuttosto
densa. Giunse il pesce, e in silenzio venne servito.
Poi Bosinney butt l: "E' il primo giorno di primavera".
E Irene fece dolcemente eco: "Gi,  il primo giorno di primavera".
"Che primavera!" esclam June. "Io non ne vedo alcun segno!"
Nessuno rispose.
Il pesce fu portato via. Erano delicate sogliole venute da Dover. E Bilson rec in tavola lo
champagne; una bottiglia con un tovagliolo bianco intorno al collo.
Soames disse: "E' piuttosto secco. Sentirete!".
Furono servite delle costolette, e ognuna aveva un fiocco rosa legato all'osso. June non volle
prenderne, e tutti ricaddero nel silenzio.
Ma Soames disse: "Faresti meglio a prenderla una costoletta, June. Dopo non c' gran che".
June insistette a non volerne, e il piatto fu portato via.
In quel punto Irene chiese: "Phil, non avete sentito il mio merlo?".
Bosinney rispose: "Altro che! Fischia un motivo da caccia, a quel che pare. L'ho sentito dalla
piazza mentre venivo".
"E' una cos cara bestia."
"Insalata, sir?"
Fu servito il pollo, galletti novelli.
Soames intanto diceva: "Gli asparagi non valgono gran che. Bosinney, lo prendete un bicchiere
di Sherry col dolce? June, tu non bevi nulla?".
June disse: "Lo sai bene che non bevo mai. L'ho in orrore il vino, io".
Arriv una charlotte di mele in un vassoio d'argento. E sorridendo Irene disse: "Le azalee sono
proprio meravigliose quest'anno".
Al che Bosinney sussurr: "Meravigliose davvero! E che straordinario profumo!".
June disse: "Come vi pu piacere un odore simile, io non capisco. Datemi un po' di zucchero,
Bilson, per favore".
June ebbe lo zucchero, e Soames osserv: "Questa charlotte  proprio buona!".
La charlotte fu portata via. Segu un lungo silenzio. E infine Irene, alzando un dito, disse:
"Togliete l'azalea, Bilson. Miss June non pu soffrirne l'odore".
"Ma no, lasciatela stare" protest June.
In piccoli piatti tondi comparvero allora olive di Francia e caviale russo. E Soames osserv:
"Non se ne possono avere di quelle spagnole?". Ma nessuno gli rispose.
Le olive vennero tolte e June chiese, alzando il suo bicchiere: "Un po' d'acqua, per favore".
Le fu versata l'acqua.
E un altro vassoio d'argento arriv in tavola, carico di prugne tedesche. Di nuovo segu un
lungo silenzio. Ognuno mangi le sue prugne in perfetta pace.
Poi Bosinney si mise a contare i noccioli nel proprio piatto: "Questo per oggi, questo per
domani, questo per dopodomani...".
Irene termin con la sua voce pi dolce: "E questo per mai. Avete visto che fantastico tramonto
abbiamo avuto oggi? Il cielo  ancora tutto rosso. Meraviglioso!".
E Bosinney disse: "Rosso e tuttavia oscuro".
I loro occhi si erano incontrati, e June grid con sprezzante foga: "Un tramonto londinese
qualunque!".
Vennero offerte sigarette egiziane in una scatola d'argento. Prendendone una Soames osserv:
"A che ora comincia il vostro spettacolo?".
Nessuno rispose. E in piccole tazze smaltate arriv il caff turco.
Con un placido sorriso sulle labbra Irene cominci: "Se...".
"Se, che cosa?" fece June.
"Se potesse essere sempre primavera!"
In quella fu servito il brandy; un vecchio brandy chiaro.
Soames disse: "Lo prendete un bicchierino, vero, Bosinney?".
Bosinney prese un bicchierino di brandy; tutti si alzarono.
"Volete che vi faccia chiamare un cab?" chiese Soames.
E June rispose: "No. Mi date il mio mantello, Bilson, per favore?". 4 Bilson le porse il mantello.
Dalla finestra Irene sussurr: "Che notte splendida! Stanno venendo fuori le stelle!".
Soames aggiunse: "Ebbene, divertitevi!".
Di sulla soglia June rispose: "Grazie". Poi grid: "Andiamo, dunque, Phil".
"Vengo" fece Bosinney.
Con un sorriso di scherno sulle labbra Soames ripet: "Divertitevi!".
Irene guard i due giovani andarsene.
E giunse la voce di Bosinney: "Buonanotte!".
"Buonanotte!" rispose Irene dolcemente.
June, dicendo che aveva bisogno d'aria, volle esser condotta sull'imperiale di un omnibus, e l
sedette in silenzio con la faccia alla brezza.
Il conducente si volt un paio di volte, nell'intento di gettar loro qualche richiamo, ma fin per
lasciar correre. Era una bella coppia! La primavera era entrata nel sangue anche a lui; e nel bisogno di
sfogare l'interno rimescolio schioccava la lingua, agitava la frusta, e spronava continuamente i cavalli, i
quali, anche loro, povere bestie, avevano fiutato la primavera e martellavano gioiosamente il selciato
con gli zoccoli.
Tutta la citt era tesa sulla vita; i rami degli alberi infioccati di foglie nuove volgevano le punte
all'ins, come se aspettassero qualche dono dalla brezza. I fanali, che, accesi da poco, andavano
acquistando sempre maggior vigore di luce, rischiaravano i volti della folla, mentre per l'alto cielo
purpureo passavano grandi nuvole bianche.
In vestito da sera, col soprabito sul braccio, gli uomini salivano gaiamente le scalinate dei club;
gli operai andavano oziosi attorno; e le donne, quel genere di donne che escono sole di sera,
camminavano in fiumana verso oriente, dondolandosi un po' sulle anche nell'attesa della loro parte di
gioia di un buon pasto, di un buon vino e magari, per un insolito momento, di qualche vero bacio
d'amore.
Quelle innumerevoli figure che seguivano la loro strada sotto i lampioni e il cielo semovente,
avevano ricevuto nel loro sangue l'irrequieta benedizione del fermento primaverile. E tutte, come quei
signori dei club coi soprabiti sul braccio, si erano sbarazzate di non poca parte dei loro pregiudizi di
casta, dei loro principii di fede, delle loro abitudini, e rivelavano, alla forma dei loro capelli, al modo di
camminare, di ridere o di tacere, la comune origine umana di sotto al benigno amore dei cieli.
Bosinney e June entrarono silenziosi in teatro e salirono a pigliar posto nella galleria. Lo
spettacolo era appena cominciato e la sala in penombra, con le sue file di gente che guardava tutta da
una parte, faceva pensare a un'enorme aiuola di fiori voltati verso il sole.
June non era mai andata in galleria prima di allora. Una volta compiuti i dodici anni suo nonno
l'aveva condotta spesso a teatro ma sempre gi in platea, nelle poltrone, a met circa della terza fila,
posti che il vecchio Jolyon prenotava da Grogan e Boyne nel tornare a casa dalla City, quando ancora
mancavano parecchi giorni a quello dello spettacolo. Egli si metteva i biglietti nella tasca del soprabito
dove teneva il portasigari e i suoi vecchi guanti di capretto, poi li dava da custodire a June. E da quelle
poltrone il fiero vecchio dall'erta testa canuta, e l'ardente, energica giovinetta dalla gran chioma di
fiamma assistevano ad ogni genere di spettacolo, finito il quale e messosi sulla via del ritorno il vecchio
Jolyon diceva invariabilmente del primo attore ch'era un saltimbanco e che bisognava aver visto
recitare il piccolo Bobson! June aveva atteso quella sera con gioia febbrile: era una cosa di sotterfugio,
preparata in modo da evitare accompagnatori, e nessuno ne sapeva nulla a Stanhope Gate dove la
credevano invece presso Soames. Molto essa si era ripromessa da quell'espediente combinato per far
piacere a Phil; si era ripromessa di poter dissipare in tal modo le gelide, dense nubi che da qualche
tempo rendevano cos torturanti, cos incerti i loro rapporti, e ritrovare il sole della semplicit ch'era
brillato tra loro durante l'inverno. Voleva dire qualcosa che chiarisse tutto per sempre; invece guardava
accigliata il palcoscenico senza veder nulla, tenendosi le mani strette contro il grembo. Uno sciame di
gelosi sospetti le pungevano il cuore.
Bosinney non dava segno alcuno di essersi accorto del suo turbamento.
E cal il sipario sul primo atto.
"Fa un caldo terribile qua dentro" disse June. "Vorrei respirare un po' d'aria."
Era bianca in faccia come una morta, e percepiva, coi suoi sensibilissimi nervi che nulla si
lasciavano sfuggire, il compunto stato di disagio in cui si trovava lui.
Sul retro del teatro si apriva un balcone ed essa ne prese possesso appoggiandosi alla balaustra.
Per un pezzo non disse una parola. Aspettava che fosse Bosinney a parlare per primo.
Ma a un certo punto non pot pi resistere.
"Ho bisogno di parlarti, Phil" disse.
"S?"
L'intonazione difensiva della voce di lui le fece salire il rossore alle guance e parole sulle
labbra.
"Tu non mi lasci pi modo di essere gentile con te;  tanto tempo che non sei pi come prima."
Bosinney guardava fisso la strada sottostante. E non le rispose.
June grid con passione: "Tu sai che farei qualunque cosa per te... Io voglio essere tutto, tutto
per te...".
Dalla strada veniva un brusio di voci, rompendo il quale con un trillo acuto il campanello
annunci che lo spettacolo ricominciava. June non si mosse. Essa stava sostenendo una lotta disperata
dentro di s. Doveva arrischiare il tutto per il tutto? Doveva lanciare una sfida a quella forza
d'attrazione, a quel fascino che distoglieva il suo uomo da lei? Sfidare era nella sua natura, ed essa
disse: "Phil, perch non mi porti a vedere la casa di Soames, domenica?".
Con un tremante sorriso che le si rompeva lungo le labbra nel tentativo, terribile sforzo!, di
dissimulargli la propria vigilante attesa, essa l'osserv e lo vide ondeggiare, esitare, vide una ruga di
corruccio affiorargli tra le sopracciglia, il sangue salirgli alla faccia.
"Domenica no, cara" si sent rispondere. "Un altro giorno!"
"Perch no domenica? Non ti dar nessun fastidio se vengo domenica." Con uno sforzo
evidente egli disse: "Domenica ho un impegno".
"Gi. Per portare..."
Egli scroll le spalle, e mandando lampi di collera dagli occhi rispose:
"Domenica ho un impegno che non mi permette di portarti a vedere la casa."
June si morsic le labbra a sangue e senza una parola di pi and a riprendere il suo posto, ma
non pot trattenere alcune lagrime di rabbia che le rigarono le gote. Per fortuna la sala era ripiombata
nel buio e nessuno si trov in grado di notare il suo turbamento.
Ma nel mondo dei Forsyte non v' persona che possa credere di passare inosservata.
Due file pi indietro Euphemia, secondogenita di Nicholas, e una sua sorella maritata, mistress
Tweetyman, videro June.
L'indomani andarono a riferire a casa di Timothy.
"Ah, col fidanzato? E dov'erano? Nelle poltrone?"
"No, su in..."
"Ah, nei posti di piccionaia, naturalmente. E' diventato di moda, con la giovent di oggi, a
quanto sembra. Nei posti di piccionaia."
"Ma no, non precisamente. Erano nella..." Ad ogni modo quel fidanzamento non sarebbe
durato molto a lungo. Non si era mai vista una faccia nuvolosa come quella della piccola June.
Raccontarono, ridendo fino alle lagrime, come June avesse dato un calcio al cappello di un uomo
mentre riprendeva il suo posto a met di un atto, e come quell'uomo l'avesse guardata male...
Euphemia era famosa per il suo ridere che si svolgeva in silenzio e finiva in uno sconcertante squittio di
trilli acuti; e quando mistress Small, giungendo le mani, esclam: "Ma come! Prendere a calci i cappelli
della gente!" mand fuori un tal numero di codesti trilli che fu necessario correre a prendere la
boccettina dei sali perch si rimettesse. Nell'andar via ripeteva ancora a mistress Tweetyman:
"Prendere a calci i cappelli! Oh, c' da morirne!".
Per "la piccola June" la serata che doveva essere di gioia fu la pi misera che avesse mai
passato fino allora. Dio sa quello ch'essa ebbe a patire per soffocare il suo orgoglio, i suoi sospetti, la
sua gelosia!
Si separ da Bosinney sulla porta di casa senza essersi sfogata; il sentimento di aver da
riconquistare il fidanzato fu abbastanza forte da sostenerla sino a che il suono dei passi di lui che si
allontanava non si spense lasciandola nella desolata immensit del suo dolore.
Il taciturno maggiordomo la introdusse in casa. Essa avrebbe voluto correre subito a
rinchiudersi nella sua camera, ma il vecchio Jolyon l'aveva sentita rientrare e aspettava sulla soglia
della sala da pranzo.
"Vieni qui a bere il tuo latte" le disse. "Te lo abbiamo tenuto in caldo. Hai fatto piuttosto tardi,
eh! Dove sei stata?"
June si teneva in piedi davanti al focolare, con un piede sul parafuoco e un braccio appoggiato
alla cappa del camino, nella stessa attitudine che aveva presa il vecchio Jolyon la sera in cui era tornato
dall'opera. Troppo vicina si sentiva a dare in uno scoppio per curarsi di come rispondergli.
"Si  pranzato da Soames" disse.
"Dal possidente, eh! Con sua moglie e con Bosinney, vero?"
"S."
Il vecchio Jolyon la fissava con uno sguardo penetrante a cui non era possibile sottrarsi; ma la
ragazza teneva il viso rivolto altrove e quando lo gir verso di lui egli abbass subito gli occhi. Aveva
visto quanto bastava, fin troppo! Si chin a raccogliere la tazza del latte dal focolare e porgendogliela
grugn: "Non dovresti rientrare cos tardi; non ti giova!".
Si seppell dietro il suo giornale, e ne voltava le pagine facendo pi strepito del necessario; ma
quando June gli si avvicin a baciarlo le diede un "Buona notte, piccola" cos trepido e inatteso che la
ragazza dovette ricorrere a tutte le sue forze per precipitarsi fuori dalla stanza prima di rompere nei
singhiozzi che la scossero tutta la notte.
Quando la porta si fu chiusa dietro a June il vecchio Jolyon lasci cadere il giornale, e a lungo
rimase con gli occhi ansiosamente spalancati dinanzi a s.
"Miserabile!" si diceva. "Lo sapevo che l'avrebbe fatta soffrire!"
Inquietanti dubbi e sospetti, e pi di tutto terribile il sentimento di non poter arrestare o dirigere
in nessun modo il corso degli eventi, gli si affollarono nell'animo.
Che pensasse di piantarla, l'amico? Oh, come avrebbe voluto andare a dirgli: "Dunque, signor
mio, avete intenzione di piantare la mia nipotina?". Ma non poteva, non poteva! Sapeva ben poco, anzi
nulla, eppure aveva la certezza, nella sua infallibile perspicacia, che qualcosa stava succedendo. Troppo
spesso Bosinney si recava in Montpellier Square.
"Quel ragazzo" pens "non  certo un mascalzone; non ha una faccia da mascalzone, ma
strambo , senza dubbio. Io, per me, non ci capisco nulla. Non mi piace e non mi  mai piaciuto.
Dicono che lavora come un negro, ma non vedo a che gli giovi. Non  un uomo pratico; non ha
metodo. Quando viene qui, si mette l a sedere zitto come una scimmia. E se gli domando che vino
preferisce, mi risponde che per lui qualsiasi vino  lo stesso. Se gli offro un sigaro se lo fuma come se
fosse una porcheria tedesca da due soldi. Mai una volta l'ho visto guardare June come dovrebbe.
Eppure non la piglia per la dote. Basterebbe che lei facesse un minimo segno, e sarebbe pronto a
rompere il fidanzamento lo stesso giorno. Ma lei, purtroppo, non lo far. Gli si attaccher, anzi, sempre
di pi. E' ostinata, perbacco, mai lo lascer andare!"
E, dato un profondo sospiro, egli raccolse il suo giornale; nelle colonne del quale poteva darsi il
caso che trovasse un po' di conforto.
Nella sua camera, intanto, June sedeva dinanzi alla finestra aperta, attraverso la quale penetrava,
dopo aver scompigliato gli alberi del parco, il vento d'aprile, a rinfrescarle le gote in fiamme e ad
accenderle il cuore.
...
.
...
3. La passeggiata con Swithin.
...
.
...
Vi sono due versi d'una certa canzone contenuta in un vecchio canzoniere scolastico che dicono
cos:
Come luccicano i bottoni sul suo vestito blu, Come gorgheggia e trilla: sembra un uccello e
pi...
Swithin non gorgheggiava certo n trillava come un uccello, ma si sentiva assai propenso ad
intonare sottovoce un motivetto, quando venne fuori dalla sua casa di Hyde Park Mansions e si ferm a
contemplare i cavalli che lo aspettavano davanti alla porta.
L'aria pomeridiana aveva l'aroma di una giornata di giugno e, a completare la somiglianza del
personaggio della vecchia canzone, Swithin aveva indossato una giacca azzurra e, mandato Adolf di
sotto ben tre volte ad assicurarsi che non c'era pericolo alcuno di vento da levante, s'era deciso a non
portarsi dietro il soprabito. La giacca azzurra stava cos aderente alla sua sontuosa persona che non
sarebbe parso strano per nulla se i bottoni avessero luccicato. Fermo sul selciato in tutta la sua maest
egli si infil i guanti in pelle di cane e con l'enorme cilindro in capo, cos alto e massiccio com'era,
aveva un aspetto troppo primitivo per un vero Forsyte. La sua folta chioma bianca cui Adolf aveva dato
un po' di brillantina spandeva all'intorno una fragranza di opoponax e di sigari, di quei celebratissimi
sigari ch'egli pagava ben centoquaranta scellini la scatola e dei quali il vecchio Jolyon aveva
sgarbatamente detto che non avrebbe voluto fumarli neanche gratis perch ci voleva lo stomaco di un
cavallo a sopportarli...
"Adolf."
"Sir..."
"Il plaid nuovo; quello col pelo..."
Quel ragazzo non avrebbe mai capito nulla d'eleganza; e mistress Soames, lui lo sapeva, non si
lasciava sfuggire nulla.
"Gi quel mantice; devo andare a prendere una... una signora."
Una bella donna voleva certo fare sfoggio del suo abbigliamento; ed egli avrebbe condotto a
spasso una bella donna nella sua vettura! Pareva di ritornare al buon tempo antico!
Erano secoli che una donna non saliva sulla sua vettura. L'ultima, se non si sbagliava, era stata
Juley, e la povera vecchia aveva dato in smanie come una gatta tutto il tempo, e lo aveva talmente fatto
uscire dai gangheri che, all'atto di lasciarla nella Bayswater Road, egli aveva giurato che sarebbe
andato all'inferno piuttosto che portarla un'altra volta in vettura. E difatti si era ben guardato
dall'invitarla pi.
Sia avvicin ai cavalli e ne esamin i morsi; non gi che se ne intendesse, di morsi; mica
pagava il suo cocchiere sessanta sterline all'anno per doversi poi occupare dell'opera di lui! La sua
reputazione di horsey man, cio uomo dedito agli sport a cavallo, si fondava, a dire il vero, soprattutto sul fatto di essere stato, un giorno di Derby, sbalzato di serpe nello scontro con un calessino. Ma come lo si vedeva sempre arrivare al club
conducendo da s i suoi cavalli grigi, non aveva mai avuto altro che cavalli grigi, facendo cos, a
quanto si diceva, miglior figura con meno denaro, lo avevano soprannominato "il guida-quattro". Il
soprannome era giunto al suo orecchio attraverso Nicholas Treffry, il defunto socio del vecchio Jolyon,
celeberrimo per aver subito pi incidenti di vettura che un altro uomo del reame, e Swithin si era subito
fatto un diritto di portarlo. Quel soprannome gli sorrideva proprio; non gi perch'egli avesse mai
condotto quattro cavalli, o avesse sognato di farlo; ma perch c'era qualcosa di distinto nel suono della
frase. Il guida-quattro! Mica male! Ma era nato troppo presto per poter seguire la sua vocazione. Fosse
nato venti anni pi tardi, non avrebbe mancato di diventare agente di cambio, mentre al tempo in cui
aveva dovuto scegliersi una carriera quella grande professione non era ancora salita alla gloria dell'alta
borghesia. E cos lui era stato letteralmente costretto a farsi perito.
Una volta montato in vettura, tirando a s le redini e socchiudendo gli occhi al sole che gli
investiva le vecchie guance pallide, egli si guard lentamente attorno. Adolf era gi al suo posto, sul
piccolo sedile posteriore; davanti, alla testa dei cavalli il groom in livrea si teneva pronto a lasciarli
partire; non si aspettava che il segnale, e Swithin lo diede. L'equipaggio scocc via, e prima ancora che
si fosse potuto dire un padrenostro giungeva in un trionfale strepito di sonagli dinanzi alla porta di Soames.
Irene venne fuori subito e mont in vettura, "leggera" ebbe a descrivere in seguito Swithin da
Timothy "come... che dire... come la Taglioni, e senza tanto baccano, n storie". Sul quale punto
Swithin insistette con intenzione guardando mistress Septimus Small in un modo ch'essa ne rimase
male per un pezzo. "Senza nervosismi idioti!"
Ed ecco come dipinse il cappello di Irene alla zia Hester.
"Mica del genere dei tuoi affari ondeggianti che pendono da tutte le parti a spazzare la strada, ma un
cosino piccolo cos" e fece un gesto circolare con la mano "dal velo bianco veramente di ottimo gusto."
"E di che cosa era fatto?" si precipit a chiedere, inquisitiva, zia Hester, che manifestava
sempre un languido epper tenace interesse per tutto ci che riguardava il vestire.
"Di che cosa era fatto?" ritorse Swithin. "Come vuoi che lo sappia io?"
Con questo ammutol e rimase immerso in un silenzio cos profondo che la zia Hester cominci
a chiedersi impensierita se non era per caso caduto in catalessi. Non si prov tuttavia a svegliarlo; non
aveva l'abitudine di fare cose del genere.
"Speriamo che venga qualcuno" pensava. "Ha una faccia che non mi piace proprio".
Ma ben presto Swithin si riebbe: "Di che cosa era fatto?" ripet con lentezza, ansimando. "Di
che diamine vuoi che fosse fatto?"
Non avevano ancora coperto quattro miglia di strada e gi Swithin aveva l'impressione che
Irene fosse contenta della scarrozzata. Era cos dolce il viso di lei dietro alla veletta bianca, e di tanto
fulgore splendevano i suoi occhi scuri nella luce primaverile! Ogni volta ch'egli le parlava subito essa
alzava lo sguardo su di lui e sorrideva.
La mattina del giorno avanti Soames l'aveva sorpresa che scriveva un biglietto a Swithin per
mandare a monte la passeggiata. O perch mandarla a monte? aveva osservato Soames. Se le piaceva di
trattare cos la gente, doveva farlo coi suoi parenti, i suoi amici, mica con quelli di lui!
Essa gli aveva dato uno sguardo intenso intenso, e aveva strappato il biglietto dicendo: "Sta
bene!".
Si era quindi messa a scriverne un altro. Sul quale Soames lasci per caso cadere un'occhiata, e
vide ch'era indirizzato a Bosinney.
"Che cosa diamine hai da scrivergli, a Bosinney?" aveva chiesto.
Di nuovo Irene lo aveva guardato come un momento prima e aveva risposto tranquillamente:
"Una cosa ch'egli mi ha pregato di fare per lui!".
"Uh!" aveva bofonchiato Soames. "Cominciamo con le commissioni! Non si capisce pi
quando si comincia con questo genere di storie!"
Questo era stato tutto.
Swithin sgran tanto d'occhi al sentirla nominare Robin Hill; era piuttosto lontano pei suoi
cavalli, e poi lui aveva l'abitudine di pranzare alle sette e mezzo, prima che al club cominciasse la
ressa: il nuovo cuoco non si preoccupava che dei primi pranzi; era un poltrone matricolato!
Ma anche lui aveva una certa voglia di dare un'occhiata alla casa. Una casa esercitava sempre
dell'attrazione su un Forsyte, e tanto pi su un Forsyte che aveva fatto il perito di mestiere. Disse
dunque che la distanza non era molta. Da giovanotto egli aveva abitato a Richmond per anni e anni,
teneva una pariglia l, e andava e veniva tutti i giorni tra Richmond e Londra per i suoi affari.
Guida-quattro lo chiamavano! La sua vettura e i suoi cavalli erano famosi dallo Hyde Park Corner sino
allo "Star and Garter"! C'era il duca di Z... che avrebbe voluto toglierglieli a tutti i costi; glieli avrebbe
pagati il doppio del loro valore; ma lui non aveva voluto saperne; uno lo capiva quello ch'era buono
quando lo aveva, eh! Un'espressione di solenne orgoglio pass sulla sua vecchia faccia rasa. Il suo
testone quadrato si agit entro le punte dell'alto colletto, allo stesso modo di quando un tacchino gonfia
i bargigli.
Che incantevole donna era Irene! Ne esalt l'abito in seguito alla zia Juley in termini tali che
questa sollev congiunte le mani.
Le aderiva al corpo come una pelle, e senza affatto pieghe; una pelle di tamburo; cos piacevano
vestite le donne, a lui, mica con quei fardelli di gonne e corpetti che si mettevano loro! E parlando
guardava mistress Septimus Small che sempre pi andava somigliando a James; lunga e allampanata.
"Ha dello stile quella donna, ve lo dico io" prosegu. "Sarebbe degna di un re! Ed  cos
tranquilla, cos serena!"
"Ti ha proprio conquistato, a quel che pare" miagol con voce strascicata Hester dal suo
cantuccio.
Swithin ci sentiva benissimo quando uno diceva qualche malignit sul suo conto.
"Che cosa?" scatt. "Quando io vedo una donna graziosa io lo capisco, che  graziosa, e questo
 tutto. Caso mai  il giovane degno di lei che non vedo, avete inteso? O forse che tu lo vedi, suvvia, lo
vedi tu?"
"Oh!" mormor la zia Hester. "Che so io? Domandalo a Juley."
Ma nonostante tutto, un bel pezzo prima di arrivare a Robin Hill, poco abituato com'era all'aria
dei campi, fu assalito da una terribile sonnolenza; tanto che guidava ad occhi chiusi, e solo in grazia
dell'istinto mondano riusciva a mantenere eretta la sua voluminosa persona.
Bosinney, che stava in attesa di vederli spuntare, si fece loro incontro, e li port dentro la casa.
Swithin agitava una robusta canna di Malacca dal pomo d'oro cacciatagli in mano da Adolf in
previsione che i suoi ginocchi avessero a risentire dell'essere rimasti per tanto tempo fermi nella
medesima posizione. A premunirsi inoltre dalle correnti d'aria della casa in costruzione aveva
indossato il suo soprabito di pelliccia.
"La scala era bella" disse. "Baronale! Ci sarebbero volute delle statue ad adornarla." Poi si
ferm tra le colonne del passaggio che dava sulla corte interna, e punt la canna in un gesto inquisitore.
A che serviva quel... quel vestibolo, o come meglio lo si fosse chiamato? Ma come, alzati gli
occhi, vide il cielo attraverso i vetri, un'ispirazione gli venne.
"Ah! la sala da bigliardo!"
Quando invece gli si disse che si trattava di una corte pavimentata al centro della quale mettere
delle piante, si rivolse a Irene esclamando:
"O come? Sciupare tanto spazio per delle piante? Se volete ascoltare il mio consiglio metteteci
il bigliardo, metteteci!"
Irene sorrise. Essa si era alzata la veletta che le stringeva la fronte come una benda monacale, e
il sorriso dei suoi occhi scuri sembr a Swithin, sotto quella acconciatura, pi incantevole che mai. Egli
chin il capo. Si era persuaso che mai essa avrebbe seguito il suo consiglio.
Ben poco trov a ridire sul salotto e la sala da pranzo che defin "spaziosi"; ma and in estasi
tanto quanto era permesso a un uomo della sua dignit, allorch, da una scala di pietra, dietro a
Bosinney che faceva strada con un lume in mano, fu entrato in cantina.
"Accidenti!" esclam. "Qui c' posto per sei o settecento dozzine di bottiglie! Oh che amore di
cantina!"
Come poi Bosinney espresse il desiderio di mostrar loro la casa dal ceduo l vicino, Swithin si
impunt.
"Ma da qui la si vede benissimo" fece osservare. "Non avreste qualcosa come una seggiola?"
Gli si port una seggiola dalla baracca di Bosinney.
"Andateci pure voialtri fino al bosco" propose blandamente. "Io mi fermo qui a guardare il
panorama!"
Sedette vicino alla quercia, in pieno sole; e cos stette, rigido e quadrato, con una mano tesa
sopra il pomo del bastone, l'altra piantata sul ginocchio, il soprabito spalancato, il cappello che
formava una specie di tetto piatto alla sua pallida faccia quadrata, lo sguardo fisso a vuoto sul
paesaggio.
Col capo accennava ai due che scendevano il pendio attraverso i campi. A dire il vero non gli
dispiaceva di essere lasciato solo a riflettere un po' con calma. L'aria era balsamica, il sole non troppo
forte, la vista bella, notevole... Il capo gli casc da un lato; e subito egli lo rialz pensando: Strano! Dal
fondo del pendio Irene e Bosinney agitavano le braccia a salutarlo; egli rispose loro con la mano, una
volta, due volte. Oh, erano giovani, erano attivi; e la vista era proprio notevole... Il capo gli casc sulla
sinistra; egli lo rialz, e quello si mise a cascare sulla destra. Sulla destra rimase fermo. Ormai Swithin
dormiva.
E mentre dormiva, immobile sentinella sulla cima del poggio, sembrava dominare il paesaggio
intorno, il "notevole" paesaggio, come una figura scolpita in pietra da qualche pagano artista dei
Forsyte primigeni ad eternare la supremazia dello spirito sulla materia.
E le generazioni innumerevoli dei suoi antenati contadini, soliti, le domeniche, a starsene in
contemplazione dei loro piccoli appezzamenti di terreno a braccia conserte, con immobili occhi grigi
che nulla rivelavano dell'interno feroce istinto di possedere senza restrizioni, senza interferenza alcuna
del mondo esterno, tutte quelle generazioni sembravano sedere con lui sulla cima del poggio.
Ma, fuori del corpo dormiente, il geloso spiritello del suo animo di Forsyte viaggiava lontano,
attraverso Dio sa quale giungla di fantasie; viaggiava coi due giovani a vedere che cosa facevano gi
nel boschetto dove la primavera lussureggiava con l'aroma di tutti gli umori vegetali, lo scoppiar delle
gemme, il canto degli uccelli, il crescere di mille cose soavi, l'azzurro ondeggiare dei prati di
campanule, e il sole rappreso come oro sulle vette degli alberi; a vedere che cosa facevano lungo lo
stretto sentiero dove erano costretti a camminare vicinissimi, cos vicini da toccarsi; a scrutare gli scuri
occhi ladri di Irene che rubavano ogni palpito alla primavera. Invisibile guardiano, egli non li lasciava
un momento, e con loro si ferm a considerare il peloso corpo di una talpa, morta da non pi di un'ora
forse, che n pioggia n rugiada avevano ancora guastato nel suo delicato colore di argenteo fango; ed
osserv come Irene piegava il capo con pietosa dolcezza e come il giovane posasse, seri e strani, gli
occhi su di lei.
Con loro cammin attraverso la radura dove un boscaiolo era passato per il suo lavoro
lasciandosi dietro tutta una striscia di campanule calpestate, e un tronco d'albero abbattuto vicino al suo
moncone. Scavalc con loro il tronco e s'addentr sino al limite estremo del boschetto, di l del quale
si stendeva una terra inesplorata che mandava un richiamo d'uccello di tra le siepi: cucc, cucc.
Silenzioso and con essi, imbarazzato dal loro silenzio! Strano, bizzarro silenzio!
Vi fu quindi il ritorno, come in colpa, di nuovo attraverso il bosco, di nuovo alla radura, e in
silenzio sempre, tra il canto degli uccelli che mai veniva meno, e il profondo aroma selvaggio delle
erbe, oh, ecco questa!, pareva l'erba che si mette nel... E si arriv di nuovo al tronco che sbarrava il
sentiero.
Invisibile, inquieto, agitando le ali sopra ai due per fare del rumore, lo spiritello guard Irene
tenersi in bilico sul tronco, vide la sua graziosa persona oscillare, la sua bocca sorridere al giovane che
di sotto la fissava con strani occhi lucenti, la vide scivolare, ahi! cadere, ahi! abbattersi sul petto di lui,
e il suo morbido, caldo corpo avvinghiato, il suo viso distolto dalle labbra che lo cercavano; vide infine
ch'egli la baciava, che lei lo respingeva; e sent lui gridare: "Devi pur saperlo che ti amo!". Doveva...
ma che sfacciato! Amore! Questa poi!
Swithin si svegli; e subito quella occulta virt ch'era stata in lui lo abbandon. Ora si sentiva
un certo sapore in bocca. O dove si trovava?
Dannazione! Aveva dormito!
E aveva sognato non sapeva bene che cosa di una nuova specie di zuppa dal sapore di menta.
E dov'erano andati a finire i due giovani? La gamba sinistra gli formicolava.
"Adolf!" Non rispose, il brigante; certo si era addormentato da qualche parte.
Swithin si lev in piedi, alto, quadrato, massiccio nel suo cappotto, ansiosamente scrutando i
campi intorno, e infine scorse quei due che tornavano.
Irene camminava avanti; il giovane, il cosiddetto bucaniere, dietro, con l'aria di un cane battuto.
Swithin non si sarebbe stupito se lei gliene avesse dette quattro. Oh, se lo meritava, se lo meritava!
Farle fare tutta quella strada per guardare la casa! Non c'era posto migliore di dove stava lui per
guardarla!
Infine i due lo videro. Ed egli tese le braccia e spasmodicamente le agit ad esortarli. Ma quelli
si fermarono. O cosa diavolo stavano a parlare? Ricominciarono a camminare. Essa gli aveva certo
dato una lavata di capo, oh s, non c'era da dubitarne, e si capiva benissimo; sembrava un tale goffo
affare quella casa, mica era del genere di quelle in cui abitava lui.
Col suo impassibile sguardo sbiadito egli osserv attentamente le loro facce. O che aria curiosa
aveva il giovanotto!
"Che successo volete avere con questo modo di fabbricare!" disse a bruciapelo, indicando la
casa. "E' troppo d'avanguardia!"
Bosinney gli diede un'occhiata come se non lo avesse sentito; e Swithin lo descrisse in seguito
alla zia Juley come "un tipo proprio stravagante che vi guarda con un'aria cos buffa... uno straccione
presuntuoso, insomma!".
Che cosa gli avesse suggerito quella considerazione psicologica, egli non disse; forse la fronte
prominente, gli zigomi, il mento, tutto quanto insomma c'era in Bosinney di famelico a contrastare con
la concezione di placida saziet che Swithin aveva del perfetto gentiluomo.
Alla menzione che fu fatta del t il vecchio scapolo si rischiar. Disprezzava il t, siccome suo
fratello Jolyon si era fatti i soldi col t, ma aveva una tale sete, e un tale saporaccio in bocca, che si
sentiva disposto a bere qualunque porcheria. Avrebbe voluto dirlo a Irene, dello strano sapore che
aveva in bocca, era cos affettuosa lei, ma non sarebbe stata una cosa distinta; e si limitava a rivoltare la
lingua leggermente schioccandola contro il palato.
In un remoto angolo della baracca Adolf era chino coi suoi baffi da gatto su una cuccuma.
Come essi entrarono si tolse di l per mettersi a stappare una bottiglia di champagne. Swithin sorrise, e
accennando col capo a Bosinney disse: "Ma guarda! Siete un vero Montecristo!".
Il celebre romanzo di Dumas, uno della mezza dozzina ch'egli aveva letto in tutta la sua vita, gli
aveva fatto un'impressione straordinaria.
Preso il suo bicchiere in mano lo alz in distanza contro gli occhi a scrutare il colore del vino;
pur assetato com'era, si sarebbe guardato bene dal bere della robaccia. Accostandolo quindi alle labbra
mand gi un sorso.
"Gustoso!" disse alfine, non senza prima averlo annusato. "Non per come il mio Heidsieck!"
Fu proprio in quel momento che gli si present per la prima volta l'idea servita in seguito a casa
di Timothy nella forma di un: "Non mi stupirei per nulla se il nostro architetto fosse innamorato della
mistress Soames!".
D'allora i suoi pallidi occhi tondi non la finirono pi di sgranarsi nell'interesse della scoperta
fatta.
"L'amico" spieg a mistress Septimus Small "le spalancava gli occhi addosso che pareva un
cane. Presuntuoso straccione! Per non mi meraviglio:  cos incantevole quella donna! Un fiore, per
cos dire, un fiore di distinzione!" Fu la vaga sensazione di un profumo che veniva da Irene appunto
come da un fiore dischiuso per met nel suo calice appassionato, ad ispirargli codesta immagine. "La
sicurezza la ebbi solo" continu "quando lo vidi precipitarsi a raccogliere il fazzoletto che lei aveva
lasciato cadere."
Mistress Small rote gli occhi tutta eccitata.
"E glielo ha reso?" domand.
"Reso?" fece Swithin. "Se lo  portato alle labbra mentre credeva che non lo guardassi, altro
che reso!"
Mistress Small boccheggiava, troppo interessata per poter parlare.
"Ma lei non gli ha dato il minimo incoraggiamento, debbo testimoniarlo" prosegu Swithin;
quindi lo ferm e rimase un paio di minuti con gli occhi spalancati nel modo che tanto allarmava la zia
Hester. Si era improvvisamente ricordato che, al momento di risalire in vettura, Irene aveva teso la
mano una seconda volta a Bosinney lasciandola tra le sue per un certo tempo. E lui aveva
elegantemente toccato i cavalli con la frusta, nell'impazienza di averla tutta per s. Ma essa si era
voltata a guardare indietro, e neanche aveva risposto a una sua domanda; e in seguito aveva tenuto la
faccia in gi per un pezzo, tanto da non lasciarsela vedere.
Esiste in qualche luogo un quadro che Swithin non aveva visto, di un uomo seduto su una
roccia, e accanto, immersa nell'immobile acqua verde, una sirena rivoltata sul dorso che si tiene con
una mano il petto nudo. Essa ha il volto atteggiato a un lievissimo sorriso di rinuncia disperata e di
segreta gioia insieme. Cos aveva sorriso continuamente Irene nel tornare a casa con Swithin.
Quando, riscaldato com'era dallo champagne, egli l'ebbe tutta per s, si mise a confidarle le sue
tribolazioni; e le disse della rabbia che gli faceva il nuovo cuoco del club, delle noie che aveva per la
casa della Wigmore Street, l'inquilino della quale senza riguardo alcuno per se stesso, era andato in
fallimento a furia di aiutare il cognato; e infine della sordit e del dolore che alle volte avvertiva al
fianco destro. Essa lo ascoltava muovendo gli occhi continuamente sotto le palpebre. Egli la supponeva
sprofondata a meditare sui di lui affanni, e provava una gran pena di se stesso. Eppure nel suo giaccone
di pelliccia chiuso da una fila di alamari sul petto, col cappello sulle ventitr, e quella bella donna
accanto, mai si era sentito cos distinto.
Ma ecco che un ortolano, in gita domenicale con la sua amica, pareva avere la medesima
impressione di se stesso. Aveva lanciato il suo asino a galoppo, e si teneva impettito come una statua di
cera sul calessino, con una pomposa sciarpa rossa a sostenergli, nello stesso modo del cravattone di
Swithin, il mento; mentre la ragazza si lasciava sbattere dietro le spalle le punte di uno spelacchiato boa
ad arieggiare la persona di mondo.
Il bellimbusto agitava una verga dalla cima della quale pendeva un logoro pezzo di spago, in
fedelissima imitazione degli eleganti mulinelli che Swithin faceva con la sua frusta, e rivolgeva
all'amica certe occhiate che nulla avevano da invidiare a quelle di Swithin per Irene.
Per un pezzo questi non bad alla persona del villano, ma tutto ad un tratto gli parve di essere
scimmiottato. Lasci andare allora una sferzata nei fianchi delle sue bestie. I due veicoli rimasero
tuttavia, per qualche sciagurata fatalit, a procedere ancora di conserva.
La paffuta faccia giallastra di Swithin si fece rossa; e il nobiluomo lev la frusta a sferzare
l'erbivendolo, ma un particolare intervento della Provvidenza capit giusto in tempo per salvarlo da
tanto oblio della propria dignit. Un terzo veicolo sbucando fuori da un cancello obbligava vettura e
calesse a stringere la distanza tanto che le ruote si addentravano, e il pi leggero dei due legni
s'inceppava e ribaltava.
Swithin non si volt affatto a guardare. Per nulla al mondo si sarebbe fermato ad aiutare il
villano. Ben gli stava se si era rotto il collo.
Ma non pot fermarsi pi quando lo volle. I suoi cavalli grigi avevan preso ombra. La vettura
sbatteva da una parte all'altra, e dalla strada la gente sollevava delle facce spaventate a vederla passare
cos di volata. Le solide braccia di Swithin si tesero in tutta la loro lunghezza a tirar sulle redini. E
rosso in faccia, con le gote gonfie, egli serrava le labbra morsicandosele per la rabbia.
Irene si teneva con una mano al davanti della vettura, e stringeva la presa ad ogni sbandata.
Swithin la sent che gli domandava:
"Non ci ribalteremo, zio Swithin?"
E tra i suoi palpiti egli trov un po' di fiato per risponderle: "Non  niente... niente... una
piccola cosa...".
"Io non ho mai avuto un incidente di vettura!"
"Non vi muovete, adesso!"
Le allung uno sguardo e la vide sorridere, perfettamente calma.
"Niente paura" ripet Swithin. "Vi condurr a casa sana e salva."
E nel pieno dei suoi terribili sforzi egli rimase trasecolato a sentirsi rispondere, con voce che
non pareva pi quella di Irene:
"Non me ne importa niente di essere ricondotta sana e salva a casa."
Egli fu per dare in un'esclamazione, ma un terribile sbalzo della vettura gliela ricacci in gola. I
cavalli, esaurito il fiato in una salita, diminuirono di velocit, mutarono il galoppo in trotto e finirono
per fermarsi.
"Quando li ebbi ridotti alla ragione" raccont in seguito Swithin da Timothy "vidi che essa era
non meno serena di me. Benedetto Dio, si comport come se le fosse indifferente rompersi o no l'osso
del collo. E nientedimeno disse che non le importava nulla di essere ricondotta a casa sana e salva." E
piegandosi sopra il manico del suo bastone, con grande orrore di mistress Small, soggiunse in un
sussurro:
"Il che non mi sorprende affatto, dato l'intrigante di marito che ha."
Nessuna curiosit gli venne circa quello che si fosse messo a fare Bosinney quando essi lo
ebbero lasciato solo; non si chiese se, come quel cane cui lo aveva paragonato, era tornato ad aggirarsi
per il boschetto dove ancora giungeva da lontano il canto del cuculo, e se, premendosi contro le labbra
il fazzoletto di Irene che univa agli odori della menta e del timo il proprio profumo, aveva gridato tra
gli alberi la selvaggia e dolcissima pena che gli riempiva il cuore. Swithin non se lo chiese e non poteva
chiederselo giacch, prima ancora di essere arrivato a casa di Timothy, si era dimenticato del
giovanotto nel modo pi assoluto.
...
.
...
4. James fa un'ispezione.
...
.
...
Chi non conosceva La Borsa dei Forsyte non avrebbe forse potuto prevedere l'agitazione che vi
produsse la notizia della visita di Irene alla casa nuova.
Una volta che Swithin ebbe raccontato da Timothy l'intera storia della sua memorabile
passeggiata, essa venne ripetuta tale e quale, con un pizzico di curiosit, una punta di malizia, e un
desiderio reale di far bene alla "piccola June".
"E che terribile cosa, uscirsene fuori a dire che non le importava nulla di tornare a casa!"
termin zia Juley. "Io mi domando che cosa volesse dire."
Fu uno strano racconto per la ragazza. Essa lo ascolt arrossendo penosamente, e d'un tratto,
con una secca stretta di mano, prese la porta e and via.
"Piuttosto sgarbata!" osserv mistress Small rivolgendosi alla zia Hester.
Su quel modo di ricevere la notizia si fabbric, naturalmente, tutto un edificio di supposizioni.
Era rimasta sconvolta la ragazza. Qualcosa dunque c'era sotto. Strano! E pensare ch'erano state tanto
amiche, lei e Irene!
Tutto ci quadrava perfettamente coi sussurri e le allusioni che si andavano facendo da qualche
tempo. Le chiacchiere sulla storia di Euphemia circa la serata a teatro! E mister Bosinney ch'era
sempre da Soames. Oh, certo, per via della casa! Nulla di preciso, si capisce. Ma era solo nei grandi,
capitali momenti che si rendeva necessario dire qualcosa di preciso alla Borsa dei Forsyte. Il
meccanismo funzionava con delicatezza estrema; e un'allusione da nulla, una volgarissima frase di
dubbio o di rammarico bastavano a far vibrare la sensibile anima della famiglia. Nessuno,
naturalmente, desiderava che da codeste vibrazioni saltasse fuori del male; alla larga da un simile
pensiero; e semmai si cercava di produrle era sempre con le migliori intenzioni e nel sentimento di
considerare ciascun membro della famiglia come una cosa partecipe della comune anima familiare.
Del resto il pettegolezzo ha un suo fondo di buono; allo stesso modo delle visite di
condoglianza che, mentre apportano un reale beneficio ai sofferenti, riescono di consolazione a chi non
soffre per il fatto di vedere altri soffrire di cose che a lui non fanno effetto alcuno. E poi, che altro era
se non l'innocente desiderio di tenere le cose allo scoperto, lo stesso desiderio da cui  animata la
Pubblica Stampa, quel che metteva, per esempio, James in contatto con mistress Septimus Small,
mistress Septimus Small con le giovani Nicholas, le giovani Nicholas con vattelapesca e via di seguito?
La elevata classe sociale a cui essi erano saliti, a cui adesso appartenevano, domandava loro un
certo candore, e, tanto pi, una certa reticenza. Quel meccanismo tornava appunto a garanzia di codeste qualit.
Molti Forsyte dell'ultima generazione pensavano, era naturale, e lo dichiaravano apertamente,
che non intendevano lasciar ficcare il naso a nessuno nei loro affari: ma cos forte era l'invisibile
corrente magnetica del pettegolezzo familiare, che in nessun modo riuscirono a impedire la diffusione
di quanto li riguardava. Non c'era proprio nulla da fare.
Uno di loro (Roger il giovane) aveva eroicamente tentato di liberare da tanta schiavit la
propria generazione, parlando di Timothy come di "una vecchia comare". Ma la cosa era, come di
giusto, ricaduta su di lui, dacch, delicatamente bisbigliate all'orecchio di zia Juley, le sue parole
vennero ripetute in tono scandalizzato a mistress Roger che, si capisce, si affrett a rinfacciargliele.
Dopotutto erano solo quelli che si comportavano male, a patire del sistema; come George, ad
esempio, quando gli capit di perdere un sacco di denaro al bigliardo; o lo stesso Roger quando si trov
paurosamente sul punto di sposare la ragazza a cui, si diceva, era gi sposato secondo natura; o come
Irene che veniva adesso, col pensiero per pi che con le parole, giudicata in pericolo.
E il sistema era non solo gradevole, ma anche salutare. Rendeva cos lieve il passar delle ore in
casa di Timothy, sulla Bayswater Road; di tante ore che sarebbero state altrimenti ben tristi e grevi pei
tre abitanti di quella casa ch'era, in Londra, una tra cento e cento case simili, di gente sicura nella
propria neutralit, di gente che, ormai ritiratasi fuori dalla lotta, aveva bisogno di trovare nelle lotte
degli altri una ragione di esistere.
Triste davvero sarebbe stata la vita da Timothy senza il miele del pettegolezzo familiare.
Rumori e storie, chiacchiere, congetture... Ma quei ragazzi non erano forse i bambini della casa, non
meno preziosi e cari di quanto lo sarebbero state le cinguettanti creature che fratello e sorelle avevano
mancato di avere nel loro viaggio terreno? E parlare di loro era l'unico modo per goderne un po' il
possesso nello struggersi che facevano dietro ad essi. E se poi torna dubbio che il cuore di Timothy
potesse struggersi,  per incontestabile che ogni qualvolta veniva al mondo un nuovo Forsyte il
vecchio zio appariva sempre sconvolto.
A che serviva dunque che Roger il giovane dicesse "vecchia comare!"? o che Euphemia levasse
le braccia al cielo esclamando "ah, quei tre!", e scoppiasse nel suo riso silenzioso con lo squitto alla
fine? A null'altro serviva che a destare una pessima impressione di cattiveria.
La situazione, che al punto in cui siamo arrivati potrebbe sembrare, e tanto pi ad occhi di
Forsyte, strana per non dire proprio incredibile, non era in fondo, ove si considerino certi fatti, strana e incredibile per nulla. Parecchie cose si erano perdute di vista.
E prima di tutto, nella sicurezza prodotta da tanti innocui matrimoni, si era dimenticato che
l'amore non  un fiore di serra ma una pianta selvatica che una notte umida, un'ora di sole bastano a far
nascere per un selvatico seme portato lungo le strade dal vento; una pianta selvatica che se per caso
fiorisce entro il recinto del nostro giardino noi chiamiamo fiore, e se al di l dal nostro giardino
malerba; ma che, fiore o malerba, sempre ha selvatico profumo e selvatico colore.
Ora, giacch i fatti e le vicende della loro vita si opponevano alla percezione di codesta verit,
non era generalmente ammesso tra i Forsyte che gli uomini e le donne volteggiassero intorno al fiore di
questa pianta come falene intorno alla fiamma.
Molto tempo era trascorso dalla scappata di Jolyon il giovane; contro al pericolo della quale
aveva preso stabilit una tradizione che interdiceva alle persone del loro rango di andare di l dalla
siepe a raccogliere quel fiore; e dava l'amore per certo come una specie di varicella attraverso cui si
doveva passare a tempo debito per felicemente uscirne, e in modo definitivo, tra le braccia del matrimonio.
Di tutti quelli che vennero raggiunti dallo strano rumore del quale erano oggetto Bosinney e
Irene, il pi allarmato fu James. Da un bel pezzo egli aveva dimenticato come si fosse aggirato in
languida irrequietudine, coi suoi favoriti castani, attorno ad Emily, nei tempi che la corteggiava. Aveva
dimenticato la casetta di Mayfair dove ebbe a trascorrere i primi giorni della sua vita di marito; o
piuttosto quei giorni aveva dimenticato, non la casa, ch mai un Forsyte dimentic una casa, e lui
quella l'aveva venduta con un guadagno netto di quattrocento sterline.
Da un pezzo aveva dimenticato quei giorni con le loro speranze, i loro timori, i loro dubbi circa
la prudenza di sposare Emily che, per quanto graziosa, non aveva nulla di nulla, mentre lui riusciva
appena a mettere insieme un migliaio di sterline l'anno; e la strana, irresistibile attrazione aveva
dimenticato, per la quale gli pareva di dover morire se non avesse sposato lei, la ragazza dai capelli
biondi elegantemente annodati dietro la nuca, dalle belle braccia bianche, dal corsetto attillato, dalla
bella, alta figura decorosamente ricca di prodigiose linee curve.
James era passato attraverso il fuoco, ma anche attraverso il fiume d'anni che spegne ogni
fuoco; e aveva fatto la pi triste delle esperienze: quella di dimenticare che cosa significa essere innamorato.
S, lo aveva dimenticato! E dimenticato da tanto tempo, che non si ricordava pi di averlo dimenticato.
Ed ecco, adesso, raggiungerlo questo strano rumore di cui era oggetto la moglie di suo figlio;
molto vaga cosa, era vero, ombra trascorrente in mezzo alla palpabile, definita realt di tutti i giorni,
imprecisabile, e incerta come un fantasma ma, come un fantasma, atta a suscitare inesplicabili terrori.
Si prov a considerarla nel suo aspetto di probabilit, ma gli riusc non meno assurdo che se si
fosse provato a considerarsi implicato in una di quelle tragiche storie che gli capitava di leggere ogni
sera sul giornale. No, non poteva. E certo, non doveva esserci nulla di vero. Tutte storie. Essa
naturalmente non si comportava con Soames come avrebbe dovuto, ma dopotutto era una brava
ragazza, una brava ragazza, sicuro!
Come la maggior parte degli uomini James trovava gusto ad assaporare ogni minuzzolo di
scandalo, e per esempio saltava fuori a dire, leccandosi i baffi: "S, s... lei e il giovane Dyson, pare che
vivano insieme a Montecarlo!".
Ma che cosa significasse in s e per s, col suo passato, il suo presente, e il suo futuro, un affare
del genere egli non se lo era chiesto mai. Mai si era chiesto di quali torture ed estasi, di quale lento e
inesorabile destino potessero essere il prodotto i crudi, talvolta sordidi, in genere piccanti fatti come gli
venivano riferiti. Egli non aveva neanche l'abitudine di biasimare, o lodare, n di trarre deduzioni, n di
comunque sentenziare su tal genere di cose; si limitava ad ascoltare con golosa avidit e ripeteva in
seguito quello che gli era stato detto, trovando nella pratica un considerevole beneficio, n pi n meno
che in quella di prendere un bicchiere di sherry e amaro prima del pasto.
Ma ora che una cosa simile, o per dir meglio il rumore, l'alito di una cosa simile, lo aveva
toccato personalmente, gli pareva di trovarsi in mezzo a una nebbia che gli riempisse la bocca di un
cattivo, denso sapore appesantendogli la respirazione.
Uno scandalo! C'era la possibilit di uno scandalo!
A forza di ripetere codesta parola gli riusc di mettere a fuoco i suoi pensieri sopra la cosa. Egli
aveva ormai perso l'abitudine alle sensazioni che ci vogliono per comprendere il progresso, la fatalit,
il significato stesso di un fatto simile; e semplicemente non poteva pi individuare i rischi che si
corrono a questo mondo causa le passioni.
Tra tutte le persone di sua conoscenza, che ogni giorno si recavano alla City a sbrigare i loro
affari, e compravano e vendevano, e mangiavano, e si divertivano, gli sarebbe parso ridicolo supporre
che qualcuno corresse dei rischi per via di una cosa tanto recondita, tanto immaginaria, come la passione.
La passione! Gli sembrava, in effetti, di averne sentito parlare; e regole come "non si deve mai
lasciar soli insieme un uomo e una donna giovani" gli si erano impresse in mente allo stesso modo dei
paralleli e dei meridiani che s'intersecano sulle carte geografiche, giacch tutti i Forsyte sono molto
positivi nei loro giudizi della vita; ma all'infuori di ci egli non sapeva vedere che le terribili ombre
della parola scandalo.
Ah, ma non c'era nulla di vero, non poteva esser vero. Egli non aveva paura; era una cos brava
ragazza, Irene! Accidenti a chi gli aveva cacciato quella pulce nell'orecchio! Ma James era di
temperamento nervoso; uno di quegli uomini che non riescono mai a vivere in pace per la tortura
dell'incertezza, per il tormento di prevedere. Cos la paura di lasciarsi sfuggire qualcosa di cui poteva
assicurarsi il possesso lo rendeva fisicamente incapace di decidersi fino a quando non diveniva chiaro
che l'indecisione gliela avrebbe fatta perdere.
Nella sua vita, tuttavia, gli era capitato diverse volte di trovarsi in circostanze con le quali non
stava a lui prendere una decisione, e tale era questa ultima.
Che poteva fare, lui? Parlarne con Soames? Non sarebbe valso che a peggiorare le cose. E, dopo
tutto, non c'era nulla di vero, se ne sentiva sicuro.
Tutto per quella casa! A lui, non era piaciuta l'idea, fin dal primo momento. Che bisogno aveva
Soames di andare a stabilirsi in campagna? E se proprio non poteva fare a meno di spendere un
mucchio di quattrini per fabbricarsi una casa, perch non incaricarne un architetto di prim'ordine
invece di quel Bosinney che nessuno aveva ancora visto alla prova? Lui lo aveva detto che sarebbe
finita male. E gli era giunto all'orecchio che quella casa stava costando a Soames molto pi di quanto
avesse deciso di spenderci.
Questo fatto, pi di ogni altro, conduceva James a intendere dove stesse il vero pericolo della
situazione. Succedeva sempre cos a mettersi con gli "artisti"; un uomo che ragiona non dovrebbe mai
dar loro la minima confidenza. Il suo avvertimento lui lo aveva dato anche ad Irene. Ed ecco com'era finita!
Si fece cos improvvisamente luce nella mente di James la necessit di portarsi sul luogo a
constatare di persona. Nella nebbia di inquietudine che avvolgeva il suo spirito, l'idea che poteva
andare a vedere quella casa gli fu di inesplicabile soddisfazione. E forse era semplicemente la decisione
in s, o piuttosto il fatto di andare a vedere una casa, a procurargli quel sollievo.
Egli sentiva che esaminare un edificio di mattoni e malta, di legno e pietre, costruito dall'uomo
dei suoi sospetti, sarebbe stato come guardare nel cuore stesso del pettegolezzo su Irene.
Senza dir nulla a nessuno egli si port dunque in vettura alla stazione e prese il treno per Robin
Hill, e arrivato l, nella mancanza di un mezzo qualunque di trasporto, com' abituale pei dintorni
londinesi, si trov costretto a incamminarsi a piedi.
Lentamente si mise a salire la collina, penosamente curvo sulle ginocchia e nelle spalle, gli
occhi fissi a terra, ma ben messo col suo cappello a cilindro e il suo soprabito irreprensibile che
denotava la cura pi perfetta. Era vanto di Emily quella cura; naturalmente, non in modo diretto: le
persone di un certo rango non possono mica occuparsi di ogni bottone che casca, ma attraverso il maggiordomo.
Tre volte dovette chieder la strada; e ogni volta ripet le indicazioni dategli, preg che gli
venissero ripetute e torn a ripeterle; egli era un uomo loquace per natura, e poi in un luogo
sconosciuto le precauzioni non sono mai troppe.
Insisteva nel dire che cercava una casa nuova; e fu solo quando gli si mostr il tetto attraverso
gli alberi che si sent sicuro di non essere stato indirizzato male.
Un cielo pesante si stendeva sopra la terra col grigio biancore di un soffitto dipinto a calce. Non
c'era freschezza n fragranza nell'aria. In un giorno simile gli operai, per quanto inglesi e abituati
fossero non si curavano di far altro che quanto erano costretti a fare, e si muovevano intorno alle opere
senza quel chiacchierio che tanto aiuta a portare innanzi il lavoro.
Attraverso i vuoti della costruzione si vedevano figure in maniche di camicia agire lentamente,
e rumori si alzavano: percosse spasmodiche, stridere di metalli, raspare di legno, cigolo di carriole
condotte lungo le impalcature; e di tanto in tanto il cane del capomastro, assicurato con una fune a una
trave di quercia lanciava un fievole lagno che pareva il sibilo di una caffettiera a bollore.
Gli scuri delle finestre, posate in opera di recente e ognuno impiastricciato di una chiazza
bianca al centro, fissavano James come occhi ciechi.
E il canto dei rumori continuava, stridulo e senza gioia, sotto al gran cielo color di calce. I tordi
tacevano di tra le zolle che rivoltavano in caccia di vermi.
James si fece strada attraverso i mucchi di ghiaia con la quale si stava preparando la massicciata
per le vetture, e raggiunse l'ingresso. Qui si ferm e lev gli occhi a guardare. Ben poco si poteva
vedere da quel punto; egli se ne impadron in un attimo col suo sguardo rapace, eppure rimase
immobile diversi minuti. A che pensasse non si sapeva.
I suoi occhi chiari di un azzurro porcellana sotto alle bianche sopracciglia che sporgevano in
due piccoli corni, non palpitarono; solo il lungo labbro superiore della sua vasta bocca si mosse in una
smorfia, tra i bei favoriti bianchi, una, due volte; ed era facile giudicare da quella ansiosa, estatica
espressione, donde Soames derivasse l'aria sconfitta che gli si notava alle volte sulla faccia. Forse
James stava dicendosi: "So mica io... certo che la vita  un duro affare".
In quell'attitudine capit a sorprenderlo Bosinney.
James cal gli occhi da chiss quali altezze a posarli sul volto di Bosinney che esprimeva un divertito sarcasmo.
"Come state, mister Forsyte? Siete venuto a giudicare da voi, eh?"
Gi sappiamo che James era venuto proprio per questo, dunque, la domanda non poteva che
metterlo a disagio. Tese la sua mano e disse anche lui:
"Come state?"
Ma non guard Bosinney.
Questi s'inchin a lasciarlo passare con un ironico sorriso sulle labbra.
James subodor qualcosa di sospetto nella sua cortesia.
"Mi piacerebbe il giro di fuori per prima cosa" disse. "Voglio vedere a che punto siete."
Una terrazza lastricata di pietre rotonde con un listello di tre o quattro pollici a sinistra correva
da sud-est a sud-ovest della casa sopra un rialzo di terra che doveva diventare erboso. James si avanz
su questa terrazza.
"E quanto viene a costare tutto ci?" chiese vedendo che la terrazza continuava di l dall'angolo.
"Voi quanto credete?" fece Bosinney.
"Che volete che ne sappia io?" replic James leggermente imbarazzato. "Duecento, trecento sterline, suppongo."
"Avete indovinato!"
James gli allung un'acuta occhiata, ma l'architetto parve non accorgersene, ed egli pens di non aver sentito bene.
Giunto all'ingresso del giardino si ferm a considerare il paesaggio.
"Quell'albero l bisognerebbe abbatterlo" disse indicando la quercia.
"Credete? Vi sembra che con quest'albero non avete vista abbastanza per i soldi che spendete?"
Di nuovo James gli diede un'occhiata sospettosa. Quel giovanotto combinava le sue frasi in un modo piuttosto strano.
"Ma ecco" disse con enfasi nervosa non scevra di perplessit "io non vedo che cosa potete farvene di un albero simile."
"Bene, bene. Sar abbattuto domani."
James si allarm.
"Oh!" disse. "Non andrete mica raccontando che ve l'ho fatto abbattere io. Io non c'entro in
queste cose, e non voglio entrarci."
"Ah, cos?"
James continu in preda all'agitazione: "Sicuro, che volete che c'entri io? Non c'entro, no, non
c'entro. Tutto quello che fate  sotto la vostra responsabilit".
"Ma vorrete permettermi di nominarvi?"
James si allarm pi che mai.
"Non capisco che bisogno possiate avere di nominare me" mormor. "Sar meglio che lasciate
stare l'albero, allora. Non  mica vostro, n mio."
Tir fuori di tasca il suo fazzoletto di seta e si asciug la fronte.
Quindi entrarono in casa.
E James, come Swithin, fu subito impressionato dalla corte interna.
"Dovete averci speso un sacco di quattrini" disse quando ebbe considerato a lungo colonne e
gallerie. "Vediamo, quanto  costata la semplice messa in opera delle colonne?"
"Non potrei dirvelo cos a bruciapelo" rispose Bosinney soprappensiero. "Per ce ne son voluti parecchi di quattrini."
"Lo credo bene" fece James. "E mi sembra..."
Ma qui, avendo incontrato gli occhi dell'architetto, si interruppe. E ogni volta che, in seguito,
gli venne fatto di voler sapere il costo di qualcosa, soffoc la sua curiosit.
Bosinney si dimostr deciso a che egli vedesse tutto quanto c'era da vedere, e se James fosse
stato un osservatore pi attento si sarebbe certo accorto che lo si portava in giro per la casa una seconda
volta. Il giovanotto sembrava anche cos desideroso di essere interrogato, cos premuroso di soddisfare
ogni curiosit che James sent di dover stare in guardia. Egli poi cominciava a soffrire dello sforzo
sostenuto. Per quanto energico fosse, e agile nella sua alta statura, era pur sempre un uomo di settantacinque anni.
Cos lo sconforto lo prese; nulla aveva guadagnato, nulla, dalla sua ispezione, ottenuto, di nulla
si era avvicinato a quelle scoperte che aveva vagamente sperato di fare. Solo erano cresciute l'antipatia
e la diffidenza che provava nei riguardi di quel giovane dalla compitezza esasperante, e dalle maniere,
com'egli aveva ormai capito, canzonatorie.
L'amico la sapeva pi lunga di quanto lui avesse creduto, ed era di bell'aspetto anche, oh s, pi
di quanto avesse sperato. Aveva un'aria strafottente che James, il rischio essendo per lui la pi
intollerabile cosa del mondo, non apprezzava affatto. E poi, quel singolare sorriso che veniva quando
meno uno se lo aspettava! E quegli occhi bizzarri! Gli faceva l'impressione, come ebbe a dire pi tardi,
di un gatto affamato. Questa immagine fu quanto di pi preciso egli pot trovare, discorrendo con
Emily, per rendere l'insieme di esasperato, vellutoso e motteggiatore di cui i modi di Bosinney erano composti.
Veduto che ebbe infine tutto quello che c'era da vedere, James ritorn verso la porta dalla quale
era entrato. Spinto allora dal sentimento di aver perso tempo, energia e denaro per nulla, prese a due
mani il suo coraggio di Forsyte e, guardando Bosinney dritto negli occhi, disse:
"Suppongo che vedrete molto spesso mia nuora... Sentiamo, che ne pensa lei della casa? Ma
l'ha vista lei, la casa?"
Cos disse, pur sapendo per filo e per segno della visita di Irene. E naturalmente non ci vedeva
nulla di strano in quella visita, tranne l'eccezionale frase del non importargliene di essere ricondotta o
no a casa, e le chiacchiere circa il modo in cui June aveva accolto la notizia.
Ponendo cos la domanda egli intendeva dare a Bosinney, come disse tra s e s, l'opportunit di dichiarare quello che voleva.
Bosinney tard un pezzo a rispondere ma tenne, con disagevole fermezza, fissi i suoi occhi in quelli di James.
"Vostra nuora ha visto la casa, ma che ne pensi non saprei dirvelo proprio."
James rimase disorientato e scosso dalla risposta, ma non era tipo da lasciar cadere l'argomento in tal modo.
"Oh!" fece "l'ha vista? L'avr portata Soames a vederla, suppongo!"
E Bosinney esclam sorridendo:
"Oh, no!"
"Che? E' dunque venuta sola?"
"Oh, no!"
"Allora, con chi  venuta?"
"Questo, veramente, non so se mi  dato dirlo, con chi  venuta."
James, che sapeva come fosse venuta con Swithin, trov la risposta incomprensibile.
"Perch?" balbett. "Voi sapete che..." ma si ferm di colpo, in una subitanea intuizione di pericolo.
"Bene" riprese "se non volete dirmelo  da supporre che non me lo direte! Nessuno mi dice mai nulla."
Fu allora sorpreso di sentirsi porre una domanda da Bosinney.
"A proposito" fu la domanda "non sapreste dirmi se qualcun altro della famiglia verr a visitare
la casa? Mi piacerebbe farmi trovare sul posto."
"Qualcun altro?" esclam James trasecolato. "Chi altri dovrebbe esserci? Io non so nulla. Vi saluto."
Tese, fissando il suolo, la mano a sfiorar quella di Bosinney, e, afferrato l'ombrello per il
bastone, tra il manico e la seta, si avvi lungo la terrazza.
Prima di voltar l'angolo gett uno sguardo dietro a s e vide Bosinney seguirlo lentamente, "strisciando" pens "lungo il muro come un enorme gatto". Ma fece finta di non accorgersi che il giovane sollevava il cappello a salutarlo ancora.
Una volta di l dalla massicciata e fuori di vista egli rallent ancora pi il suo passo. Con lentezza estrema, e pi curvo di quando era venuto, emaciato, famelico e pieno di avvilimento fece ritorno alla stazione. Il bucaniere, guardandolo allontanarsi in tanta tristezza, dovette provare un certo rimorso di essersi comportato a quel modo col vecchio.
...
.
...
5. Soames e Bosinney si scrivono.
...
.
...
Nulla disse James della sua visita a Robin Hill; ma come una mattina ebbe occasione di recarsi
da Timothy a proposito di un progetto per la fognatura che l'ufficio di igiene imponeva al fratello, non
seppe resistere al desiderio di parlarne.
La casa, disse, non era malvagia. Se ne poteva certo trarre un buon guadagno a venderla. Il
giovanotto se ne intendeva, a modo suo, bench non si sapesse quanto l'avrebbe fatta costare a Soames
prima di condurla a termine.
Per caso si trovava nella stanza Euphemia Forsyte venuta a prendersi in prestito l'ultimo
romanzo del reverendo Scolen, Passione e paregorico, tanto in voga in quei giorni ed ecco ch'essa
sciolse le campane.
"Ho visto Irene ieri ai Magazzini Generali" disse. "Stava scambiando quattro chiacchiere con
mister Bosinney nel reparto delle drogherie."
In cos semplice modo essa mentov una scena che in realt le aveva fatto un'impressione
profonda e complicata. Si trovava ad attraversare in fretta, verso il reparto seterie, i locali dei
Magazzini Generali, Church and Commercial Stores (famoso emporio che per il suo ammirabile
sistema di vendere solo a persone garantite e rispettabili godeva di particolare considerazione presso i
Forsyte), nell'intento di comprare una stoffa prunella per la madre che la stava aspettando fuori sulla
vettura: e come passava per il reparto drogherie i suoi occhi furono spiacevolmente attratti dalla veduta
posteriore di una magnifica figura femminile.
Era una donna di proporzioni cos graziose, di cos armoniosa struttura, e talmente ben vestita
che Euphemia rimase subito allarmata nel suo istinto delle convenienze; dacch sapeva benissimo, pi
per intuizione che per esperienza, come raramente la virt vada d'accordo con un simile aspetto.
E fortuna volle che i suoi sospetti venissero confermati da un giovane che attraversando anche
lui il reparto sollev tanto di cappello ad avvicinare la lady dalla schiena sconosciuta.
In quella, Euphemia vide di chi si trattava; la lady era senza dubbio mistress Soames, e il
giovane mister Bosinney. Si precipit allora, per nascondersi, ad acquistare una scatola di datteri
tunisini. Essa non poteva soffrire gli imbarazzanti incontri, a mani piene di pacchetti, che capita di fare
nelle ore affaccendate del mattino, e cos fu, senza volerlo, interessata spettatrice della piccola
conversazione tra Irene e Bosinney.
Mistress Soames, per solito un po' pallida, aveva in quel momento un delizioso colorito sulle
guance; e mister Bosinney si comportava in un modo strano, bench seducente, almeno a giudizio di lei
che trovava il giovane molto distinto, e molto carino il romantico soprannome di bucaniere
appiccicatogli da George.
Egli si comportava come se si scusasse o pregasse. E parlava con calore, intrattenendo mistress
Soames, che diceva ben poco, nulla, da produrre inconsideratamente un incaglio nel traffico. Un
simpaticone di vecchio generale, diretto al reparto tabacchi, fu obbligato a fare un giro vizioso, e come
vide la faccia di mistress Soames si cav il cappello a salutare, lo sciocco! Sempre cos gli uomini!
Ma Euphemia era soprattutto incuriosita per gli occhi di mistress Soames che si posarono su
Bosinney solo quando il giovine si fu allontanato, a dargli dietro uno sguardo, oh uno sguardo!
Molti ansiosi pensieri aveva Euphemia dedicato in seguito all'analisi di quello sguardo. Non 
troppo dire che fosse rimasta ferita dalla sua scura, indugiante dolcezza; pareva proprio che la bella
donna volesse richiamare il giovane e disdire qualcosa che non le piacesse di aver detto.
Ad ogni modo la ragazza non aveva avuto tempo, allora come allora, di approfondire la cosa
con la sua stoffa color prunella nelle mani, ma era "molto intrigue... oh davvero!" ed aveva fatto un
cenno di saluto a mistress Soames, per mostrarle di averla vista; e quella, come Euphemia ebbe a dire a
Francie, figlia di Roger, la sua migliore amica, "aveva preso l'aria di una persona clta in flagrante...".
James, che non avrebbe voluto, per un primo impulso, accettare notizie confermanti i suoi
dolorosi sospetti, si rivolt contro la nipote.
"Oh" diss'egli "saranno andati a comprare della carta da parato."
Euphemia sorrise.
"In drogheria?" fece mollemente.
E, preso su dalla tavola Passione e paregorico, soggiunse: "Sicch puoi prestarmelo, zia?
Arrivederci".
Quindi se ne and.
James se ne and a sua volta, subito dopo; era gi in ritardo di un pezzo.
Quando raggiunse lo studio Forsyte, Bustard and Forsyte, trov Soames seduto nella sua
seggiola girevole intento a preparare una difesa. Il figlio accolse il padre con un secco buon giorno e,
tirata fuori una lettera di tasca, disse:
"Tieni, pu interessarti."
James lesse quanto segue:
"309, D, Sloane Street,
15 maggio Caro Forsyte, La costruzione della vostra casa essendo ormai giunta al termine, il
mio compito di architetto viene a cadere. Se devo continuare ad occuparmi della decorazione, come a
vostra richiesta ho gi intrapreso, bisogna sia bene inteso che debbo avere carta bianca.
Non c' volta che voi venite a Robin Hill senza suggerire qualcosa che vada contro al mio
progetto. Ho qui ben tre lettere in ognuna delle quali mi raccomandate un particolare che io non mi
sarei neanche sognato di prendere in considerazione. E ieri pomeriggio  capitato qui vostro padre che
mi ha caricato di consigli e suggerimenti anche lui.
Vogliate dunque decidervi e dirmi chiaramente se volete o no che mi occupi di questa
decorazione. Ad esser sincero io preferirei che no.
Perch dovete persuadervi che se debbo pensarci io debbo pensarci da solo, senza interferenze
di nessuna sorta.
Se debbo pensarci io penser a tutto, ma, vi ripeto, voglio carta bianca.
Cordialmente vostro
Philip Bosinney."
L'esatta e immediata causa di codesta lettera non si pu, naturalmente, scoprire, bench non sia
improbabile che Bosinney fosse stato indotto a scriverla da qualche rivolta improvvisa contro la propria
situazione nei riguardi di Soames, e cio l'eterna situazione dell'Arte nei riguardi della Propriet, cos
ammirevolmente riassunta, sul retro della pi indispensabile tra le moderne invenzioni, in una formula
degna del miglior Tacito:
Thos. T. Sorrow, inventore.
Bert. M. Padland, proprietario.
"Che cosa gli risponderai?" chiese James.
Soames non si volt neanche.
"Non ho ancora deciso" si limit a dire.
E ripigli a scrivere la sua difesa.
Uno dei suoi clienti, che aveva costruito non so che cosa su un terreno non suo, si era
improvvisamente, e nel pi irritante modo, sentito intimare di levar via di mezzo baracca e burattini.
Epper Soames, esaminati accuratamente i singoli fatti, aveva trovato la possibilit di sostenere che il
suo cliente possedeva quello che si dice diritto di occupazione e che, per quanto il terreno non fosse
affatto suo, era autorizzato a starci e aveva fatto bene a costruirci. Ora egli era appunto intento a
sviluppare codesta sua tesi corredandola delle pezze d'appoggio che dovevano renderla plausibile.
Godeva di una bella reputazione, Soames, per la robustezza delle sue tesi. La gente diceva:
"Rivolgetevi al giovane Forsyte, quello l la sa lunga!". E lui andava orgoglioso di tale rinomanza.
L'essere per natura taciturno tornava in suo favore; nulla avrebbe potuto venir calcolato meglio
per dare ai clienti, tutti facoltosi capitalisti, l'impressione di aver a che fare con un uomo fidato. E
uomo fidato egli lo era in effetti. Tradizione, abitudini, educazione, inclinazioni innate, innata
prudenza, si trovavano riuniti in lui a formare una solida onest professionale ch'era al di sopra di ogni
possibile tentazione per il fatto stesso di avere per fondamento un istintivo orrore del rischio. Come
avrebbe egli potuto cadere, se la sua anima aborriva dalle circostanze che rendono possibile una
caduta? Non si casca mica dal pavimento!
E cos i Forsyte tutti che, nel corso di innumerevoli transazioni per ogni cosa riguardante la
propriet, dalle donne alle servit idriche, avevano bisogno di ricorrere a un uomo fidato, non
mancavano di correre da Soames che offriva loro certezza e profitto insieme. La leggera alterigia stessa
del quale, unita a un modo di guatare da persona che conosce i propri polli, deponeva ancora in di lui
favore dacch non si pu essere alteri se non si  anzitutto capaci.
Era Soames ormai a dirigere in effetti lo studio. Il padre, per quanto venisse ancora ogni giorno
a constatare e sorvegliare, non faceva pi altro che sedersi nella sua poltrona, accavallar le gambe,
mettere un po' di confusione tra le cose gi decise e regolate, e infine ripartire; laddove Bustard, il terzo
socio, sbrigava, poveraccio, un sacco di lavoro, ma non veniva mai richiesto di quale parere fosse circa
questo e quello.
Soames continuava dunque a stendere imperturbabilmente la sua difesa. Epper sarebbe ozioso
dire che non fosse preoccupato. Egli aveva il senso di qualcosa che incombesse, torbida, su di lui,
qualcosa che lo perseguitasse da un certo tempo a quella parte. E cercava di attribuirne la causa al
fisico, allo stato del suo fegato, ma sapeva bene che si trattava di altro.
Consult l'orologio. Tra un quarto d'ora bisognava si trovasse all'assemblea generale della
New Colliery Company, quella dello zio Jolyon. L avrebbe visto lo zio Jolyon, e gli avrebbe parlato
un po' di Bosinney, non sapeva ancora per che cosa, ma certo per qualche cosa dato che aveva deciso
di non rispondere a quella lettera senza prima discorrerne con lo zio Jolyon. Si alz a riporre la pratica
della sua difesa. Entr quindi in un piccolo gabinetto buio, accese la luce, si lav le mani con una scura
saponetta di Windsor, e si asciug ad un asciugamano avvolgibile. Pettinatosi poi i capelli, badando
bene alla perfezione della scriminatura, spense la luce, afferr il cappello, avvert che sarebbe stato di
ritorno per le due e usc.
La sede della New Colliery Company era, non lungi di l, in Ironmonger Lane, e l si teneva,
come di solito, l'adunanza generale. I soci della New Colliery non avevano l'ambizione di riunirsi al
Cannon Street Hotel, come era uso a quei tempi di tutte le pi rispettabili compagnie commerciali e
industriali. Il vecchio Jolyon non poteva soffrire che i suoi affari cadessero sotto il controllo della
stampa. Che ragione c', diceva, di rendere pubblici i fatti miei?
Soames arriv allo scoccar dell'ora stabilita e prese posto al tavolo del Consiglio, lungo un lato
del quale stavano allineati i direttori, ognuno con un calamaio davanti, a fronteggiare la schiera degli
azionisti.
Al centro di questa fila sedeva il vecchio Jolyon, imponente con la sua finanziera nera
abbottonata in ogni bottone e con gli enormi baffi bianchi. Egli si teneva addossato allo schienale della
seggiola, e con la punta delle dita batteva sopra una copia del rapporto e del rendiconto dei direttori.
A destra di lui sedeva, pi grande di quanto fosse naturale, Hemmings il caduto-dalle-nuvole,
segretario; dai cui begli occhi irraggiava una tristezza quanto mai triste, e la cui barba grigio-ferro, cosa
da lutto come ogni altra di lui, faceva supporre l'esistenza di una cravatta oltremodo nera di l da essa.
La circostanza era piuttosto malinconica, invero, dacch soltanto sei settimane prima l'esperto
minerario Scorrier, recatosi in ispezione alle miniere, aveva telegrafato che l'amministratore di quelle,
certo Pippin, si era ucciso nell'atto di scrivere, dopo uno straordinario silenzio di circa due anni, una
lettera al Consiglio. La lettera adesso si trovava l, tra gli incartamenti posati sul tavolo, e sarebbe stata
letta agli azionisti che, naturalmente, dovevano essere informati di ogni fatto.
Hemmings, in piedi dinanzi al camino, tenendosi le code della giacca divaricate, aveva detto
spesso a Soames:
"Vedete, quello che i nostri azionisti non sanno non vale affatto la pena d'esser saputo. Dovete
credere a quello che vi dico, mister Soames!"
Soames si ricordava di un piccolo incidente spiacevole, verificatosi una volta che il vecchio
Jolyon s'era trovato a sentire quelle parole. Che brusca occhiata aveva dato lo zio al segretario! "Non
fate lo sciocco, Hemmings!" aveva esclamato. "Voi dovreste dire che quello che sanno non vale la pena
di esser saputo!" Il vecchio Jolyon non poteva soffrire i ciarlatani.
Ed Hemmings, con gli occhi in fiamme, atteggiando le labbra a un sorriso da cagnolino
ammaestrato, aveva risposto in un finto impeto di entusiasmo: "Questa  buona, perbacco, sir! questa 
buona davvero! Vostro zio non  mai contento se non vi tira fuori qualche gioco di parole!".
E la prima volta ch'ebbe a rivedere Soames da solo a solo, aveva trovato il modo di dirgli: "Il
nostro presidente invecchia, caro signore; io non riesco pi a fargli capire le cose;  pieno di buona
volont, ma cos ostinato che non si pu mai venire a capo di nulla".
Soames aveva approvato con un cenno del capo.
Si sapeva da tutti che bisognava andar piano dinanzi alla caparbiet dello zio Jolyon. Egli
sembrava piuttosto stanco quel giorno per quanto avesse assunto in pieno la sua aria da Assemblea
Generale. Soames intendeva parlargli a tutti i costi di Bosinney.
Alla sinistra del vecchio Jolyon sedeva, anche lui con la sua aria da Assemblea Generale, mister
Booker, che pareva cercasse tra gli azionisti qualcuno particolarmente affezionato. A fianco di mister
Booker sedeva, tutto accigliato, il direttore sordo; e a fianco del direttore sordo il vecchio mister
Bleedham, in blando atteggiamento di persona conscia della propria virt, il che gli veniva molto
naturale sapendo come il pacchetto di carta scura, che sempre egli portava seco quando c'era seduta, si
trovava nascosto nell'interno del suo cappello; uno di quegli alti cappelli dalle tese piatte, all'antica,
che vogliono grosse cravatte, labbra rase, guance fresche, e un grazioso paio di piccoli favoriti bianchi.
Soames non mancava mai di assistere all'assemblea generale; ed era bene facesse cos, ove per
caso avesse a sorgere "qualche improvvisa difficolt!". Guardava intorno a s, col suo altero occhio
indagatore, alle pareti della stanza dalle quali pendevano le piante della miniera e dello scalo, e una
grande fotografia d'un pozzo i cui lavori non avevano dato un risultato di molto profitto. Quella
fotografia, testimonianza di quanto d'ironico si cela dentro ad ogni impresa industriale, aveva serbato il
suo posto sulla parete come effigie d'una creatura morta ch'era stata la beniamina del presidente.
Ed ecco che il vecchio Jolyon si alz a dare lettura dei conti e del rapporto sociale.
Velando di una olimpica serenit l'antagonismo sempiterno che ogni presidente o direttore
prova verso i propri azionisti, egli affront con fermezza i loro sguardi. Soames, dal suo posto, fece
altrettanto. Egli li conosceva, di vista almeno, quasi tutti. C'era il vecchio Scrubsole, uno che traffica
nel catrame, il quale veniva sempre, come diceva Hemmings, "a piantar grane". Era un tipo
d'attaccabrighe, con la faccia rossa, e piuttosto anziano di anni, fornito d'una mandibola da gran
mangiatore, e teneva un enorme cappello di forma schiacciata sulle ginocchia. C'era il reverendo mister
Boms, uno che sempre proponeva un voto di ringraziamento per il presidente, ogni volta formulando la
speranza che il consiglio non avrebbe dimenticato di dedicare le proprie cure
all'elevazione morale degli operai e impiegati da esso dipendenti, e scandiva le sillabe delle sue
parole con un accento pi anglosassone che mai, rivelatore della sua forte tendenziosit imperialistica.
Egli aveva la salutare abitudine di prendere al varco qualcuno dei direttori per chiedergli se l'anno
prossimo a venire sarebbe stato buono o cattivo per la Societ, cos da, secondo il tono della risposta,
comprare o vendere tre azioni alla nuova quindicina.
E c'era un militare, il maggiore O.Bally, che non poteva mai fare a meno di parlare, anche se
solo per sottolineare le singole frasi della relazione, e che alle volte metteva l'assemblea in serio
imbarazzo pigliando dalle mani di quanti erano stati incaricati a redigerle su appositi fogliolini di carta
le proposte da avanzare.
La piccola schiera era completata da quattro o cinque robusti e taciturni azionisti che godevano
della simpatia di Soames in quanto uomini di affari cui piaceva tenere d'occhio i propri interessi, ma
senza fare mai chiasso, da gente solida e assennata che veniva ogni giorno alla City per tornare ogni
sera dalle loro solide e assennate mogli.
Solide, assennate mogli! C'era qualcosa dentro a questo pensiero che risvegli Soames alla sua
imprecisabile inquietudine.
Che cosa dunque avrebbe detto allo zio? Quale risposta avrebbe dovuto dare a quella lettera?
"...Se qualcuno degli azionisti ha da obiettare qualcosa sar ben lieto di rispondergli..."
Pass un sordo brontolio. Il vecchio Jolyon aveva lasciato cadere rapporto e rendiconto e
aspettava in piedi, rigirando tra pollice e indice i suoi occhiali d'oro.
L'ombra di un sorriso affior sulle labbra di Soames. Si sbrigassero a porle le loro obbiezioni!
Egli conosceva l'inestimabile metodo dello zio di uscirsene subito a dire: "Allora propongo che il
rapporto e il rendiconto siano approvati!". Non dava mai il tempo neanche di raccapezzarsi; erano cos
noiosi gli azionisti quando ci si mettevano!
Un uomo alto, dalla scarna faccia scontenta, adorna di una gran barba bianca, si alz.
"Ritengo che mi sia permesso, signor presidente" disse "fare un rilievo circa le cinquemila
sterline segnate in avere dalla vedova e famiglia" e qui si guard cupamente intorno "del nostro defunto
amministratore che cos... cos inconsideratamente, dico inconsideratamente, si  ucciso proprio al
momento in cui i suoi servigi erano della massima importanza per la compagnia. Voi avete esposto,
signor presidente, che il contratto da lui stesso rotto in cos sciagurato modo doveva valere per cinque
anni, dei quali non  trascorso che il primo, e io, signor presidente..."
Il vecchio Jolyon ebbe un gesto d'impazienza.
"...io ritengo che mi sia permesso chiedere se la somma pagata, o che si propone di pagare,
al... al defunto...  per servigi che lo stesso avrebbe reso alla Societ se non si fosse ucciso."
"E' in riconoscimento e compenso di quei servigi che noi tutti, come ognuno di voi, sappiamo
bene essere stati di capitale importanza."
"Allora, signor presidente, ritengo che mi sia permesso dire come la somma mi sembri troppo
forte per dei servigi gi resi."
Con questo l'azionista si mise a sedere.
E il vecchio Jolyon, aspettato un secondo, fece:
"Propongo che il rapporto e..."
Ma l'azionista torn ad alzarsi.
"Posso domandare se i consiglieri si rendono conto che non si tratta del loro denaro privato che
essi... Ecco, io non esito a dichiarare che se il denaro fosse il loro denaro privato..."
Un secondo azionista, dalla decisa faccia rotonda, che Soames riconobbe per il cognato del
defunto amministratore, si alz a sua volta e disse con calore:
"Secondo me, signor presidente, la somma non  adeguata."
Si alz allora il reverendo mister Boms.
"Se posso permettermi di esprimere il mio parere" diss'egli "vorrei rilevare che il fatto del
suicidio non pu non avere il suo peso nella decisione avanzata dal nostro degno presidente. Io non
dubito che egli ha tenuto considerazione di questo fatto, poich, e credo di poterlo asserire a nome di
tutti i presenti..." (approvazioni) "egli gode della nostra pi assoluta fiducia. Noi tutti nutriamo il
desiderio, lo spero almeno, di essere caritatevoli. Epper mi dico certo" e qui lanci una severa
occhiata al cognato del defunto amministratore "mi dico certo che egli vorr in qualche modo, sia a
mezzo di uno scritto, sia, meglio ancora, riducendo la somma, portare a conoscenza dei parenti la
nostra disapprovazione per il modo empio col quale una cos promettente e valorosa esistenza si 
sottratta alla sfera dove i suoi interessi e, se mi  lecito dirlo, i nostri insieme esigevano imperiosamente
la continuazione della sua opera. Noi non dobbiamo, non possiamo, incoraggiare un cos grave
abbandono di tutti i doveri verso Dio e verso gli uomini."
Con questo il reverendo gentiluomo si rimise a sedere.
E di nuovo si lev in piedi il cognato del defunto amministratore per dire:
"Mantengo la mia obbiezione; la somma non mi sembra adeguata."
Ma l'azionista che aveva parlato per primo torn alla carica: "Io contesto la legalit del
pagamento. A mio parere il pagamento non  legale. E giacch il procuratore della Compagnia si trova
presente credo mi sar permesso di richiedere la sua opinione".
Tutti puntarono gli occhi su Soames. Ecco che sorgeva la "qualche difficolt".
Egli si alz, con aria fredda, con le labbra serrate; ma, dentro, i suoi nervi erano tesi, la sua
attenzione occupata tutta dalla nuvola affiorata sull'estremo orizzonte della sua mente.
"Il caso" disse con voce fievole, sommessa "non  per nulla chiaro. Mancando la possibilit di
averne considerazione da parte del soggetto, non mi sembra sicuro che il pagamento sia del tutto legale.
Se i signori azionisti lo desiderano si pu richiedere l'opinione del tribunale."
Il cognato del morto corrug le sopracciglia e in tono carico di significato disse:
"Noi non abbiamo nulla in contrario acch sia richiesta l'opinione del tribunale. Ma posso
conoscere il nome del signore che ci ha dato un'informazione cos importante? Mister Soames Forsyte?
Guarda un po'!"
E i suoi occhi andarono da Soames al vecchio Jolyon con aria chiaramente allusiva.
Il sangue afflu alle pallide gote di Soames, ma la sua alterigia non vacill. Il vecchio Jolyon
teneva intanto lo sguardo fisso su colui che aveva parlato.
"Se" diss'egli infine "se il cognato del defunto amministratore non ha altro da aggiungere,
propongo che il rapporto e il rendiconto..."
Ma a questo punto si lev in piedi uno dei cinque tarchiati e silenziosi azionisti che godevano della simpatia di Soames.
"Io disapprovo" egli fece "la proposta in se stessa. Ci si chiede di fare la carit alla moglie e ai
bambini di quell'uomo, i quali, dite, vivevano a suo carico. Questo, che vivessero a suo carico, pu
darsi benissimo; io non mi curo di sapere se effettivamente fosse vero o no. L'obbiezione ch'io muovo
alla cosa  di principio. E cio: credo sia tempo di smetterla col sentimento e l'umanitarismo. Il paese
ne  appestato. Io non posso permettere che il mio denaro serva a pagare gente di cui io non so nulla, e
che nulla ha fatto per guadagnarselo. Io mi oppongo in toto. La cosa non  un affare. Chiedo dunque
che il rapporto e il rendiconto vengano riveduti e corretti con la soppressione dell'articolo relativo a quanto discusso."
Il vecchio Jolyon era rimasto in piedi durante l'intero discorso di quell'uomo forte e silenzioso:
discorso che aveva svegliato un'eco in tutti i cuori in quanto esprimeva il nuovo culto della forza che
gi cominciava, in reazione alla generosit, a manifestarsi nella parte sana del paese.
Le parole sul fatto che la cosa non era un affare avevano impressionato anche il Consiglio; e
ognuno entro di s dava ragione all'azionista. Ma nessuno ignorava il carattere di dominatore e la
tenacia del presidente. Anche lui, naturalmente, doveva sentire nel suo intimo che "la cosa non era un
affare": ma aveva le mani legate dalla propria proposta. L'avrebbe ritirata? Non sembrava probabile.
Tutti aspettavano con interesse. E il vecchio Jolyon alz la mano; si videro i suoi occhiali
cerchiati d'oro tremare lievemente tra pollice e indice in un modo che riusciva carico di minaccia.
Egli si rivolse all'azionista forte e silenzioso.
"Sapendo" disse "come ben sapete, tutto quello che ha fatto il nostro defunto amministratore in occasione di un'esplosione nelle miniere, desiderate davvero che io avanzi la proposta di questo emendamento, sir?"
"Lo desidero."
Il vecchio Jolyon propose l'emendamento.
"C' qualcuno che voglia appoggiarlo?" chiese, e si guardava tutto intorno con calma.
Allora Soames, alzati i suoi occhi sullo zio, sent quanta volont fosse in quel vecchio. Nessuno
si mosse. E guardando dritto in faccia all'azionista forte e silenzioso il vecchio Jolyon riprese:
"Adesso propongo che il rapporto e il rendiconto per l'anno 1886 siano approvati. Siete tutti
d'accordo? Chi  d'accordo lo manifesti al modo usato. Non c' nessuno contrario? Dunque approvato.
Passiamo al resto, signori..."
Soames sorrise. Lo zio Jolyon aveva un modo di fare tutto suo!
Ma la sua attenzione torn ben presto ad essere occupata dal pensiero di Bosinney. Era strano
come quell'individuo incombeva sui suoi pensieri, anche nelle ore di lavoro.
La visita di Irene a Robin Hill! Certo non c'era nulla di straordinario, ma essa avrebbe ben
potuto dirglielo. Veramente, non gli diceva mai nulla... E ogni giorno che passava diventava pi
taciturna, pi irascibile. Egli non vedeva l'ora che la casa fosse finita, ed essi stabiliti l, lontano da
Londra. La citt, evidentemente, non le si confaceva; non aveva i nervi abbastanza forti, Irene. La
sciocchezza della camera separata era tornata a galla un'altra volta.
La seduta dell'assemblea era intanto giunta al termine. Sotto la fotografia del pozzo
abbandonato Hemmings fu colto al varco dal reverendo mister Boms, mentre il minuscolo mister
Booker, con le arruffate sopracciglia sconvolte da sorridenti passaggi di collera, intratteneva in uno
scontro di addio il vecchio Scrubsole. Essi si avevano a vicenda in odio come veleno. C'era tra loro la
storia di una fornitura di catrame che il Consiglio aveva aggiudicato, per intrigo del piccolo mister
Booker, a un nipote di costui, passando sopra al vecchio Scrubsole. Soames lo aveva saputo da
Hemmings, cui piaceva il pettegolezzo specie nei riguardi dei propri superiori, ad eccezione, s'intende,
del vecchio Jolyon il quale gli incuteva paura.
Ora Soames aspettava il momento opportuno di abbordare lo zio. E l'ultimo azionista era
appena scomparso di l dalla porta ch'egli si avvicinava al vegliardo. Questi si stava mettendo il cappello.
"Puoi ascoltarmi per un minuto, zio Jolyon?"
Che cosa Soames si aspettasse da quel colloquio non lo sapeva con precisione neanche lui.
A parte quel vago senso di mistero nel quale i Forsyte tutti tenevano lo zio Jolyon, per le sue
deviazioni filosofiche, o magari, come avrebbe detto Hemmings, per la sua caparbiet, c'era, e c'era
sempre stato, tra il vecchio zio e il giovane nipote, un sottile antagonismo. Esso covava sotto il modo
asciutto di salutarsi, sotto il modo di scambiarsi, ma, beninteso, senza compromettersi, qualche piccola
allusione, ed era determinato forse dalla sommessa tenacia che il vecchio Jolyon, chiamandola
cocciutaggine, vedeva in Soames come una cosa di cui in nessuna occasione gli sarebbe stato possibile di venire a capo.
Questi due Forsyte, lontani quanto i due poli per moltissimi aspetti l'uno dall'altro,
possedevano entrambi, ciascuno a modo suo, e ad un grado pi alto che tutto il resto della famiglia,
quella essenziale qualit di circospetto, tenace intendimento degli affari che  la caratteristica suprema
della classe cui appartenevano. Con un po' di fortuna e grazie a qualche buona occasione avrebbero
entrambi potuto salire molto in alto; avrebbero potuto benissimo diventare dei grandi finanzieri, dei
grandi industriali, degli uomini di Stato; per quanto il vecchio Jolyon, in certi momenti d'umore, sotto
l'influenza di un sigaro o dinanzi allo spettacolo della natura, fosse poi uomo capace, se non proprio di
disprezzare, di discutere almeno la bont di una tale situazione, laddove Soames, che non fumava
sigari, non lo era affatto.
Un'altra cosa che li divideva era la pena segreta provata dal vecchio Jolyon nel vedere come il
figlio di James, di quel James che sempre egli aveva considerato un poco di buono, si trovasse sulla
strada del successo mentre il figlio suo...
Ora, infine, c'era ch'egli aveva sentito, siccome neanche lui viveva fuori dal raggio del
pettegolezzo familiare, il sinistro, vago, ma non per questo meno preoccupante rumore a proposito di
Bosinney, e il suo orgoglio n'era ferito sul vivo.
Cosa strana, la sua irritazione era rivolta, anzich contro Irene, contro Soames. L'idea che la
moglie del nipote stesse portando via il fidanzato a June lo umiliava in modo intollerabile. Non poteva,
che diamine! sorvegliarla meglio quella donna il giovanotto? E in questo era bizzarramente ingiusto,
dacch Soames non avrebbe potuto davvero sorvegliare la moglie meglio di quanto faceva. Dinanzi al
pericolo il vecchio Jolyon non aveva mica cercato di dissimularselo, come James, per insofferenza
nervosa, ma, con la spassionatezza del suo modo largo di vedere, si era subito convinto della sua
plausibilit: aveva qualcosa di attraente Irene!
Quando, lasciata in compagnia del nipote la sala del Consiglio, egli si trov nel rumoroso
tramestio della Cheapside, un presentimento lo prese circa quello che Soames aveva da dirgli. Per un
buon minuto essi camminarono senza parlare, Soames col suo passo minuto, circospetto, e il vecchio
eretto in tutta la sua statura, manovrando l'ombrello come un bastone da passeggio.
Poi svoltarono in una strada che, a paragone della prima, poteva dirsi tranquilla. Il vecchio
Jolyon doveva recarsi a un altro Consiglio, dalle parti della Moorgate Street.
Allora, senza sollevare gli occhi da terra, Soames cominci:
"Guarda qui questa lettera che ho ricevuto da Bosinney. Senti un po' quello che dice. Io ho
creduto di dovertene informare. La casa mi costa gi molti quattrini pi di quanto volessi spendere, e
vorrei mettere la situazione bene in chiaro."
Il vecchio Jolyon diede di malavoglia una scorsa alla lettera.
"Mi pare che non ci sia nulla di oscuro" disse quindi.
"Non hai notato che parla di avere carta bianca?" osserv Soames.
Il vecchio Jolyon gli lanci un'occhiata. Tutta l'irritazione, tutto l'antagonismo che da tempo
egli reprimeva nel suo animo, nei riguardi del giovane nipote i cui affari cominciavano a mescolarsi troppo coi suoi, scoppiarono.
"Ebbene, se non ti fidi di lui perch continui a servirtene?"
Soames lo guard a sua volta, ma di striscio.
"Ormai  troppo tardi per fare diversamente" disse. "Io voglio solo stabilire con chiarezza che,
se gli do carta bianca, non intendo poi essere truffato. E ho pensato che se gli potessi parlare tu, egli si
sentirebbe impegnato in un modo pi serio."
"No" scatt il vecchio Jolyon bruscamente. "Io non ho nessuna intenzione di immischiarmi in questa faccenda. Io non c'entro."
Tanto da parte del nipote che dello zio le parole davano il senso che ci fosse sotto qualcosa di
molto pi importante. E lo sguardo che essi si scambiarono fu per entrambi come una rivelazione di
quanto ciascuno fosse conscio di quello che l'altro aveva taciuto.
"Bene" disse Soames. "Ho creduto di doverti informare, per via di June, ecco tutto. Quanto a
me sono sicuro che non mi lascer mettere nel sacco."
"E questo cosa vuoi che mi riguardi?" rilev il vecchio Jolyon.
"Oh, non so nulla io" fece Soames, che lo sguardo acuto del vecchio rendeva incapace di dire altro.
Tuttavia, dopo un po' si ricompose e cupamente soggiunse:
"Non potrai dire almeno che non ti ho avvertito."
"Avvertito!" esclam il vecchio Jolyon. "Io non so proprio di che tu intenda parlare. Vieni a
seccarmi per una cosa di questo genere e vorresti che mi ritenessi avvertito! Io mi rifiuto di prestare
orecchio agli affari tuoi. Che c'entro io? Sbrigateli da te!"
"Benissimo!" disse Soames, senza batter ciglio. "Me li sbrigher da me, non dubitare!"
"Allora, buongiorno" fece il vecchio Jolyon. Cos si separarono.
Soames torn indietro, ed entrato in un ristorante famoso, chiese una porzione di salmone
affumicato e un bicchiere di Chablis: di rado mangiava pi di tanto a mezzogiorno, e per solito
mangiava in piedi, siccome trovava la posizione vantaggiosa per il suo fegato, ch'era un ottimo e
robusto fegato ma nei riguardi del quale egli desiderava prendere tutte le precauzioni.
Quando ebbe finito, fece lentamente ritorno al suo studio, procedendo con la testa china e senza
prestare la minima attenzione ai passanti che formicolavano sul marciapiede e che nessuna attenzione,
a loro volta, prestavano a lui.
La posta di quella sera port a Bosinney la risposta di cui appresso:
"Forsyte, Bustard and Forsyte. Procuratori, 2001, Branch Lane, Poultry, E.C.
17 maggio 1887 Caro Bosinney, Ho ricevuta la vostra lettera, e non vi nascondo che sono non
poco sorpreso per i termini in cui  redatta. Carta bianca, a mio parere, l'avete sempre avuta; dacch
mai, per quanto mi ricordi, i suggerimenti che sono stato cos malaccorto da darvi hanno trovato la
vostra approvazione.
Concedendovi dunque, in conformit della vostra richiesta, carta bianca, desidero sia
chiaramente inteso e stabilito che il costo globale della casa quale deve essermi, completa di
decorazione, consegnata non superi, compreso il vostro gi convenuto onorario, la somma di 12.000
sterline, dico dodicimila: somma che vi d un ampio margine e che, come sapete, sorpassa di molto
quanto dapprincipio era nella mia intenzione di spendere.
Mi dico cordialmente vostro
Soames Forsyte."
Ed ecco quella che Soames ricevette l'indomani da Bosinney:
"Philip Baynes Bosinney
Architetto
309 D, Sloane Street, S.W.
18 maggio Caro Forsyte, Se credete che in cos delicata materia come la decorazione di una
casa io possa impegnarmi fino all'esatta sterlina, temo che siate in errore. Debbo dunque considerarvi
pentito dell'incarico datomi e stanco di me, per cui ritengo meglio rassegnarvi le mie dimissioni.
Distintamente,
Philip Baynes Bosinney."
A lungo e tra patimenti d'ogni genere Soames medit su codesta lettera, e infine, assai tardi
nella sera, quando Irene era gi da un pezzo a letto, compose in sala da pranzo la risposta di cui
appresso:
"62, Montpellier Square, S.W. Caro Bosinney, Credo che, nel nostro comune interesse, non
sarebbe desiderabile piantare la cosa in asso al punto in cui . Io, naturalmente, non ho inteso dire che
se andrete oltre la cifra fissata nella mia lettera precedente le dieci, venti, cinquanta sterline solleverei
difficolt. Voglio dunque sperare che ritornerete sulla vostra decisione. Questa corrispondenza vi d la
carta bianca richiesta, per cui mi auguro che vi adoprerete a finire entro il pi breve tempo possibile
le decorazioni in questione, riguardo alle quali so bene anch'io come non sia facile stabilire un esatto
preventivo.
Credetemi vostro
Soames Forsyte."
La risposta di Bosinney arriv l'indomani, concepita come segue:
"20 maggio Caro Forsyte, D'accordo.
Philip Bosinney."
...
.
...
6. Il vecchio Jolyon va al Giardino Zoologico.
...
.
...
Il vecchio Jolyon si sbrig in modo sommario del suo secondo Consiglio, una seduta ordinaria.
Tratt le cose talmente da dittatore che i consiglieri se ne rimasero poi a discutere tra loro sopra lo
spirito di dominazione, sempre crescente, del vecchio Forsyte, che non intendevano, giuraddio, di
sopportare pi a lungo.
Il vecchio and con la ferrovia sotterranea sino alla Portland Road Station, dove prese un cab e
si fece condurre al Giardino Zoologico.
Aveva un appuntamento l, uno di quegli appuntamenti che da qualche tempo si facevano pi
frequenti, e ai quali sempre pi lo spingeva l'inquietudine causatagli da June per via del
"cambiamento", come lui diceva, operatosi in lei.
Essa gli si nascondeva e dimagriva. Se lui le parlava, non gli rispondeva neanche, o addirittura
lo piantava in asso, e pareva l l per scoppiare in lagrime. Pi cambiata di cos non avrebbe potuto
essere. Si capiva ch'era tutta colpa di quel Bosinney; eppure essa si guardava bene dal dire qualcosa a
lui, suo nonno.
Cos egli rimaneva assorto a fantasticare ore ed ore, col giornale sulle ginocchia, un sigaro
spento tra le labbra. Era stata una cos cara compagna per lui, quella piccola, fin da quando non aveva
che tre anni! Ed egli le voleva tanto bene!
Occulte forze prive di ogni riguardo verso la famiglia, la classe sociale, i costumi s'erano levate
adesso a contrastare la sua volont; eventi sul corso dei quali egli non aveva potere alcuno
incombevano dal futuro con l'ombre loro sul suo capo. E la sua irritazione di uomo abituato a mettere
in esecuzione tutto quello che gli passava per la mente rompeva contro qualcosa d'ignoto.
Arriv all'ingresso del Giardino Zoologico tutto spazientito dalla lentezza del cab; per, grazie
al suo sano istinto di contentarsi del buono che poteva offrire ogni momento, dimentic subito il suo
corruccio e si diresse verso il luogo del convegno.
Dalla terrazza di pietra che sovrastava la fossa degli orsi suo figlio e i due nipotini si
affrettarono a venirgli incontro come lo videro avvicinarsi, e con lui si avviarono alla volta delle gabbie
dei leoni. I bambini lo presero ciascuno per una mano e Jolly, cattivo come suo padre, gli tolse
l'ombrello per servirsene da uncino ad afferrare col manico le gambe dei passanti.
Jolyon il giovane veniva dietro.
Era piacevole come assistere a una commedia, vedere il vecchio coi due nipoti: a una di quelle
commedie per che insieme col sorriso fanno spuntare le lagrime. Un vecchio e due bambini che
passeggiano insieme era cosa di tutti i momenti, ma il vecchio Jolyon con Jolly e Holly per mano
sembrava a Jolyon il giovane una cosa venuta su dal pi profondo recesso del cuore umano. La
completa, assoluta sottomissione di quell'eretta figura di vecchio ai due piccoli che lo tenevano uno da
una parte, uno dall'altra, era troppo toccante di tenerezza, e Jolyon il giovane, da uomo abituato alla
riflessione, lo riconosceva. Egli n'era commosso pi di quanto non si convenga ad un Forsyte.
Arrivarono cos davanti alle gabbie dei leoni.
C'era stata quella mattina una fte al Giardino Botanico, e un gran numero di Forsyte, vale a
dire di persone ben vestite e munite di vetture padronali, si erano fatti in seguito condurre allo Zoo,
come ad ottenere il pi possibile per il denaro speso, prima di ritornare verso Rutland Gate o Bryanston
Square, alle loro case.
"Andiamo allo Zoo, andiamo allo Zoo" s'eran detti l'un l'altro "ci divertiremo un mondo!"
C'era ingresso a pagamento quel giorno, e non si sarebbe avuta troppa gentaglia tra i piedi.
Dinanzi alla lunga fila di gabbie essi se ne stavano in gruppi a guardare le voraci bestie fulve
che aspettavano, di l dalle sbarre, l'unico momento di piacere delle loro ventiquattr'ore. Pi le belve
erano affamate e pi riuscivano affascinanti. Ma se fosse per l'invidiabile appetito che dimostravano o,
pi umanamente, per la prontezza col quale sarebbe stato soddisfatto, Jolyon il giovane non sapeva stabilirlo.
Egli sentiva fare osservazioni d'ogni genere, l intorno.
"Che aria feroce, quella tigre!"
"Oh, che amore! Guarda l che musetto!"
"S,  proprio un caro musetto... Non gli andare troppo vicino, mamma!"
E ogni tanto essi si davano palpatine alle tasche di dietro guardandosi tutto intorno, quasi si
aspettassero che Jolyon il giovane o qualche altra persona dall'aria disinteressata li alleggerisse del portafoglio.
Un uomo ben pasciuto con tanto di panciotto bianco disse piano piano tra i denti:
"E' impossibile che abbiano fame. E' tutta ingordigia la loro. Non fanno mai del moto."
A queste parole una tigre gherm per aria un pezzo di fegato sanguinolento, e il grassone si mise a ridere.
La moglie, in abito modello di Parigi e occhialetto d'oro sul naso, lo riprese:
"Che ci trovi da ridere, Harry? E' uno spettacolo cos orribile!"
Jolyon il giovane aggrott le sopracciglia.
Le circostanze della vita, per quanto ormai egli avesse abbandonato ogni punto di vista
personale, lo avevano reso soggetto ad intermittenti assalti di disprezzo, e la classe cui era appartenuto,
la classe che possedeva vetture, eccitava in particolar modo il suo sarcasmo.
Tener chiusi in gabbia un leone o una tigre era certamente un'orribile barbarie. Eppure, non esisteva persona colta che avrebbe voluto ammetterlo.
L'idea che mettere sotto chiave delle bestie selvagge fosse cosa barbara non era probabilmente
mai venuta in mente a suo padre, per esempio: egli la pensava all'antica maniera per cui si giudicava
umano e morale rinchiudere in gabbia pantere e babbuini, nella supposizione che col tempo quelle
creature di Dio si sarebbero persuase a non morire di tristezza e di scoramento contro le sbarre delle
loro prigioni, evitando alla societ la spesa di sostituirle. Ai suoi occhi, che  quanto dire agli occhi di
ogni Forsyte, il piacere di vedere quelle belle creature in cattivit controbilanciava l'inconveniente di
averle imprigionate laddove Iddio, senza prudenza alcuna, le aveva create per essere libere. La cosa
tornava del resto a profitto dell'animale, giacch lo si sottraeva in tal modo ai pericoli senza fine della
vita all'aperto, e lo si abituava ad esercitare le sue funzioni nel sicuro e garantito recinto di un alloggio
privato! E in verit, nessuno poteva dire se gli animali selvaggi erano fatti per altro che non fosse lo stare chiusi in gabbia!
Ma Jolyon il giovane possedeva, per costituzione, tutti gli elementi che contribuiscono a
determinare l'imparzialit, sicch trov che non era giusto stigmatizzare come barbarie quanto,
dopotutto, denunciava soltanto una mancanza di fantasia. Nessuno dei benpensanti di cui sopra aveva
mai sperimentato cosa possa significare essere chiusi in una gabbia, e da nessuno di loro si poteva
pretendere, di conseguenza, che indovinassero le sensazioni delle bestie.
Non fu prima di quando vennero via dai giardini, con Jolly e Holly in preda a un delirio di
gioia, che il vecchio Jolyon riusc a trovare l'occasione di metter fuori quello che soprattutto gli stava a cuore.
"Io non so che fare" disse. "Se la piccola continua cos, non so come si andr a finire. Volevo
che consultasse un medico, ma non ha inteso ragione. Essa non mi tiene in conto di nulla, non mi d
ascolto. E' tutta sua madre; ostinata come un mulo. Se non vuol fare una cosa, non c' pericolo che si
lasci convincere a farla."
Jolyon il giovane sorrise; i suoi occhi erravano lungo il mento di suo padre.
"Ti assomiglia, a quanto pare" pens: ma guardandosi bene dal dirlo.
"E poi" prosegu il vecchio Jolyon "c' questo Bosinney. Mi piacerebbe dargli una lavata di
capo, al giovanotto, ma non mi riesce, capirai... Perch non lo faresti tu?" soggiunse con esitazione piena di dubbio.
"O perch? Cosa succede? Se non vanno d'accordo possono anche piantarla, non ti pare?"
Il vecchio Jolyon guard suo figlio. Adesso ch'erano nel pieno dell'argomento, un argomento
che implicava i rapporti sessuali, egli provava una certa diffidenza. Jo era senza dubbio indulgente al riguardo. Non poteva non esserlo.
"Io non so come tu la pensi" disse. "Suppongo che simpatizzerai con lui; non me ne stupirei, ad ogni modo. Ma, per conto mio, il giovanotto si comporta piuttosto male, e se mi viene a tiro ti assicuro che quattro gliele dico."
Lasci, su questo, cadere l'argomento.
Era impossibile discutere con suo figlio la vera natura e il vero significato della defezione di
Bosinney. Non aveva fatto suo figlio, esattamente, la stessa cosa, peggiore forse, quindici anni prima?
Era come se quella pazzia non potesse avere pi fine, e perpetuasse le sue conseguenze sopra la povera June!
Jolyon il giovane taceva anche lui; egli aveva subito indovinato il pensiero di suo padre, poich, con la detronizzazione dall'alto seggio da dove tutto sembra semplice e chiaro, si era fatto un sottile e acuto senso delle cose.
Ma l'opinione ch'egli aveva ormai da quindici anni sul conto dei rapporti sessuali, era troppo
diversa da quella di suo padre. N esisteva modo alcuno di gettare un ponte sopra l'abisso.
Freddamente disse: "Si  forse innamorato di un'altra donna?"
Il vecchio Jolyon gli diede un'occhiata dubbiosa.
"Io non lo so" disse. "Ma cos dicono!"
"Allora,  probabile che sia vero" rilev Jolyon il giovane, in modo inatteso. "E si fa anche il nome di quest'altra donna, vero?"
"S" disse il vecchio Jolyon. "Si tratta della moglie di Soames."
Jolyon il giovane non batt ciglio. Le circostanze della sua vita erano state tali da obbligarlo a restare adesso imperturbabile, ma egli guard suo padre, e un'ombra appena di sorriso gli distese le labbra e il volto.
Jolyon il vecchio non dimostr in alcun modo di averlo notato.
"Erano cos amiche essa e June!" mormor.
"Povera piccola June!" disse Jolyon il giovane sommessamente. Pensava ancora a sua figlia
come ad una creaturina di tre anni.
Ma su questo il vecchio Jolyon fece punto fermo.
"Io non credo che ci sia nulla di vero" disse. "Sono ciance di vecchie pettegole, ecco tutto.
Chiamami un cab, Jo, sono stanco morto."
Aspettarono a un angolo che passasse qualche cab, e intanto sfilavano loro dinanzi vetture e
vetture d'ogni specie di Forsyte. I finimenti, le livree, il pelo lucido dei cavalli splendevano al sole di
maggio, ed ogni equipaggio, land, victoria o brum, sembrava orgogliosamente strider fuori dalle sue ruote:
Me e i miei cavalli e i servi ci conoscete, Ce n' voluti di quattrini a metterci insieme& Ma
siamo ben degni di ogni soldo speso; vero? Guardate il Master e la Missis che aria hanno: "Agi sicuri"
 l'etichetta che si dnno!
Tale  il motivo di accompagnamento che si conviene ad ogni Forsyte in giro di piacere.
Tra codeste vetture ve n'era una che procedeva a un pi maestoso trotto delle altre, tirata da una
coppia di lucenti cavalli bai, e bilanciata sulle alte molle cos da dondolare i quattro che la accupavano come in una culla.
Il veicolo attir l'attenzione di Jolyon il giovane; e subito egli riconobbe, seduto a ridosso della
serpa, lo zio James, inequivocabile nonostante l'immacolato candore dei favoriti. Di faccia a lui, le
spalle protette dagli ombrellini, Rachel Forsyte e la sua pi giovane epper maritata sorella, Winifred
Dartie, in irreprensibili toilettes, tenevano superbamente erette le teste come due degli uccelli allora
allora visti al Giardino Zoologico; mentre al suo fianco protendeva tanto di petto in abbottonatissima
finanziera nuova di zecca, con due enormi polsini inamidati che gli spuntavano fuori dalle maniche, il
genero Dartie, sposo di Winifred.
Uno speciale, bench sommesso, fulgore, una supplementare passata di vernice, o di lucido che
fosse, caratterizzavano questo veicolo e lo distinguevano dagli altri come il modello, il tipo, e insomma
il trono medesimo del Forsytume: allo stesso modo che una particolare felicit di effetto rivela tra una
folla di quadri ordinari la vera opera d'arte.
Jolyon il vecchio non not la vettura; stava coccolando la piccola Holly ch'era stanca; ma dalla
vettura il gruppetto fu riconosciuto e le teste delle ladies si tirarono vivamente da parte, in uno
spasmodico agitar di ombrellini, mentre James protese la faccia ingenuamente con una mossa da
pennuto, spalancando piano piano la bocca. Poi le rotonde superfici degli ombrellini, simili a scudi,
divennero pi piccole, pi piccole, scomparvero.
Jolyon il giovane vide bene di essere stato riconosciuto, persino dalla Winifred che, al tempo in
cui egli aveva perduto il diritto di considerarsi un Forsyte, poteva contare s e no quindici anni.
Non erano molto cambiati, a quanto pareva, gli James! Egli ricordava perfettamente l'aspetto
del loro equipaggio di tanti anni prima. Cavalli, servi, vettura, senza dubbio rinnovati, adesso,
mantenevano l'impronta medesima di quelli d'allora. Era lo stesso genere di sfoggio corretto, la stessa
ben calcolata arroganza, la stessa aria da "agi sicuri!". Uguale il dondolio, uguale la posa degli
ombrellini, uguale lo spirito di tutto l'insieme.
E al riparo delle rotonde superfici, simili a scudi, degli ombrellini, vetture e vetture
continuarono la sfilata nella luce del sole.
"E' passato lo zio James, con la sua prole femminile" disse Jolyon il giovane.
Il padre si oscur in volto.
"Che? Tuo zio? E ci ha veduti? Ah s? Ehm! Che diavolo gli salta in mente di venire da queste parti!"
Finalmente comparve un cab vuoto, e il vecchio Jolyon lo ferm.
"Presto verr ancora a trovarti, ragazzo mio!" disse il vecchio Jolyon. "Non ti preoccupare per
quello che ti ho raccontato di Bosinney, non ci pensare. Sono sicuro che non c' nulla di vero in tutta la storia."
Baciati i bambini, i quali cercavano di trattenerlo ancora, egli mont in vettura e fu portato via.
Jolyon il giovane, che si era presa la piccola Holly in braccio, rimase immobile sull'angolo del viale, e a lungo segu con gli occhi il cab.
...
.
...
FINE Parte 1.